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    24/06/2019

Da Serino a Miseno, 100 chilometri di acquedotto per tuffarsi nella Storia

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La piscina mirabilis di MisenoAVELLINO – Zio Luigino lasciò Avellino alla fine degli anni Venti per andare a lavorare a Napoli  in quelle che, allora, si chiamavano Regie Ferrovie. Zia Zuzzella, la sorella del nonno con cui era da tempo fidanzato, dopo il matrimonio lo seguì e, dalle parti di Piazza Carlo III,  misero su casa nella quale fu ospitato anche mio padre quando andò a studiare a Napoli. L’affetto che legava il  nonno al cognato era grande ma svaniva in un attimo quando, con moglie e figli, prima di salire in pellegrinaggio a Montevergine su macchine infiorate, con i suoi amici napoletani, “si allungava”, così diceva, a casa nostra per salutare “i cafuni r’Avellino”.

Sentirlo dire da un avellinese puro sangue ad un avellinese puro sangue faceva male, specialmente a chi ascoltava. Capitava una volta all’anno e una volta all’anno andava in scena il siparietto tra i due cognati dove il perdente era, ovviamente, il nonno che doveva incassare, uno dopo l’altro, gli affondi del cognato che vantava la superiorità dei napoletani in fatto di abbigliamento, cucina, musica, teatro ecc. ecc. A nonno restava la soddisfazione del gol della bandiera: “Luigì, se non vi mandavamo l’acqua non vi potevate nemmeno lavare”.

Solo crescendo ho capito a cosa facesse riferimento il nonno. Parlava dell’acqua del Serino. Un regalo prezioso, un gioiello che non solo ha permesso di creare l’insuperabile caffè napoletano ma  ha consentito lo sviluppo e il fiorire di una parte importante della nostra regione e che dimostra quanto abbia offerto e ancora offre l’Irpinia. È una terra generosa la nostra: ne parlavo l’altro giorno con gli amici miei con cui sono entrato nell’astuccio costruito duemila anni fa dai Romani per custodire questo regalo: la piscina mirabilis di Miseno, la cisterna terminale del grande acquedotto augusteo che portava l’acqua dalle sorgenti di Serino fino a Napoli e ai Campi Flegrei, a più di cento chilometri di distanza. Un’opera gigantesca che ti stordisce per le sue dimensioni e che con il tempo ha acquistato un fascino tale da ammaliare i pochi e motivati visitatori che si spingono fino a Bacoli per ammirarla. È stato bello scendere nelle sue profondità e perdersi tra i suoi 48 pilastri, maestosi e possenti, è stato bello portare lo sguardo in alto verso le aperture della volta a 15 metri d’altezza da cui filtra una luce che, mischiandosi al verde delle piante spontanee, all’azzurrino della muffa che si trova in questi ambienti, all’umidità, alla freschezza ed al velo d’acqua depositato sul fondo dalla pioggia recente ci ha regalato l’impressione di trovarci immersi nella purezza cristallina dell’acqua del Serino.

È stato come se per incanto i Napoletani ci avessero messo a disposizione il contenuto di 8.400.000 bottiglie di acqua minerale da 1.5 litri per farci rivivere l’effetto originario. Un vero toccasana per il nostro orgoglio di cafuni r’Avellino. E per mettere in pari spirito e corpo abbiamo deciso di consumare un “rinforzino” a base di pesce in un ristorantino che te lo raccomando reperito in loco.

 

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