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    21/11/2017

Il bicentenario/«L’istruzione è libertà»: la scuola e i giovani nella lezione di De Sanctis

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Francesco De SanctisAVELLINO – «La gioventù ubbidisce a se stessa, non ubbidisce a nessuno»: con queste parole di Francesco De Sanctis, riprese dall’Appello ai giovani del 1848, si è conclusa la lectio del prof. Toni Iermano, ordinario di letteratura italiana all’università di Cassino, in occasione del convegno De Sanctis, il Mezzogiorno e la scuola, focus inserito all’interno delle manifestazioni per il bicentenario della nascita del grande critico, filosofo e politico irpino, nato nell’allora Morra Irpino il 28 marzo di duecento anni fa.

Il tema del convegno e, principalmente, della lezione di Iermano, che si conferma essere uno dei maggiori interpreti del pensiero desanctisiano, ha dato l’occasione agli studenti presenti in massa al teatro Carlo Gesualdo e ai loro insegnanti per riflettere dei problemi e degli obiettivi dell’educazione scolastica e, più in generale, dell’essere giovani. Iermano ha più volte ricordato la modernità di De Sanctis: «La scuola che De Sanctis immagina è una scuola moderna, una scuola che forma le identità delle persone. La scuola odierna – ha evidenziato amaramente il professore – si è burocratizzata. Non riesce a trasmettere ai giovani l’importanza dello studio. Per De Sanctis lo studio è la passione, è la possibilità di uscire dalle ataviche prigioni culturali, è la possibilità di diventare persona. Proprio attraverso lo studio De Sanctis divenne il principale allievo del purista Basilio Puoti. Allievo ma, al tempo stesso, anche l’allievo più diverso dal maestro. De Sanctis capisce, infatti, che la lingua non deve essere pura, bensì precisa e propria: la parola propria è il racconto che ognuno di noi fa con se stesso».

La lezione di Iermano è poi proseguita riflettendo il tema centrale, nel pensiero desanctisiano, della libertà: «La libertà, per De Sanctis, è dentro di noi. È un nostro bene. Ci dice De Sanctis che non bisogna riconoscere negli altri la possibilità di dirci cosa sia la libertà. L’uomo non ha limiti. Il suo unico limite è infatti il desiderio di conoscere il mondo. La conoscenza, infatti, non è altro che il racconto del nostro mondo». Una riflessione che all’apparenza sembrerebbe giungere ad esiti solipsistici. In realtà è questa una riflessione che dialoga continuamente con il mondo circostante. Un incontro questo, tra riflessione speculativa e mondo circostante, che emerge con chiarezza nella vicenda del 1848.

«Nel 1848 – ha proseguito l’ex assessore alla Cultura del Comune di Avellino – De Sanctis comprende che il mondo sta cambiando e decide di rendere protagonisti di questo cambiamento i suoi giovani allievi portandoli sulle barricate. Lì alcuni, come Luigi La Vista, il suo allievo prediletto, muoiono. Sono circa 500 i ragazzi come voi – spiega Iermano rivolto alla giovane platea – che il 15 maggio 1848 morirono per la libertà. Una libertà che non era solo libertà politica, libertà dalle istituzioni dello Stato borbonico, ma che era, prima di tutto, una libertà da se stessi. Dopo il 1848 per De Sanctis iniziò il periodo della prigionia. E, paradossalmente, fu durante quei tre anni, nei quali fu incarcerato in Castel dell’Ovo, che De Sanctis scoprì la propria libertà, il proprio infinito leopardiano. In carcere si dedicò allo studio di Hegel e del tedesco. In carcere scrisse i versi de La prigione, che trasudano dell’influenza di Leopardi. Ed è in carcere che De Sanctis capisce che i libri debbono diventare viventi, trasformarsi in azione». Dunque il monito che Iermano, riprendendo la lezione desanctisiana, lascia ai suoi giovani uditori: «Facciamo in modo che il mondo sia il nostro infinito».

Prima dell’intensa lectio del prof. Iermano era toccato all’on. Gerardo Bianco, presidente del Comitato nazionale per il bicentenario di De Sanctis, presentare alcuni aspetti del pensiero del grande irpino e, soprattutto, il suo ruolo nella formazione del pensiero nazionale. «Il pensiero nazionale, il pensiero che è alla base dell’Unità d’Italia – ha ricordato Bianco – fu opera degli intellettuali meridionali e, soprattutto, di quelli napoletani. Gli Spaventa, i Mancini, i Villari furono i principali fautori della costruzione italiana. E in tutti loro vi è l’influsso del pensiero di De Sanctis. Il quale, non bisogna dimenticarlo, è anche il patrono del pensiero meridionalista che ha avuto i suoi maggiori esponenti in Villari, Fortunato, Dorso e che ha contribuito all’esperienza dell’intervento straordinario nel secondo dopoguerra. Il pensiero di De Sanctis – ha dunque concluso il presidente Bianco – è un pensiero universale, che non entra in nessuna categoria che termina con gli “ismi”. È un pensiero nazionale e nella sua opera si ritrova la coscienza storica dell’Italia».

Il convegno, aperto dai saluti dell’assessore alla Cultura del Comune di Avellino, Bruno Gambardella, che ha ribadito «la necessità di ricordare e riconoscere il pensiero di De Sanctis anche nella città di Avellino», promettendo anche l’organizzazione di altre diverse iniziative per le celebrazioni del bicentenario desanctisiano, e del sindaco di Morra De Sanctis, Pietro Mariani, che ha ricordato il grande impegno di De Sanctis a favore dell’istruzione, citando l’appello ai giovani del grande critico letterario («Cari giovani studiate, perché l’Italia sarà quel che sarete voi»), ha visto anche la partecipazione del presidente del Consiglio regionale, Rosetta D’Amelio. Quest’ultima, evidenziando la capacità di De Sanctis «di coniugare il pensiero morale con quello civile», nonché la sua centralità nel pensiero italiano del XX secolo («De Sanctis fu un punto di riferimento, nonostante tutte le divisioni politico-culturali, dei più grandi esponenti del pensiero italiano del Novecento, ovvero di Croce, Gentile e Gramsci, nonché del pensiero meridionalista»), ha anche affrontato il tema, sempre attuale, dello sviluppo infrastrutturale della nostra terra. «Proprio ieri, con la vista del presidente della Regione, Vincenzo De Luca, si è deciso di riaprire e di restituire alla nostra comunità, la linea ferroviaria Avellino-Rocchetta. È questa, infatti, una linea importante per lo sviluppo turistico della nostra terra, nel solco del pensiero tracciato da De Sanctis».

Assenti il sindaco di Avellino, Paolo Foti, impegnato per motivi istituzionali a Napoli, Gerardo Capozza, ex sindaco di Morra, e Luigi Fiorentino, presidente del Centro di ricerca “Guido Dorso”, colpito nei giorni scorsi dalla perdita del padre.

 

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