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    26/06/2019

De Conciliis a confronto con i giovani studenti sul murale della pace

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Ettore de ConciliisAVELLINO – “Dopo cinquant’anni bisogna cercare di presentare quest’opera anche al pubblico  giovanissimo che oggi è qui, vale a dire le scuole, le scuole di Avellino che vengono a vedere quest’opera, a riconsiderarla. Una pittura come questa così grande dedicata al tema della pace è un’opera che prende valore se, dopo le interpretazioni che già ha avuto durante i cinquant’anni, ne ha una nuova. L’aggiunta di oggi fa sì che quest’opera è di nuovo attuale. C’è un libro di Vittorio Sgarbi, lo storico dell’arte così popolare in Italia: lui considera quest’opera come uno degli esempi dell’arte sacra contemporanea, un’opera d’arte appunto fatta in una chiesa, ed aggiunge un testo critico di diverse pagine proprio sui contenuti che un’opera d’arte deve dare ad un pubblico qual è quello che va nelle chiese. Allo stesso tempo in questo libro della Skira Il murale della pace c’è la prefazione del presidente della Cei, il vescovo Nunzio Galantino, che conosce la mia opera fin dai tempi in cui io feci il memoriale su Giuseppe Di Vittorio in Puglia. Ecco, è un libro che va presentato agli studenti e magari può essere con l’aiuto degli insegnanti uno strumento di conoscenza di un’opera d’arte che ormai è diventata popolare, come mi dicono”.

È quanto dichiara dinanzi a taccuini e microfoni Ettore de Concilliis presente questa mattina ad Avellino nella chiesa di San Francesco a Borgo Ferrovia per la presentazione del suo libro Il murale della pace, edizioni Skira, a cura di Vittorio Sgarbi, insieme con il parroco don Luigi De Blasi, l’assessore Gambardella, il consigliere comunale Alberto Bilotta.

Numerosissimi gli studenti presenti, delle scuole elementari e medie del quartiere e di alcune classi di istituti superiori cittadini. Il maestro de Conciliis ha illustrato il significato della sua opera, realizzata nel 1965 insieme con Rocco Falciano, stimolato proprio dalle tante domande di giovani allievi. Vittorio Sgarbi, nella prefazione al libro in questione, ha indicato il murale avellinese come un esempio fra i più significativi dell’arte sacra del secolo scorso. Il tema della pace, a cinquant’anni di distanza, parla ancora con forza alle nuove generazioni, facendo del murale un’opera viva e perennemente contemporanea.

 

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