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    23/03/2019

Iermano: «Riportare De Sanctis nel suo luogo ideale, la scuola»

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Fraire e IermanoAVELLINO – Con la lectio magistralis del professore Toni Iermano, tenutasi stamattina presso la biblioteca provinciale “Filippo e Giulio Capone” di Avellino, si sono ufficialmente aperte le celebrazioni per il bicentenario della nascita di Francesco De Sanctis promosse dalla Provincia di Avellino. Celebrazioni che, ha dichiarato in apertura di intervento il professore dell’Università di Cassino, «rappresentano un’opportunità: vi è bisogno, infatti, di nuovi studi desanctisiani; c’è bisogno che siano i giovani ad affacciarsi e ad interrogare, alla luce della contemporaneità, l’opera di De Sanctis. Infatti, le celebrazioni – ha proseguito – servono a capire un autore e comprendere il rapporto di quell’autore con la contemporaneità. Riguardo a De Sanctis significa, soprattutto, puntare sulla questione, ancora attuale, della moralità della politica. Proprio per questo bisogna riportare De Sanctis nel suo luogo ideale: la scuola ». In questo senso De Sanctis, secondo Iermano, è, a differenza di Pasquale Stanislao Mancini, di cui nel 2017 pure ricorre il bicentenario della nascita, un «uomo di oggi», laddove il giurista irpino di Castel Baronia è «un uomo che pensa ed agisce come un uomo del XIX secolo».

Ma chi era Francesco De Sanctis? Su questa domanda si è incentrato l’intervento di Iermano: «De Sanctis non è stato soltanto un letterato, ma è stato anche un uomo politico, un grande meridionalista, un costruttore dell’idea nazionale in Italia». Iermano ha poi ripercorso a grandi linee le vicende della biografia desanctisiana, dalla nascita nel marzo 1817 a Morra Irpino, alle lezioni presso la scuola del purista Basilio Puoti a Napoli. Ciò che al relatore interessa sottolineare è che in questa prima fase della vita, che avrà una profonda cesura nelle vicende del 1848, la sua formazione giovanile lo «conduce all’autocoscienza del moderno». Questa constatazione sarà fondamentale nei primi insegnamenti del giovane De Sanctis, quando ai suoi alunni insegnava «non la retorica, ma il dubbio, la necessità di dialettizzare sempre la conoscenza».

Le vicende del 1848, come detto, rappresentarono una profonda cesura nel pensiero e nella vita di De Sanctis che, per la prima volta, si avvicina all’impegno politico, avendo un ruolo fondamentale nella vicenda rivoluzionaria, che terminerà con la reazione del 15 maggio, nella quale morirono sulle barricate molti giovani tra cui Luigi La Vista al quale il morrese era molto legato. Costretto a lasciare l’insegnamento poiché inizialmente messo a riposo e, successivamente, incarcerato a Castel dell’Ovo, prigionia che si protrasse fra il 1850 e il 1853, De Sanctis «in carcere scoprì il valore della libertà dell’intelligenza» e fu in questo periodo che si avvicinò al pensiero hegeliano. Ottenuta la libertà, così come altri esuli meridionali, fra i quali lo stesso Mancini, che poi avrebbero costituito la futura classe dirigente dello Stato unitario, De Sanctis raggiunse Torino dove riprese l’insegnamento privato, fino a quando, nel 1856, il Politecnico di Zurigo non gli affidò la cattedra di letteratura comparata.

Gli anni dell’insegnamento universitario si conclusero nel 1860, quando fece ritorno in patria, perché chiamato da Garibaldi alla carica di governatore del Principato Ultra. Iniziò la fase propriamente politica di De Sanctis che portò, nel 1865, alla costituzione dello schieramento della Sinistra giovane. Sul passaggio dall’attività intellettuale a quella politica Iermano non ha dubbi: «non va staccato un De Sanctis intellettuale da un De Sanctis politico: De Sanctis è uno solo. La coscienza di De Sanctis è una coscienza politica, una coscienza civile. De Sanctis, dunque, capisce che la cultura ha una funzione soltanto se diventa prassi, cioè azione».

Durante l’ultima fase della sua vita De Sanctis affina la sua coscienza politica: inizia a riflettere sul problema del Mezzogiorno come di una questione italiana; analizza, nel Viaggio Elettorale, il funzionamento microsociologico del sistema politico liberale nella provincia avellinese; riflette sul ruolo della politica che «ha senso solo quando realizza le nostre idee, le nostre promesse. Quando essa diventa “forza allegra”».

La lezione di Iermano, aperta dai saluti istituzionali di Liliana Pelosi, presidente della Fidapa di Avellino, e dal segretario generale della Provincia di Avellino Antonio Fraire, in rappresentanza del presidente Domenico Gambacorta, è stata molto partecipata. Tra i presenti, infatti, molti rappresentanti del mondo della scuola. Al termine della lezione è stata inaugurata la mostra, curata dalle funzionarie della biblioteca Anna Festa e Raffaella Sessa, sotto la supervisione dello stesso Iermano, che sarà visitabile, nei locali della biblioteca provinciale di Corso Europa, fino al 31 dicembre.

 

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