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    26/06/2019

Il murale della pace/A borgo Ferrovia la presentazione del libro di de Conciliis

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Cultura4_muraldeconc.jpgAVELLINO – È in programma martedì prossimo, alle ore 10:30, nella chiesa di San Francesco a Borgo Ferrovia la presentazione del libro di Ettore de Conciliis Il murale della pace, edito da Skira, a cura di Vittorio Sgarbi. Insieme con de Conciliis saranno presenti l’assessore alle Politiche culturali Bruno Gambardella, i consiglieri comunali Laura Nargi e Alberto Bilotta, il parroco di Borgo Ferrovia Don Luigi Di Blasi.

Il volume – si legge in una nota critica – è dedicato al Murale della pace, il primo murale dipinto nel 1965 da Ettore de Conciliis, con la collaborazione di Rocco Falciano, nell’abside della chiesa di San Francesco in Avellino. Come spiega Sergej Androsov nella antologia critica, la monumentale opera dipinta dal giovanissimo Ettore de Conciliis “non aveva nulla a che vedere con le tradizioni dell’affresco destinato a un luogo di culto come una chiesa. Altrettanto poco tradizionale apparve subito anche l’impostazione del soggetto prescelto.

L’affresco è suddiviso in due parti. Al centro troviamo l’immagine di una chiesa semidistrutta con una crocefissione rimasta intatta. Sullo sfondo il fungo della bomba atomica e una città in rovina, in cui si riconosce Roma, città della cristianità. Sulla destra lo spettatore vede terribili scene di guerra disposte a formare un’unica immagine complessiva: bombardamenti in volo, resti di edifici distrutti, cadaveri umani, patiboli con ancora appesi i condannati, uomini angosciati dal presentimento di un’inevitabile rovina. Sulla sinistra dell’affresco sono effigiati i contemporanei dell’autore: uomini sopravvissuti al cataclisma, ma consapevoli dell’incombente minaccia sull’umanità. Qui è raffigurato un mare ondeggiante di volti, formato da decine di ritratti molta caratterizzanti. Sono persone di diversi nazionalità, età, gruppi sociali, e – bisogna supporre – dalle più diverse opinioni e convincimenti. L’immensa adunata sembra essere stata riunita solo da un sentimento di sopravvivenza, insito in ogni singolo uomo. Tuttavia il centro compositivo ed espressivo dell’opera è dato dalla figura stagliantesi nello spazio, sospesa sulla folla e ingrandita – conformemente alla tradizione medievale – di uno dei massimi santi della tradizione cristiana: Francesco d’Assisi”.

 

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