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    19/04/2019

In un libro-dossier del Centro Dorso a setaccio le risorse dell'Irpinia

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Luigi FiorentinoAVELLINO – Qual è lo stato di salute dell’Irpinia e quali sono le sue prospettive di sviluppo? Rispondere a queste due domande è l’obiettivo ambizioso che si pongono diciassette studiosi (nell’ordine: Ornella Albolino, Maria Concetta Ambra, Enrica Blasi, Alfredo Cavaliere, Carlo Cipollone, Angela Cresta, Ivan Cucco, Pier Giorgio De Geronimo, Maria Teresa Di Mattia, Giuliana Franciosa, Dario Gentile, Carmela Giannino, Gabriele Mazzantini, Simona Melorio, Stefano Molina, Lara Natale e Toni Ricciardi), che, coordinati da Luigi Fiorentino, vice segretario generale della presidenza del Consiglio e vice presidente del Centro di ricerca “Guido Dorso”, descrivono in un saggio (“Idee per lo sviluppo dell’Irpinia” pubblicato per i tipi di Editoriale Scientifica) le condizioni della provincia irpina e della sua popolazione esaminandole per diverse aree tematiche (solo per citarne le più significative: antropizzazione ed emigrazione, mercato del lavoro, quadro economico complessivo, agricoltura, turismo, trasporti, sanità, ecc.).

Il metodo di lavoro è fondato essenzialmente su un approccio statistico-analitico. La realtà emerge, quindi, dai numeri che, a loro volta, confermano evidenze e rivelano sorprese in negativo ed in positivo, mettendo talvolta in discussione pregiudizi e preconcetti che spesso rendono inattendibili le valutazioni comunemente espresse in merito alle condizioni della provincia.

Tra le evidenze che vengono confermate, trovando riscontro in dati precisi e – nello stesso tempo – impietosi, un rilievo assoluto assumono i fenomeni di emigrazione e spopolamento. Anche in questo caso la ricerca si spinge ben oltre i confini tradizionali del problema, che si limitano a circoscriverne gli aspetti più eclatanti e più immediatamente evidenti. Stupiscono, ad esempio, i dati che rivelano drammaticamente la crescita di una emigrazione “di qualità”, quella, cioè, riferita ai giovani laureati che abbandonano l’Irpinia alla volta dei Paesi stranieri, soprattutto quelli anglosassoni. E stupisce ancor di più il fatto che il fenomeno non riguarda solo le comunità più esposte tradizionalmente allo spopolamento (a partire da quelle dell’Alta Irpinia), ma persino lo stesso centro capoluogo, che, come una buona fetta della residua parte della provincia, non offre opportunità di crescita per il mercato del lavoro intellettuale. E se in passato paradossalmente i consistenti flussi migratori attraverso le rimesse degli irpini emigrati si traducevano in un fattore di crescita della ricchezza interna della provincia, oggi l’emigrazione dei giovani laureati si traduce in un impoverimento grave e complessivo delle risorse umane che sarebbero necessarie a consentire lo sviluppo dell’economia interna, soprattutto in alcuni settori, quali, ad esempio, il terziario avanzato.

Si tratta di un grave handicap che non è immediatamente risolvibile perché tutte le soluzioni passano per un rilancio del mercato del lavoro nell’ambito di un riassetto dell’intero quadro economico provinciale. Il sistema imprenditoriale irpino è ancora stabilmente ancorato ai due settori che tradizionalmente hanno da sempre trainato il sistema economico: agricoltura e commercio. Gli ultimi dati, aggiornati al 2014, rappresentano una presenza preponderante delle imprese agricole e commerciali, con percentuali di presenza pari – rispettivamente – al 30% ed al 26% nel contesto dell’intero sistema imprenditoriale.

E se le condizioni del settore agricolo – almeno in alcune aree del territorio provinciale – sembrano indicare che le imprese si stanno avviando lungo un percorso virtuoso di “modernizzazione qualitativa”, le prospettive di sviluppo dell’imprenditoria commerciale non sembrano – allo stato – particolarmente rosee. La crisi coinvolge soprattutto le imprese esercenti il commercio al dettaglio e ambulante. Si tratta proprio delle attività che tradizionalmente costituivano in passato l’elemento di punta dell’intero sistema imprenditoriale, soprattutto nel centro capoluogo e nella fascia ad esso immediatamente limitrofa. Esse, anzi, stanno subendo le infiltrazioni sempre più invasive e rilevanti della criminalità organizzata, sia di quella proveniente dal Napoletano sia di quella autoctona. In altri casi le sorti delle imprese commerciali sono legate indissolubilmente alle prospettive di sviluppo di altri settori: basti considerare l’import-export dei prodotti agricoli di qualità. Anche in altri settori si registrano condizioni critiche. Quello manifatturiero ha sofferto un notevole decremento delle attività imprenditoriali negli ultimi anni, soprattutto in alcune lavorazioni (abbigliamento, fabbricazione di articoli in pelle, industria del legno).

