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    26/06/2019

Passaro, lo studioso di Nusco che scandagliava la storia dell’Irpinia

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Gennaro PassaroNUSCO – La scomparsa di Gennaro Passaro, avvenuta a solo breve distanza da quella della sua adorata sposa, costituisce una perdita gravissima non solo per la comunità di Nusco ma per l’intera cultura irpina. Studioso attento, preparato, metodico e scrupoloso, Gennaro nutriva un vero e proprio culto per le fonti storiche, sia documentarie che a stampa. Non a caso i suoi primi interessi furono di natura essenzialmente bibliografica, che lo condussero alla pubblicazione nel 1976 del suo primo volume significativo, costituito appunto dalla Bibliografia montellese. Si trattava, però, di una bibliografia fondamentalmente “storica”, e non meramente tecnica. Gennaro, infatti, non solo censiva e descriveva con competenza e accuratezza le singole opere a stampa, spesso rare o addirittura quasi introvabili, ma ne valutava criticamente i contenuti e il valore storico e ricostruiva le biografie degli autori. Questo filone bibliografico egli coltivò poi sempre con grande impegno, dedicando numerosi saggi alla storia dell’arte della stampa in Irpinia nell’età moderna.

L’altro grande interesse coltivato da Gennaro, e che assai spesso s’intrecciava col primo, fu quello rappresentato dalla storia locale, e in particolare di quella religiosa. Già negli anni Ottanta del secolo scorso seppe infatti segnalarsi per straordinaria competenza e autorevolezza nel campo dell’agiografia. Si trattava di un campo quanto mai difficile e controverso, sia per l’arduità e la scarsezza delle fonti sia per la carenza di approccio critico che aveva spesso afflitto i precedenti studiosi locali. Fondamentali sono e resteranno i suoi contributi su S. Modestino, S. Sabino e S. Marciano. Allargando progressivamente queste tematiche, Gennaro divenne presto uno dei maggiori competenti della storia antica della Chiesa e dell’origine delle diocesi in Irpinia.

Altra materia nella quale si distinse fu quello della ricostruzione genealogica delle famiglie, non solo nuscane. Argomento, questo, solo apparentemente “minore” e sussidiario della storia, perché, se ben utilizzato, costituisce un utile strumento di approccio alla demografia storica e alla storia sociale. Gennaro aveva infatti ben inteso lo stretto legame che lega, nella società di antico regime, fenomeni demografici, struttura della famiglia e trasmissione della proprietà.

Spirito critico e indagatore, rimase affascinato sin dai suoi primi studi dal mondo dei catasti onciari settecenteschi e dalla sterminata gamma di notizie di dati da essi offerti, che in parte almeno si prestano alla quantificazione. Agli inizi degli anni ‘70, infatti, si dedicò a uno studio completo e minuzioso del catasto onciario di Nusco del 1753, del quale avrebbe pubblicato solo alcune parti negli anni successivi. Grazie a questa sua preparazione, il suo contributo ai lavori del seminario sui catasti onciari del Centro studi “Antonio Genovesi” dell’Università di Salerno, diretto dal prof. Augusto Placanica, risultò importante ed apprezzato. Ma ancora uno dei suoi ultimi volumi, che pubblicò nel 2008, è stato dedicato allo studio del catasto del centro lucano di Rapone.

Ma campo prediletto dei suoi studi fu e rimase sempre la storia dell’amatissima Nusco, della sua diocesi e del suo primo vescovo, S. Amato. Anche qui ha lasciato una sua impronta fortemente significativa, pubblicando fonti, smentendo inesattezze e leggende, precisando fatti e personaggi. Solo questa sua immensa passione gli consentì di sobbarcarsi alla fatica di pubblicare in edizione critica il prezioso manoscritto del secondo volume della Storia di Nusco di Francesco Scandone, giuntoci in maniera assai disordinata.  Raccogliendo un antico e sentito voto della comunità degli studiosi, con meritoria fatica e caparbio impegno, dopo un laborioso quanto accurato “restauro” filologico, egli pubblicò infatti l’intera opera, in due volumi, nel 2009. In tal modo, la scandoniana storia di Nusco vedeva finalmente la luce nella sua integrità. E di questo va dato pieno e giustificato merito al paziente ed appassionato curatore.

Alla sua paziente tenacia si deve pure il recupero del “corpus” documentario delle carte dello storico montellese e la sua acquisizione alla biblioteca provinciale “Scipione e Giulio Capone” di Avellino. Tra i fondatori, nel 1975, dell’Associazione “Francesco De Sanctis”, ne diresse tra il 1976 e il 1985 la bella rivista “Civiltà Altirpina”. Instancabile promotore di cultura, prodigò il meglio delle sue energie, e non solo intellettuali, nella direzione della rivista, che subito si distinse per rigore critico e serietà metodologica. Furono anni di un impegno continuo ed esaltante per Gennaro, che ottenne collaborazioni qualificate di studiosi anche estranei all’Irpinia e che neppure il terremoto del 1980 valse a spezzare e a interrompere.

Per un trentennio apprezzato docente d’inglese presso il liceo scientifico “Rinaldo d’Aquino” di Montella, Gennaro non era solo un conoscitore per così dire “scolastico” della lingua e della letteratura inglese. L’approfondita e diretta conoscenza del mondo letterario anglosassone costituì infatti un elemento fondamentale della sua formazione intellettuale, ampliandone gli orizzonti e forgiandone uno stile di scrittura controllato ed essenziale, rifuggente da ogni retorica.

Dopo la pensione, Gennaro si era proficuamente impegnato, oltre che nell’insegnamento presso l’Istituto di Scienze religiose “S. Giuseppe Moscati” di Avellino, nella direzione della biblioteca comunale di Nusco, che grazie a lui si è recentemente arricchita dell’importante fondo librario della nobile famiglia Del Sordo. L’ultima sua fatica, interrotta dalla morte, era stata l’edizione critica del manoscritto sulla storia di Nusco del canonico Gaetano M. De Sanctis, risalente al primo ‘800, e sin qui mai pubblicato.

Autore di una cinquantina e più di pubblicazioni, Gennaro Passaro ci lascia un’eredità culturale che non potrà e non dovrà essere dispersa, a cominciare dalla sua biblioteca-archivio, d’immenso valore storico-culturale, e che si auspica possa essere acquisita alla biblioteca comunale di Nusco. Sarà questo il modo migliore per ricordarne degnamente la figura, come pure sarà assai doveroso e opportuno il raccogliere e ordinare in uno o più volumi le sue pubblicazioni più importanti e significative.

Uomo di principi, ma mite, riservato e mai intollerante, Gennaro Passaro fu sempre fedele a se stesso. S’impegnò attivamente, nella sua giovinezza, nella vita pubblica, sia come segretario della sezione della Dc che come consigliere e assessore comunale, oltre che amministratore della Comunità montana. Ma il suo carattere rigoroso e coerente, incompatibile con compromessi e transazioni, irriducibile ai giochi di potere, gli precluse quei traguardi che pure avrebbe più che giustamente meritato. Uomo di fede, ebbe il culto della religione, della famiglia, della terra, della tradizione, dell’amicizia, e quindi di tutti i valori intramontabili che costituiscono l’essenza dell’uomo. E questo patrimonio di fede gli fu di conforto negli ultimi mesi, segnati dal dolore fisico e spirituale. Con lui scompare tutto un mondo di ricordi e di affetti, legato a un’Irpinia che ormai non c’è più. Non lo dimenticheremo mai.

 

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