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    19/04/2019

L'Irpinia di Carlo Nazzaro

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Carlo NazzaroCHIUSANO SAN DOMENICO – “La casa di donna Lorenzina era la prima che si incontrava entrando in paese. Ne dava anzi l’annunzio. Sul muro rivolto verso la “rotabile” si leggeva: “Comune di Chiusano di San Domenico”. L’abitato era ancora più lontano ma le cicale, come se avessero letto quella scritta municipale, erano lì, presso la casa di donna Lorenzina, che cessavano il loro canto, per riprenderlo fuori dell’abitato”.

In questo incipit di uno dei suoi racconti più famosi, Donna Lorenzina, c’è tutta la poetica del Carlo Nazzaro scrittore (la memoria sempre viva, un delicato sentimento della natura, il rispetto profondo per il mondo popolare), sostenuta da un umorismo sottile e mai aggressivo, dallo spirito di osservazione tipico del giornalista di razza, da una immediatezza narrativa che altro non è che l’approdo di una raffinata e quasi chirurgica padronanza lessicale; e, insieme, c’è in questo racconto il suo senso di appartenenza a Chiusano (dove era nato nel 1887) e alle sue origini irpine.

Un ricordo sempre vivo, si diceva, e donna Lorenzina resta uno dei personaggi più memorabili del libro di maggior successo di Nazzaro, intitolato non a caso Napoli sempreviva, Fausto Fiorentino editore, che poco più di mezzo secolo fa, nel 1963, si aggiudicò il prestigioso premio letterario Saint Vincent.

Uno dei più illustri giornalisti italiani del ‘900, Giovanni Ansaldo, che negli anni ’50 volle Nazzaro come suo condirettore per la rinascita e il rilancio del quotidiano Il Mattino, affermava che “il motivo più affascinante della sua prosa” andava ricercato appunto in “queste testimonianze d’un tempo continuamente perduto e continuamente ritrovato”.

Gaetano Afeltra, storico direttore del quotidiano Il Giorno e prima ancora del Corriere d’Informazione, a sua volta, aggiungeva, tra i motivi poetici più sentiti e originali, “il sorgere improvviso della nostalgia della casa irpina, dove si lacrimava per il fumo del camino e dove nell’ora di cena il lardo crepitava nella padella”.

Il memorabile profilo di Carlo Nazzaro a firma di Afeltra fu pubblicato sul Corriere della Sera il 20 dicembre del 1993. Ecco che si materializza un inaspettato e involontario (e per questo ancora più intrigante) gioco di coincidenze intorno al ricordo di Nazzaro, che dà ulteriore senso e valore al premio giornalistico a lui intitolato dal Comune di Chiusano San Domenico.

1963: Napoli sempreviva. 1993: l’elzeviro di Afeltra e il volume dedicato a Nazzaro dal Comune di Chiusano e dalla Comunità montana Terminio-Cervialto, in concomitanza con l’intitolazione della scuola primaria al grande scrittore, con gli scritti di autorevoli colleghi e allievi di giornalismo, tra i quali un nipote di Nazzaro (Carlo Nicotera) e il genero (Max Vajro), Arturo Fratta e Aldo De Francesco.

Una terza, importante coincidenza risale ai giorni tragici della Seconda guerra mondiale: precisamente l’estate del 1943, quando Nazzaro e la sua famiglia, travolti come milioni di italiani dalla tragedia della “guerra in casa”, decisero di lasciare Napoli (dove Nazzaro, già da 13 anni direttore del prestigioso quotidiano Roma, era considerato una delle personalità più illustri della città) per rifugiarsi nella natìa Chiusano.

Di quell’esperienza, per molti versi analoga a quella vissuta negli stessi giorni a Torella dei Lombardi da cineasti e scrittori in fuga da “Roma città aperta” (Dino de Laurentiis, Mario Soldati, Leo Longanesi, Steno e Riccardo Freda), resta una preziosa traccia in un raro volume, Gli anni della Topolino, scritto dal figlio di Carlo Nazzaro, Beniamino.

Un motivo in più per auspicare, sull’onda della recente cerimonia del premio giornalistico, una collaborazione tra istituzioni e studiosi della provincia di Avellino per dar vita a nuove ricerche e pubblicazioni sulla figura e gli scritti di Carlo Nazzaro, a partire dai racconti dedicati alla sua terra: il citato Donna Lorenzina, in cui il vivace ritratto della nonna paterna dell’autore (realistico e affettuoso al tempo stesso) fa da sfondo al motivo ricorrente dell’emigrazione che spopola i paesi di montagna nel Sud, e il gustoso Il metano, di rinnovata attualità dopo le recenti (e pericolose) trivellazioni avviate in Irpinia alla ricerca del petrolio.

 

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