Segnali di ripresa sono, viceversa, percepibili nel settore del turismo, laddove in prospettiva è ipotizzabile un aumento dei flussi derivante da una serie di fattori: una nuova domanda di ruralità, eno-gastronomia e paesaggio; la riqualificazione dell’offerta mediante la sua integrazione con il territorio; la creazione di un sistema di governance in grado di gestire, promuovere e commercializzare il territorio come prodotto turistico locale.

Particolarmente critica, infine, è la condizione in cui versa il sistema dei trasporti e della mobilità. Le gravissime carenze della rete ferroviaria penalizzano l’utenza, che di fatto può usufruire quasi esclusivamente di un’offerta di servizi “su gomma”. Le prospettive di sviluppo in questo specifico settore risiedono soprattutto nella realizzazione della stazione Irpinia (da ubicarsi nel territorio di Grottaminarda) che avrebbe una importante funzione strategica nell’ambito della nuova linea ferroviaria di Alta capacità che dovrebbe collegare Napoli a Bari. Il trasporto su gomma, invece, dovrebbe trovare nuovo impulso soprattutto nel completamento del tratto Grottaminarda-Lioni che si congiungerebbe alla fondovalle Sele.

Rispetto alle evidenze riscontrabili nei dati forniti al lettore per alcuni settori ed aree di interesse, in altri casi i dati proposti sembrano, invece, rappresentare una situazione diversa da quella reale. In tal senso il caso paradigmatico è quello della sanità che, secondo le statistiche, offrirebbe in Irpinia un servizio di eccellenza, sia nell’ambito pubblico che in quello privato. La discrasia tra dati e realtà è, però, probabilmente dovuta al fatto che i primi registrano le eccellenze che appartengono alle strutture esistenti. Viceversa, il problema più importante che affligge la sanità irpina (sia quella pubblica che quella privata) va individuato nella distribuzione delle strutture e dei servizi sul territorio.

È indubbio, infatti, che alcune zone della provincia (e, soprattutto, l’Alta Irpinia) accusano un grave deficit di strutture, che, peraltro, non sembra destinato a colmarsi, quantomeno nell’immediato futuro. Pari perplessità destano i dati riguardanti i fenomeni di criminalità in Irpinia. Anche in questo caso essi sembrano accreditare l’immagine di “isola felice”, contaminata da gruppi di criminalità organizzata solo in aree circoscritte (Vallo di Lauro e Valle Caudina), che, peraltro, da un punto di vista geografico rientrano in altre realtà territoriali (rispettivamente, area del Nolano e Sannio). In realtà, così non è. I dati non restituiscono le vere dimensioni della criminalità in Irpinia, laddove le inchieste avviate negli ultimi tempi dalla Procura della Repubblica di Avellino testimoniano la presenza rilevante di fenomeni criminosi (legati alla commissione di reati ambientali, ad esempio) che in precedenza erano episodici.

Tuttavia, a dispetto delle precarie condizioni della realtà socio-economica irpina, non mancano le prospettive di sviluppo, che si snodano lungo alcune delle direttrici individuate dal curatore dell’opera nella sua introduzione: promozione delle eccellenze nel settore agro-alimentare; valorizzazione del turismo di qualità ed implementazione di un sistema residenziale per la terza età; tutela dell’ambiente, green economy, biodiversità, agricoltura biologica. I percorsi di sviluppo passano anche per l’incentivazione della crescita del terziario avanzato e delle iniziative imprenditoriali già presenti in quest’ultimo settore.

C’è bisogno, infine, per citare ancora una volta Luigi Fiorentino, “di riempire di contenuto, di innovazione, ma anche di conoscenza la produzione che si vuole collocare sui mercati internazionali. Tutto ciò conduce ad un vero e proprio rinascimento industriale, ad un cambiamento totale di paradigma”.

 

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