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    22/03/2019

Società civile e potere politico nell’epoca liberale: il «re» Michele Capozzi e il «buen cacique» Abilio Calderon Rojo

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Cultura4_dorso_sem_na.pngNAPOLI – Seconda giornata, presso il Dipartimento di studi umanistici della “Federico II” di Napoli, del seminario di ricerca, coordinato dal Centro di ricerca Guido Dorso, su “Classi dirigenti e territori in età contemporanea. Asimmetrie tra centri e periferie, continuità e discontinuità. Il caso italiano (1861-2015)”. Qui di seguito l’intervento di Vincenzo Barra.

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La relazione proposta vuole rendere conto di alcuni temi della ricerca in corso presso l’Università di Santiago di Compostela dal titolo Sociedad civil y poder político en España e Italia en la época liberal: las redes clientelares de Abilio Calderón Rojo y Michele Capozzi, che mira a fare luce, da una prospettiva comparata, su similitudini e differenze tra il caciquismo spagnolo nel sistema di patronage durante la restaurazione borbonica (1874/76-1923) e il caso italiano, a partire dalla caduta della Destra storica. A questo scopo sono state comparate le vicende politiche, le reti clientelari e i sistemi di potere di due uomini politici in Italia e Spagna: Michele Capozzi (1836-1917) e Abilio Calderón Rojo (1867-1939). Entrambe sono figure emblematiche dei regimi politici di cui sono espressione, ciò non di meno più che le rispettive biografie, l’obiettivo è comparare dall’interno il sistema politico locale in Italia e in Spagna durante i regimi liberali, per meglio comprendere le differenze nell’Europa mediterranea.

Le fonti - La principale fonte per questo studio è costituita dalle corrispondenze private. Per Michele Capozzi la fonte primaria è stata il suo ricco archivio, che raccoglie una vastissima documentazione che ha un grande valore per la storia dell’Irpinia e di tutto il Mezzogiorno italiano postunitario, attraverso il quale è possibile seguirne le vicende politiche ed amministrative sia locali che nazionali.  Per Calderón Rojo, invece, la fonte principale utilizzata è la sua corrispondenza con Antonio Maura, custodita dalla Fundación Antonio Maura a Madrid.

I personaggi - Michele Capozzi fu protagonista di una autentica “leggenda nera” creata dai suoi avversari politici, il suo potere polarizzò per molti decenni la vita politica della provincia di Avellino, che si divise in capozziani e anti-capozziani. Deputato dal 1867, il sistema di potere di quello che veniva chiamato dai suoi oppositori il “re Michele”, il “sovrano”, il “sultano” fu così saldo da durare 40 anni. La sua partecipazione ai lavori della Camera fu sempre scarsissima, la verità era che il suo orizzonte politico era e rimaneva quello della politica provinciale, e lo stesso mandato parlamentare era finalizzato proprio alla conservazione della egemonia politica e amministrativa in Irpinia. La sua attività di intermediazione non fu mai esclusivamente locale ma riuscì a stendere una rete clientelare con una trascendenza nazionale, così che il suo raggio di azione poteva pervenire a tutti i livelli centrali del potere politico ed amministrativo.

Abilio Calderón Rojo nacque nel 1867 a Grijota (Palencia, Castilla-Leon). Di umili origini, il padre seppe introdursi nella industria molitoria, che divenne la base economica del potere della famiglia. Laureatosi a Madrid in diritto, non esercitò mai la professione di avvocato, iniziò invece una brillante carriera politica come deputato provinciale finché divenne deputato di Palencia nel partito liberale. Passato poi al partito conservatore con Antonio Maura, e in seguito con Eduardo Dato a partire dal 1914, ebbe anche alcuni incarichi di livello nazionale: fu director general de Administración Local nel 1903 e poi nel 1908; director general de Obras Públicas nel 1907 e nel 1913; gobernador civil di Madrid nel 1917, ministro de Fomento nel 1919 e de Trabajo nel 1922.

Emblema del caciquismo e simbolo di tutta una epoca storica spagnola, attraverso il favore pubblico, le clientele private, l’uso della stampa quotidiana ed il maneggio del sistema elettorale, Calderón si identificò indiscutibilmente con gli interessi del suo distretto quale “buen cacique”.

Caratteristica principale del sistema rappresentativo della Spagna era che i governi non erano il prodotto del Parlamento. Invece, era il governo stesso che – dopo il potere era stato affidato dal re a una delle due parti che si alternavano al potere sotto la regola del turno – creava il Parlamento imponendo i suoi candidati nei vari distretti elettorali. Questi candidati imposti o encasillados, erano spesso senza alcun legame con il collegio elettorale, ed includevano perfino i candidati dell'opposizione. Essi erano eletti attraverso il lavoro e gli abusi dei gobernadores civiles e dei caciques, i capi politici locali. Entrambi gli strumenti – il turno e l’encasillado – avevano una ufficialità pressoché assoluta. Le elezioni spagnole erano quindi solo una sorta di ratifica formale, a posteriori. Si trattava dunque di un modello bipartitico che era una imitazione solo formale di quello inglese, e anche la prassi elettorale era una finzione solidamente edificata e consustanziale al sistema di potere.

Per entrambi gli uomini politici il controllo del contesto locale era essenziale per costruire e per mantenere il proprio sistema di potere. Questo controllo avveniva attraverso l’egemonia nell’Ayuntamiento e nella Diputación provincial in Spagna, così come nel Comune e la Provincia in Italia. Il primo dato rilevante è che, fatte salve le differenze istituzionali tra i due regimi liberali spagnolo e italiano, pur numerose e significative ma in cui non entro per brevità, in entrambi si evidenzia la centralità della realtà provinciale. La centralità della dimensione locale e dei localismi, in effetti, appare evidente in entrambi i casi presi in considerazione. Certamente il meccanismo del turno e la forte direzione imposta dal centro, rendevano il sistema spagnolo più rigido rispetto al caso italiano, che era in questo senso più dinamico, con una complessità politica maggiore e, per molti aspetti, con una distinzione più sviluppata tra l’ambito politico e quello amministrativo-impiegatizio.

Il nerbo del sistema politico di Capozzi fu senz’altro il dominio dell’istituto provinciale, che aveva saputo rivitalizzare e modernizzare a partire dal 1866, per farne in poco tempo uno strumento efficace di governo del territorio attraverso una intensa attività soprattutto nei campi dell’istruzione e della viabilità, sia stradale che ferroviaria. La gestione del bilancio provinciale era inoltre al centro del sistema clientelare-affaristico-elettorale costruito dal Capozzi e fu funzionale allo sviluppo della sua rete di potere. In Spagna invece, nel caso preso in esame, la Diputación provincial di Palencia fu solamente il trampolino di lancio per l’attività politica di Calderón, e questo probabilmente avvenne perché la Diputación provincial nel sistema amministrativo e politico della Spagna della Restaurazione non seppe andare oltre la dimensione di organo semi-conslultivo con poche prerogative concrete.

 

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