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    19/04/2019

Appia, alle radici dell’accoglienza nel libro di Rumiz

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Cultura4_rumiz.jpgAVELLINO – Si è tenuta oggi pomeriggio presso il circolo della stampa di Avellino la presentazione del volume Appia del giornalista e scrittore Paolo Rumiz. Il volume è il resoconto di un viaggio effettuato nel maggio dello scorso anno dallo stesso autore alla scoperta della via più antica d’Italia, appunto la via Appia. L’esigenza di riscoprire il percorso della strada antica si è resa necessaria, agli occhi dell’autore, nel tentativo di riscoprire e riallacciare il rapporto con la storia e la geografia del proprio Paese.

La presentazione del volume ha rappresentato l’occasione di parlare anche del problema, ormai sempre più attuale e drammatico, del migrante. Infatti uno dei temi che emerge dal volume di Rumiz è quello dell’accoglienza e del libero accesso: «Il camminatore – ha affermato lo scrittore triestino – deve rivendicare il proprio accesso» a tutto. Un tema particolarmente caro allo scrittore, nato e vissuto in una terra di confine, la Trieste di fine anni ’40 e inizio anni ’50, ed erede di un’esperienza di migrazione.

Il camminatore contemporaneo è il migrante che si muove di confine in confine. Il migrante, secondo la lucida osservazione di Francesco Saverio Testa, moderatore del dibattito che ha preceduto l’intervento di Rumiz, vive in una continua diaspora; egli è il nuovo ebreo, perché «colui che viene definito ebreo è colui che cammina sui confini». Un viaggiatore senza casa, senza radici, senza mete. Toccante, a questo punto, la poesia letta da Dimitri Meka, in rappresentanza dei migranti di Avellino: «Da dove vengo? Da molto lontano. Dove vado? Nessuno lo sa. […] Affronto la vita giorno per giorno. […] La nostalgia è l’ostacolo che mi impedisce di andare avanti».

Nel dibattito sono intervenuti Letizia Monaco, dell’associazione di volontariato Comunità accogliente di Mercogliano, e Amalio Santoro dell’associazione Giuseppe Dossetti di Avellino.

 

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