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    16/02/2019

Roberti ad Avellino: «Il contrario della paura è la ricerca della verità»

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Franco RobertiAVELLINO – “Non esistono isole felici, purtroppo, nel nostro Paese. Questo è un luogo comune che fa comodo a molte persone, ma purtroppo non esistono. Nell’Irpinia lo si è verificato da tanto tempo, non è un’isola felice: io me ne sono accorto personalmente in occasione del terremoto del 1980 quando ero giudice istruttore a Sant’Angelo dei Lombardi e vidi crollare palazzi che non dovevano crollare e che invece crollarono e collassarono perché costruiti male, quindi in violazione ed in dispregio della normativa già allora vigente. Da allora capii,  ho capito che quelle costruzioni erano state realizzate in buona parte con il cemento fornito dalla camorra, quindi c’era anche un affare illegale e criminale dietro quelle costruzioni. Fin da allora, trentasette anni fa, capimmo che nessun territorio poteva essere ritenuto immune dalla criminalità organizzata”.

Così Franco Roberti, classe 1947, procuratore nazionale antimafia, sollecitato dai cronisti in occasione della presentazione questo pomeriggio, preso il circolo del nuoto, del suo libro ll contrario della paura. Perché terrorismo islamico e mafia possono essere sconfitti, edito da Mondadori.

“Il contrario della paura – spiega dinanzi a taccuini e microfoni il magistrato napoletano, da sempre impegnato sul fronte della lotta ai reati contro la pubblica amministrazione e la criminalità organizzata – è la ricerca della verità che in qualche modo ci aiuta a combattere la paura. Io penso che la paura non serva assolutamente ad evitare, ad impedire la morte. Però sicuramente serve ad impedire la vita e la libertà. Chi ama la libertà e la vita deve combattere la paura. La verità aiuta a combattere la paura. E intanto bisogna combatterla rispettando le leggi, creando una cultura della legalità. Anche la legalità è l’antidoto alla paura perché se tu sai di poter contare su leggi buone e applicate in modo eguale per tutti, ti senti in qualche modo più protetto anche tu come individuo. Questa è la prima cosa. Poi bisogna creare un rapporto di fiducia tra Stato e cittadini: la fiducia, a volte, si perde al confronto delle  piccole cose, delle piccole cadute, quando ci accorgiamo che il male a volte si annida nelle realtà più disparate. Però è importante avere questo rapporto di fiducia. La fiducia bisogna che le istituzioni se la meritino e, quindi, devono operare, le istituzioni, per meritare la fiducia dei cittadini”.

Tra il pubblico presenti all’incontro, moderato dalla professoressa Anna Maria Pellecchia, i giudici Gabriele Donatiello e Francesco Valentini, il questore Luigi Botte, il comandante provinciale dei carabinieri, tenente colonnello Franco Di Pietro.

Come è nata l’idea di questo libro? È lo stesso autore a spiegarlo: "Erano passati pochi giorni dagli attentati terroristici di Parigi del 13 novembre 2015, quando ricevetti la telefonata di un vecchio amico: Franco, dovrei partire con la mia famiglia per una vacanza. Che dici? Annullo tutto? Dobbiamo avere paura?. È stato dopo quella conversazione che ho deciso di scrivere questo libro. La preoccupazione del mio amico era la stessa, come dimostrano tutti i sondaggi, della maggioranza degli italiani che, di fronte alla barbarie terrorista o alla forza di intimidazione della criminalità organizzata, sempre più spesso rispondono con la paura. Che tende a trasformarsi in razzismo, xenofobia, se non addirittura in collaborazione, magari involontaria, con i mafiosi. Proprio per questo diventa una priorità spiegare perché è necessario non avere paura: continuare a uscire, viaggiare, frequentare cinema e concerti significa lottare contro i terroristi, il cui unico obiettivo è privarci delle nostre libertà. Così come denunciare chi chiede il pizzo, le imprese che alterano la libera concorrenza, i mafiosi che truccano gare d'appalto e concorsi pubblici, fidandosi dello Stato che è in grado di garantire sicurezza e protezione, significa liberarsi dalle catene con cui la criminalità organizzata tenta di imprigionare, ogni giorno, le nostre vite."

 

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