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    16/09/2019

Isochimica: bonifica, parco pubblico e…la moralità della politica ambientalista

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Attualita10_isochim.jpgAVELLINO – Nel 1986 chi scrive, in qualità di delegato provinciale del Wwf, inviava esposto-denuncia sull’Isochimica alla Procura della Repubblica di Avellino per l’interramento abusivo di amianto. Nonostante l’esposto fosse documentato in seguito a relazioni favorevoli alla azienda da parte degli uffici comunali il Gip del tribunale di Avellino archiviava l’esposto. Alcuni anni dopo su nuovo esposto di Democrazia Proletaria si riapriva la vicenda Isochimica.

Dopo anni ed anni di alterne vicende in occasione dell’ultima campagna elettorale si riparla della questione ancora non chiusa definitivamente. E tra le idee più fantasiose c’è chi propone un parco pubblico!?!? Naturalmente chi fa politica è libero di dire e proporre tutto quello che ritiene più opportuno per le sue fortune politiche  ma questo è un modo vecchio e balordo di fare politica anche se, purtroppo, in Italia è pagante (vedi governo giallo-verde).

Su temi di notevole importanza sia ambientale che sociale sarebbe opportuno fare prima un approfondimento tecnico serio, poi elaborare una proposta documentata. Invece, in pieno stile di politica dell’annuncio (non importa che rimarrà tale) si lancia una proposta avulsa dalla realtà (tanto gli elettori non fanno l’autopsia) ed al massimo si troverà qualche tecnico(??) compiacente che cercherà di trovare giustificazioni alla improponibile scelta politica. Ci sono tanti di questi yes-man che con tale tecnica hanno fatto carriere folgoranti.

Ma andiamo con ordine. L’Isochimica è un sito contaminato (o presunto tale) e quindi la norma prevede che si deve procedere alla messa in sicurezza di emergenza, al piano di caratterizzazione, all’analisi di rischio ed infine alla bonifica o messa in sicurezza permanente se l’analisi di rischio dimostra la contaminazione del sito. Confesso di non essere aggiornato, e quindi non so se e quali delle attività elencate sono state eseguite, ma sicuramente non sono state eseguite le attività finali.

Allora prima di tutto occorre fare la bonifica/messa in sicurezza permanente per tutelare soprattutto le popolazioni nelle immediate vicinanze e solo sulla base delle risultanze delle attività di bonifica si può pensare di individuare la successiva destinazione del sito. In secondo luogo bisogna dire che l’area è un sito a destinazione industriale e chi mastica un po’ di tematiche ambientali sa che cosa significa.

In un sito a destinazione industriale i limiti normativi per l’uso del suolo sono molto più blandi di quelli previsti per un sito a destinazione residenziale o agricolo o a verde pubblico. Ciò significa che un’area può essere idonea all’uso industriale ma inadatta all’uso residenziale o come verde pubblico. Siamo poi in adiacenza ad opifici industriali che comunque usano reattivi chimici, producono scorie pericolose ed hanno lavorazioni che nella migliore ipotesi hanno emissioni acustiche. Un quadro che già di per sé sconsiglierebbe un parco pubblico in quell’area almeno a chi ha un minimo di buon senso ed onestà intellettuale.

Ma veniamo agli aspetti tecnici della cosa. Il ripristino dell’area ai fini industriali richiede interventi realizzabili e compatibili con l’area stessa che dopo un attento monitoraggio sono sostanzialmente:

a) Immobilizzare in maniera definitiva l’amianto interrato impedendo che possa avere una sia pur minima possibilità di interferire con l’ambiente esterno.

b) Rimuovere tutte le possibili fonti di contaminazione esterna eliminando definitivamente il rischio amianto.

c) Ripristinare le strutture fatiscenti od al massimo demolire quelle irrecuperabili.

Questo per un uso industriale o logistico del sito.

Ma noi vogliamo fare un parco? Ed allora cosa si può fare? Una semplice osservazione su Google Earth basterebbe per capire la fantasiosità della proposta! Di fatto, anche se vi è qualche alberello qui e là, non vi sono aree non cementate degne di nota, tutte le aree dell’azienda sono o coperte o impermeabilizzate. Fare un parco significherebbe demolire tutto quanto presente sul sito asportando anche tutte le pavimentazioni. Stiamo parlando di molte migliaia di metri cubi di cemento ed asfalto (forse anche contaminato da amianto) da smaltire (ed a che costo). Poi nel momento in cui si vanno a demolire pavimentazione e fondazioni si fa venire fuori l’amianto interrato per cui non solo bisogna smaltire ancora chissà quante tonnellate di rifiuti pericolosi ma si espone anche la popolazione locale a rischi di contaminazione durante la fase di scavo, anche in presenza delle dovute precauzioni durante la lavorazione.

Nonostante la illogicità manifesta della proposta occorre in qualche modo supportarla ed allora come si procede? Si demonizza chi offre soluzioni alternative con la vecchia, sporca tecnica della vecchia politica basata sulla cultura del sospetto e sulle insinuazioni non importa se palesemente illogiche come la proposta. Basta dire che chi non condivide la proposta è interessato alle bonifiche (facendo intendere che si tratta di oscure macchinazioni con interessi illeciti e non necessari indispensabili interventi) come se per fare un parco pubblico non è poi necessaria la bonifica, ma basta insinuare il sospetto che dietro l’avversario politico ci siano oscuri interessi per raggiungere lo scopo.

Ma se invece di fare una semplice attuabile messa in sicurezza si procede ad onerosissime demolizioni che producono migliaia di mc di rifiuti parte dei quali anche pericolosi a chi giova? Non certo alle popolazioni locali che vengono esposte a rischi e disagi in cambio di un parco pubblico inutilizzabile o poco utilizzabile, non certo all’ambiente che vede produrre quantità enormi di rifiuti, non certo alla collettività in generale che vede sperperare ingenti finanziamenti non per risolvere un problema ma per crearne altri.

A chi giova? Alle ditte che faranno le demolizioni ed agli smaltitori di rifiuti che si potranno arricchire al di là di ogni ragionevole utile aziendale. E questi sarebbero gli ambientalisti? E questi sarebbero i paladini della moralità? Se è così temo ancora di più per il futuro del pianeta.

 

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