ARIANO IRPINO – Sull’occupazione di questa mattina degli uffici dell’Agenzia delle entrate di Ariano Irpino da parte degli operai dell’Iribus - lo stabilimento di Flumeri dismesso dalla Fiat - da mesi in cassa integrazione ed in attesa che il governo mantenga gli impegni assunti in occasione della riunione romana del cosiddetto tavolo tecnico per una risoluzione della lunga vertenza, si registrano le prime reazioni dei partiti. Sulla protesta di Ariano dei dipendenti dell’Irisbus, che hanno bloccato gli uffici dell’Agenzia delle entrate per diverse ore, interviene con un comunicato Generoso Bruno del Pd: “ a protesta dei lavoratori Irisbus dinanzi all’Agenzia delle entrate di Ariano Irpino, come già avvenuto, in Sicilia, con l’occupazione degli stessi uffici da parte dei lavoratori della Fiat di Termini Imerese, pone una forte domanda di attenzione. La simbologia – tute blu e uffici locali del fisco – non è casuale. L’Agenzia delle entrate rappresenta lo Stato che riscuote le tasse nel territorio ed il presidio arianese vuole rappresentare, per l’ennesima volta, a quello stesso Stato, una domanda di futuro. Come a dire: “Noi paghiamo le tasse ma tu – Stato – finanzia il Piano trasporti”. “Mai come adesso – continua Bruno – occorre una risposta precisa nel merito del finanziamento del Piano trasporti necessario a produrre ossigeno alla domanda delle regioni per il rinnovo dei mezzi per il trasporto locale. C’è bisogno di creare mercato per ricollocare lo stabilimento e consentire a nuovi produttori di riprendere, in Valle Ufita, a costruire pullman. La vertenza Irisbus, però, è la chiave di lettura per la comprensione di quello che è, in maniera più generale, il vero nodo della vertenza Irpinia. È in Valle Ufita, attraverso la porta Hirpinia e la stazione logistica, che, con l’Alta capacità, potrebbe agganciarsi la possibilità di una ripresa delle politiche industriali nel Mezzogiorno, consentendo, finalmente, a questo territorio di guardare oltre la crisi attuale rimettendo in gioco l’intero sistema delle infrastrutture e delle aree industriali esistenti”.
