Politica e sviluppo, il «caso» Carife

Venerdì 16 Settembre 2016 09:30 Salvatore Salvatore
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Una veduta di CarifeCARIFE – Il destino di una comunità, la sua crescita socio-economica e la sua ascesa culturale sono, quasi sempre, legate alla intelligenza operativa della sua classe dirigente, alla capacità di lungimiranza di chi è preposto alla sua guida, alla competenza dei soggetti che, materialmente, sono chiamati a tramutare le idee in fatti concreti.

Le componenti essenziali, affinché si verifichino le condizioni sopra richiamate, sono necessariamente le scelte progettuali mirate, il saggio utilizzo delle risorse umane a disposizione, l’amore forte per la propria terra (purché non si tramuti in mediocre campanilismo), la prevalenza del bene comune sull’interesse personale o di clan, la capacità di rapportarsi all’area di appartenenza. Purtroppo, quando anche una sola di queste componenti viene disattesa, crolla l’intera impalcatura. La comunità si avvia, da quel momento, verso un inesorabile declino. Perde la spinta verso la tanto attesa crescita e tramuta l’entusiasmo in rabbia, sprecando, con colpevole leggerezza, un altro periodo della sua storia. Sono molte le situazioni di questo tipo che vanno verificandosi in Irpinia. In molti casi, comunità visibilmente lanciate verso un futuro pieno di aspettative, che  facevano intravedere rosee possibilità di sviluppo occupazionale ed economico, si sono ritrovate, in poco tempo, tagliate fuori da ogni beneficio e da ogni possibile soluzione dei loro  antichi  e soffocanti  problemi.

Prendiamo, a questo proposito, il caso di Carife. Questo paese, in occasione  dell’attuazione  dei  “Patti territoriali”, era stato il più accanito promotore e sostenitore del “Patto Baronia”. Aveva guidato il processo di progettazione e di finanziamento delle aziende beneficiarie, era divenuto sede legale della struttura amministrativa del Patto stesso, finanziato per 67 miliardi. Nel territorio di Carife era stata ventilata la collocazione di alcune aziende che avrebbero dovuto garantire occupazione sufficiente al fabbisogno locale. Sempre a Carife, dal Patto, era stato finanziato il Museo della civiltà pre-romana della Baronia e doveva sorgere una casa-albergo per anziani (16 posti di lavoro) della quale, con cerimonia ufficiale, era stata finanche posata la prima pietra.

Queste ed altre cose avevano alimentato le speranze di tutti (dei giovani in particolare) che si erano tramutate in un voto fortemente orientato, nelle elezioni politiche e amministrative. Poi, nel giro di qualche anno, Carife è stata messa fuori del Patto Baronia, la sede legale è stata spostata a Flumeri, la costruzione della casa-albergo è stata interrotta per essere realizzata a Rocca San Felice e dell’apertura del Museo, a tutt’oggi, si sono perse le tracce.

Il tutto a discapito di chi aveva creduto in questo progetto e che ora è costretto ad emigrare per sopravvivere, assottigliando sempre di più la consistenza della comunità che, quest’anno, non è in grado di costituire una prima media per mancanza di alunni. Viene spontaneo, a questo punto, chiedersi: per questo paese quali o quante di quelle componenti di cui si diceva sopra sono state disattese?