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    25/05/2019

Nel Decameron di Pasolini la musica della zeza di Mercogliano

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Cultura4_zeza_mercog.jpgMERCOGLIANO –  Con inizio alle ore 18.30 è in programma domani, nella sala polifunzionale di Capocastello, la proiezione del cortometraggio La zeza del Decameron. Da Lomax a Pasolini passando per Mercogliano protagonista la nostra zeza. Interverranno il regista Michele Schiavino, Paolo Speranza di Cinema Sud, Carlo Preziosi dell’Università di Salerno e Antonio Giordano della compagnia Daltrocanto. Qui di seguito la scheda sul film di Michele Schiavino:

Ad Memoriam/Per Pasolini è un viaggio attraverso luoghi e persone cari a Pier Paolo Pasolini, iniziato nel 2005 nel trentesimo anniversario della morte del poeta. Quell’anno era venuto a mancare Ivo Barnabò Micheli, un regista autore negli anni Ottanta di un film importante sul regista di Accattone,  A Futura Memoria.

Cercando nel mio archivio ritrovai un'intervista audio che avevo fatto ad Ivo nel 1985. Fu riascoltando la voce di Barnabò Micheli su quel nastro che mi venne voglia di fare qualcosa. Un film? Un tentativo di film? Degli appunti, da lasciare a futura memoria. Mi colpirono le ultime parole registrate su nastro da Barnabò Micheli : "Io credo che questa radicalità di Pasolini, per cui non c'è spazio in questo momento in un'Italia che tende più al compromesso, a tutti i livelli, e a un'omologazione anche intellettuale, credo che ciò che rimane, sia dei suoi testi che della sua biografia, è un insegnamento: lottare in prima persona per ciò in cui si crede veramente. E questo significa non solo lottare in prima persona ma anche rischiare, mettere in gioco se stessi senza la falsa illusione che qualcun altro può risolvere le nostre contraddizioni e il nostro rapporto con  la società in cui viviamo. In questo senso la solitudine di Pasolini diventa sempre più grande, ma in senso positivo".

Risalgo da Matera, set del Vangelo secondo Matteo nel 1964, poi Ravello (“è qui che vorrei morire”, confesserà il poeta), Napoli, “ultimo baluardo contro la stronza Italia”, dirà mentre gira Il Decameron nel 1970.

Montemarano, Mercogliano, Sant'Arsenio sono alcuni luoghi delle musiche popolari che accompagnano le scene e le situazioni del Decameron: frutto della ricerca dell'etnologo americano Alan Lomax che nel ’55 registrò insieme all'antropologo italiano Diego Carpitella.

Pasolini utilizza in blocco questa ricerca nel suo film senza citare mai la provenienza di quei brani. Perché? Quei  canti, quelle voci, quelle serenate, tarantelle, tammurriate  si sposano perfettamente con la fine di quel mondo, quella nostalgia per qualcosa che non esiste più: il mondo millenario, contadino,  amato dal poeta.

Questa musica, questi frammenti di film mi hanno portato in Friuli, a Udine  e a Casarsa, sulla tomba del poeta. “Quando di primavera le foglie mutano colore io cadrò morto sotto il sole che arde...". Ad Memoriam/ Per Pasolini.

 

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