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    13/08/2020

Atripalda: scaricava illegalmente nel fiume Sabato, sigilli ad un’azienda di prodotti surgelati

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Cronaca_cc_usura.jpgATRIPALDA – Sotto sequestro l’area aziendale di un’impresa operante nel settore della confezione di prodotti ortofrutticoli surgelati per violazioni di normative ambientali e in materia edilizia. A dare esecuzione al decreto emesso dal Gip del Tribunale di Avellino sono stati i carabinieri del comando provinciale di Avellino. Le indagini, condotte dai militi della stazione di Atriapalda e coordinate dalla Procura della Repubblica di Avellino, avevano preso il via nel marzo scorso a seguito di numerose segnalazioni relative all’emissione di un denso e maleodorante fumo che rendeva l’aria irrespirabile in tutta la zona. L’attività investigativa degli uomini dell’Arma consentiva di accertare diverse irregolarità nello stoccaggio e nello smaltimento – a mezzo di una caldaia a biomasse – degli scarti derivanti dalla lavorazione dei prodotti. Inoltre, si individuava uno sversamento illecito di acque reflue industriali direttamente nel vicino fiume Sabato senza il preventivo transito attraverso il depuratore.

Irregolari anche le opere di ampliamento – come risultato dall’esame della documentazione tecnica e delle planimetrie – dell’opificio portate a termine nell’ultimo periodo: una gran parte di questi ampliamenti, infatti, per il sostegno dei quali era prevista l’erogazione di finanziamenti pubblici, risultavano realizzati in quasi totale difformità delle norme attualmente in vigore, in pratica senza le prescritte autorizzazioni. In particolare, oltre alla realizzazione di opere edilizie in difformità rispetto alle autorizzazioni, si accertava – come si legge in un comunicato – “la sussistenza della specifica circostanza aggravante rappresentata dall’aver agito, senza autorizzazione, in zona sismica nonché sottoposta a vincolo paesaggistico in quanto rientrante nella cosiddetta fascia di rispetto del citato fiume Sabato”. Pur essendo stata concessa dal magistrato la facoltà d’uso della fabbrica al fine di salvaguardare i livelli occupazionali il provvedimento di sequestro preventivo – si legge ancora – “fissa un punto fermo dal quale l’impresa dovrà necessariamente trarre le mosse per riallineare l’unità produttiva all’interno di quella via maestra tracciata dalle normative poste a tutela dell’ambiente e del paesaggio”.

 

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