BOLOGNA – La piattaforma nazionale delle liste di attesa (Pnla) raccoglie i dati relativi a quasi 57,8 milioni di prestazioni erogate nel 2025: 24,2 milioni di prime visite specialistiche e 33,6 milioni di esami diagnostici. Tuttavia, allo stato attuale, non è di alcuna utilità per i cittadini: descrive il rispetto dei tempi di attesa con indicatori incomprensibili e, soprattutto, non documenta le differenze tra Regioni, tra aziende sanitarie, tra pubblico e privato accreditato né tra prestazioni erogate a carico del Ssn e in intramoenia.
«Dopo fiumi di annunci e dichiarazioni ufficiali – dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – il decreto legge sulle liste d’attesa (dl 73/2024) non ha ancora prodotto alcun beneficio concreto per cittadini e pazienti. A 18 mesi dalla conversione in legge mancano ancora due decreti attuativi e la piattaforma di monitoraggio non consente di individuare dove si concentrano i ritardi e quali prestazioni riguardano».
A 18 mesi dalla conversione in legge del dl Liste di attesa, la Fondazione Gimbe ha condotto la terza analisi indipendente sullo stato di attuazione della norma e il primo monitoraggio della Pnla sui dati del 2025. «L’obiettivo – spiega il presidente – è alimentare in maniera costruttiva il dibattito pubblico, sollecitare risposte chiare da governo e Regioni e tracciare un confine netto tra promesse e realtà, anche al fine di allineare le aspettative dei cittadini. Sempre più alle prese con tempi di attesa interminabili e troppo spesso costretti a pagare di tasca propria o, addirittura, a rinunciare alle prestazioni».




