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    26/06/2019

Transumanza ed economia pastorale lungo le vie del regio tratturo

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Cultura4_regio_tratturo.jpgVILLANOVA DEL BATTISTA – Il territorio di Villanova del Battista, seppure per un breve tratto, è attraversato dal regio tratturo Pescasseroli-Candela,  la seconda grande via della transumanza (Km.211) che, fin dall’antichità, ha fatto registrare il passaggio degli armenti che si spostavano dai monti abruzzesi al Tavoliere della Puglia e viceversa. (Le altre vie della transumanza, in ordine di lunghezza, sono il tratturo L’Aquila-Foggia (km.243,597), il Celano-Foggia (Km.207) e il Castel di Sangro-Lucera (Km.127).

Il tratturo interessava il territorio di Villanova del Battista per una lunghezza di 1.072 passi (un passo=1,854 metri) e per una larghezza originaria di 111,11 metri, ridotta nel 1810 a 55,55.

La larghezza del tratturo, che anche a Villanova  aveva le misure stabilite dalle antiche consuetudini e consentiva il comodo passaggio e il pascolo delle greggi transumanti, si è andata via via sempre più restringendo. Le continue occupazioni da parte dei confinanti, che spesso invadevano la via erbosa e ancora più spesso la mettevano in coltura o la incameravano nei propri possedimenti, ha rappresentato da sempre un motivo di litigio tra pastori, massari di campo, locati, feudatari, luoghi pii ed università, oltre a una preoccupazione costante per chi  governava, per conto dei sovrani, la Regia dogana della mena delle pecore di Foggia.

I governatori della Regia dogana, di tanto in tanto, erano costretti ad ordinare la ricognizione dell’intero percorso tratturale e a procedere alla “reintegra” del terreno invaso abusivamente. La prima ricognizione documentata del regio tratturo, che interessò anche il territorio di Villanova del Battista, fu eseguita nel 1778 dagli agrimensori Nicola Conte e Vincenzo Magnacca, incaricati dalla dogana quali tecnici esperti nella misurazione dei territori. Fra i loro compiti, oltre alla ripartizione degli appezzamenti che componevano la vastissima estensione del Tavoliere, c’era quello di verificare i confini, di reintegrare al fisco le superfici, occupate abusivamente, e intervenire in aiuto del tribunale della dogana per dirimere le numerose controversie per i confini.

“Affinché le operazioni di reintegra – scrive Biagio Di Salvia – si svolgessero nel migliore dei modi e, soprattutto, con la massima celerità, fu stabilito, come di consuetudine, che altri due esperti dei luoghi fossero scelti dalle autorità cittadine dei territori in cui, di volta in volta, si giungeva e mettessero a disposizione dei due tecnici la loro perizia, oltre alla loro preziosa conoscenza non solo del percorso tratturale, ma anche dei feudi o dei demani che esso attraversava”. I due periti locali, scelti dagli amministratori di Villanova del Battista per verificare e garantire la giustezza delle misurazioni  degli agrimensori della Dogana, furono Giuseppe Faratro e Nicola Raduazzo. La ricognizione, iniziata dal confine della “Serra delle prete”, procedette per 1072 passi fino al territorio di Ariano. Il tratturo, dopo le operazioni di misura, risultò ristretto per oltre 4 versure e occupato dai proprietari dei terreni adiacenti che, secondo quanto affermato dai due periti Faratro e Raduazzo, appartenevano a don Criscenzo Carluccio, a don Francesco Caputi, al Magnifico Pascale Carramone e alla mensa vescovile.

Da Villanova del Battista le operazioni di reintegra passarono al territorio di Ariano Irpino dove i periti locali, scelti dagli amministratori, furono Pascale Carchia e Domenico Molinaro. La via della transumanza che toccava il territorio di Villanova del Battista, e che coinvolgeva a pari titolo Casalbore, Montecalvo, Ariano e Zungoli, ha costituito per secoli un tramite essenziale per i contatti  con le altre regioni. Ha rappresentato, fin dall’antichità, un punto di riferimento intorno al quale si organizzava la vita economica e lungo il quale si muovevano gli scambi commerciali e culturali.

“Il viaggio dei pastori lungo il tratturo - scrive in proposito Gerardina Rita De Lucia - aveva la durata di una quindicina di giorni. Le soste negli appositi riposi non potevano prolungarsi più di un certo numero di giorni definiti dal doganiere. I pastori approfittavano di queste soste per recarsi alla fiera o al mercato settimanale più vicino per vendere i loro prodotti (animali, lana, ricotta, formaggio...) e per rifornirsi di quanto occorreva. Anzi, molte fiere e mercati (alcune di antica istituzione), per la loro collocazione spazio-temporale erano strettamente legate al circuito della transumanza.

A Villanova del Battista, il 27, 28 e 29 agosto si svolgeva una “importante” fiera di animali, specialmente ovini e suini, che richiamava moltissimi frequentatori provenienti da tutti i paesi del circondario.

Il passaggio delle greggi lungo il tratturo procedeva secondo ritmi stabiliti dalle occorrenze ed era regolata da una rigorosa disciplina. I pastori erano sempre impegnati ad accudire le pecore e, durante le soste, approfittavano di qualche momento di libertà per dedicarsi ad attività “ricreative” come intagliare il legno, costruirsi strumenti musicali, comporre canzoni, recarsi in luoghi sacri per ascoltare la messa o visitare  i mercati e le fiere che si svolgevano nelle vicinanze. Molto importante in questo senso era il “riposo” di Casalbore dove le pecore potevano sostare più a lungo e dove si svolgeva l’importantissima fiera di San Rocco del 16 agosto.

Un’occasione che metteva spesso in contatto i pastori con le popolazioni locali e favoriva gli scambi era il pasto. L’alimento principale per i pastori era il pane che, quando si faceva duro, veniva cucinato con sale acqua e qualche verdura (il pancotto) o utilizzato per la “giuncata”, messo cioè in un latticello che si otteneva dopo la confezione della ricotta. Le verdure non sempre erano di campo (cicoria, rucola, menta,  cipollini selvatici o  “lampasciùni”ed altre), ma spesso erano di orto (broccoli, bietole, cipolle, agli, pomodori). Queste ultime venivano scambiate con i contadini che coltivavano la terra lungo il tratturo.

I rapporti più stretti  i pastori li tenevano con i “fiscellàri”, gli artigiani che producevano i recipienti di vimini ove riporre le pezze di formaggio e le ricotte, nonché con i macellai, i maniscalchi e con tutti coloro che esercitavano mestieri indotti dalla transumanza. Spesso tra i vari gruppi sociali del mondo pastorale venivano sancite delle vere e proprie alleanze per il conseguimento di obiettivi comuni, anche di tipo economico. In questo senso vanno ricordati i “bassettieri” che erano commercianti che recuperavano le pelli degli animali malandati, comprandole a buon prezzo e rivendendole con ottimi guadagni. I bassettieri prendevano il nome dalle “bassette” che erano le pelli di pecore che morivano prima di diventare adulte. I bassettieri facevano da intermediari tra pastori, macellai e pellai.

 

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