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    20/10/2020

Operazione «Boarding pass», 46enne somalo latitante da gennaio arrestato ad Ariano Irpino

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Cronaca_volante_polizia.jpgARIANO IRPINO – Arrestato ad Ariano irpino dagli uomini del locale commissariato di pubblica sicurezza un cittadino somalo di 46 anni coinvolto nell’operazione Boarding pass attivata nel mese di gennaio di quest’anno dalla squadra mobile della questura di Ragusa. L’uomo, che dall’inizio dell’anno aveva fatto perdere le sue tracce, è stato fermato a bordo di una Bmw in pieno centro nella città del Tricolle; era in compagnia di altri due connazionali sui quali sono in corso indagini. Sul somalo – che è stato associato presso le carceri arianesi – pendeva un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip del Tribunale di Catania, giacché ritenuto responsabile, in concorso con altre 87 persone, di associazione per delinquere finalizzata a commettere i reati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di produzione di documenti falsi, con l’aggravante di pena per il crimine organizzato transazionale. Insomma si tratta di un latitante che avrebbe fatto parte di quelle bande di criminali che reclutano migranti nei Paesi africani e, previo pagamento di grosse somme di danaro, li trasportano in Europa, facendo di solito la prima tappa sulle coste  siciliane e  utilizzando per la traversata le cosiddette carrette del mare come quella inabissatasi con centinaia di persone l’altra notte nel mare di Lampedusa. Più in dettaglio, nel caso di Boarding pass - operazione che ha visto lavorare in sinergia, oltre alla squadra mobile di Ragusa, il servizio centrale operativo di Roma, il Gico della Guardia di Finanza, il nucleo di polizia tributaria delle Fiamme gialle di Firenze, le direzioni antimafia di Catania e di Firenze, a testimonianza dell’importanza dell’indagine - il traffico di immigrati  partiva dal Nord Africa, approdava sulle coste siciliane e proseguiva con un dettagliato programma di viaggio per i sopravvissuti alla traversata i quali venivano smistati negli stati del Nord Europa attraverso voli low cost o tramite spostamenti in automobile. Ai migranti l’organizzazione criminale forniva documenti di viaggio e di identità, ovviamente falsi, ma di ottima fattura, sempre dietro pagamento di rilevanti somme di denaro; somme che complessivamente erano gestite da money transfer-phone center pilotati da somali.

 

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