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    19/04/2019

L’«aguzzino» Carlo Gesualdo nella Flagellazione del Caravaggio

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La Flagellazione di CaravaggioAVELLINO – Buon compleanno a Caravaggio e a Carlo Gesualdo! Quest’anno ricorre il  450° anno dalla nascita di Carlo Gesualdo, il principe dei musici, e l’anno (445°) della nascita di Caravaggio (Milano, 29 settembre 1571). Proprio ieri a Napoli il Museo di Capodimonte ha festeggiato il compleanno di Caravaggio aprendo le sale per far rivedere al pubblico, dopo tanto tempo in cui era rimasta rinchiusa nei depositi, la famosa Flagellazione all’origine ubicata nella chiesa di San Domenico Maggiore.

È appena il caso di ricordare con l’occasione che, proprio a proposito di questa Flagellazione, le due eccellenti personalità, Caravaggio e Gesualdo, sono coinvolte nella questione dell’ipotesi interpretativa della figura (emersa da una radiografia del dipinto eseguita tra il 1983 e il 1999) in corrispondenza dell’aguzzino di destra dipinto nel quadro. Da un nostro studio recentissimo, pubblicato sulla rivista “Nuovo Meridionalismo” risulta che quella figura sarebbe da identificare con lo stesso Carlo Gesualdo.

Il volto del personaggio in questione, infatti, dapprima ritratto e poi cancellato, in corrispondenza con la spalla dell’aguzzino di destra nel quadro, messo a confronto con quello ritratto da Giovanni Balducci nella Pala del perdono che è nella chiesa di Santa Maria delle Grazie a Gesualdo, presenta una sorprendente e straordinaria somiglianza. I due volti presentano la stessa struttura cranica e lo stesso profilo di tre quarti, nonché la stessa espressione malinconica ed intensa. Raffigurano la stessa persona: si tratta dello stesso viso, una volta rasato (nel dipinto di Balducci)  ed una volta con barba e baffi (nella radiografia).

Lo studioso Maurizio Marini ritiene che nella Flagellazione la figura che emerge dalla radiografia sia “San Francesco che contempla la sofferenza del Redentore” e che nell’immagine di San Francesco emergente dalla radiografia si nasconda, come “una specie di emblema iconografico”, De Franchis (de Franchis o di Franco sta per di Francesco), il probabile committente dell’opera (Tommaso de Franchis, appunto).

Noi riteniamo, invece, per motivazioni altrove addotte, che la raffigurazione del personaggio emerso dalla radiografia corrisponda a Carlo Gesualdo, qualche anno prima di morire, ormai stanco, sfinito, esausto, vecchio di appena una quarantina d’anni - che gli pesano come un insopportabile macigno - in cerca di perdono e di espiazione. Egli si presenta pentito dinanzi al Signore nel momento della sua “flagellazione”: incappucciato nell’umile saio dei cappuccini di Santa Maria delle Grazie a Gesualdo dove aveva trovato rifugio, come San Cristofaro pentito o  come San Francesco pentito. Così l’ha immaginato, secondo la nostra interpretazione, Caravaggio nella prima stesura del dipinto (nel 1607, nel primo periodo napoletano), con gli occhi gonfi pieni di lacrime rivolti al Cristo che l’ascolta, implorando il perdono per sé e per l’umanità peccatrice, sussurrando all’orecchio del Signore le stesse parole che il musico scrisse nel suo mottetto: Ne reminiscaris, Domine, delicta nostra, Perdona, Signore, i nostri peccati.

 

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