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    23/03/2019

«L’Italia è veramente unita?», Cassese si confronta con gli studenti del Colletta

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Da sx: Gianfelice, Cassese e TranfagliaAVELLINO – La notizia circolata negli ultimi giorni su un questionario di alcune scuole inglesi cui  gli studenti italiani dovevano rispondere circa la loro provenienza territoriale (se erano italiani, napoletani o siciliani), oltre a suscitare in noi italiani un “naturale” disappunto, deve in realtà aiutarci a comprendere che l’Italia all’estero è percepita non come un Paese unitario, ma come un Paese diviso, unito soltanto da una lingua comune. La domanda che, a partire da questa vicenda, noi italiani dobbiamo porci è la seguente: «l’Italia è veramente unita?».

Con questa riflessione si è aperta la lectio magistralis tenuta da Sabino Cassese davanti agli studenti del liceo classico ginnasiale “Pietro Colletta” di Avellino in occasione della presentazione del volume, curato dallo stesso giudice costituzionalista e presidente del Centro Dorso di Avellino, Lezioni sul meridionalismo, edito da il Mulino.

Rispondere a questa domanda non è semplice. Certamente quello italiano è stato uno sviluppo che è stato definito “a macchia di leopardo”. Se infatti, prima dell’unificazione il Mezzogiorno non era l’unica zona sottosviluppata della penisola, ma lo erano anche alcune zone appenniniche e subappenniniche, nei successivi 150 anni queste ultime zone hanno avuto un notevole sviluppo rispetto a quelle delle ex province napoletane. Non che il Mezzogiorno non si sia sviluppato; anzi quest’ultimo, grazie alle legislazione speciale dei primi decenni del XX secolo e, soprattutto, a quella del secondo dopoguerra, culminata con la riforma agraria e con la nascita della Cassa per il Mezzogiorno, ha conosciuto un notevole sviluppo.

Tuttavia il divario con il Nord è aumentato: questo perché, mentre il Sud «camminava, altre zone d’Italia correvano», crescendo agli stessi livelli europei ed in particolare tedeschi. Come si spiega questo paradosso? Secondo Cassese ciò si spiega con alcune lacune che non sono solo economiche, ma anche sociali, culturali e politiche. Ritorna il problema della classe dirigente, un problema centrale nella riflessione del grande meridionalismo, in particolare di quello dell’avellinese Guido Dorso.

A testimonianza di questa convinzione Cassese ha riportato due serie di dati. Una riguardava i dati economici dell’unificazione tedesca. Come è noto, infatti, al momento della caduta del muro di Berlino la Germania era divisa in due Paesi completamente diversi dal punto di vista economico, sociale e culturale: un Paese, la Repubblica Federale Tedesca, tra i più sviluppati del mondo, ed un altro, la Repubblica Democratica, tra i più sottosviluppati del mondo occidentale. Per superare tale squilibrio fu stipulato un patto economico tra i due Paesi, che hanno comportato il pagamento di un’imposta ad hoc per gli abitanti della Rft al fine di pagare lo sviluppo dell’ex Rdt. Dunque solo attraverso una politica condivisa e solidale fu superato lo squilibrio tra le due zone del Paese. L’altra serie di dati riprendeva, invece, quella stilata da Carlo Cottarelli sulla spesa pubblica italiana: secondo i dati del direttore del fondo monetario internazionale ed ex commissario alla spending review, i livelli più elevati di spesa pubblica si ritrovano nel Mezzogiorno a fronte, però, di varie carenze infrastrutturali, culturali e politiche. Solo superando queste lacune e solo attraverso un deciso intervento della classe dirigente, le due zone del Paese potranno avvicinarsi e cominciare a correre insieme.

Concluso l’intervento, il presidente Cassese ha risposto alle sollecitazioni degli alunni che hanno riguardato non soltanto la questione meridionale, o meglio italiana, ma anche le vicende politiche attuali, come il referendum. A questo proposito il costituzionalista, pur non sbilanciandosi a favore di nessuna delle due parti in battaglia, ha posto una serie di riflessioni sul ruolo del potere legislativo della Repubblica e su come esso sia andato cambiando nel corso dei decenni chiedendo, in chiusura, all’auditorio di riflettere su questi temi che rappresentano, a suo giudizio, il vero tema della campagna referendaria.

Il dibattito era stato aperto dagli interventi della dirigente scolastica del Colletta, Paola Anna Gianfelice, e da quello del professor Giovanni Tranfaglia e da un video-tributo realizzato dagli studenti che ha ripercorso la carriera accademica e politica del professore Cassese.

 

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