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    25/09/2017

Il bicentenario/De Sanctis educatore della coscienza italiana, all’Imbriani l’incontro con gli studenti

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Francesco De SanctisAVELLINO – «La politica non è stata mai per me una vocazio­ne; io ero nato per vivere in mezzo a’ miei giova­ni, e predicare a loro ciò che mi pareva il bello ed il buono; e mi sentivo tanto felice in mezzo a lo­ro. Io ad essi non parlai mai di libertà, non parlai mai d’Italia; parlavo della dignità personale […].Mantenete intatta e degna la vostra persona. E in questa parola c’era tutto: c’era la patria, c’era la libertà, c’era l’Italia, c’era la virtù».

Queste parole, pronunciate da Francesco De Sanctis il 29 gennaio 1883 a Trani, risuonano come il suo testamento politico ed educativo. Non è un caso che proprio da queste parole abbia preso le mosse la giornata di studio, organizzata dal liceo “Paolo Emilio Imbriani” di Avellino sulla figura di De Sanctis educatore.

«È importante – ha sottolineato nei saluti iniziale il provveditore Rosa Grano – riscoprire la figura di De Sanctis. Ma è ancora più importante utilizzare De Sanctis anche in un ambito curriculare. Da qui l’idea di questo incontro in una scuola, in uno degli ambienti privilegiati da De Sanctis». Del resto «tra i vari aspetti della complessa personalità di De Sanctis quello educativo – ha affermato la prof.ssa Benedetta Quadrio dell’Università degli Studi di Torino – è certamente il più importante». In realtà i due aspetti, quello politico e quello educativo, sono strettamente intrecciati tra loro: «non è un caso – ha continuato – che nel 1848, in occasione dei grandi moti costituzionali, De Sanctis decise di lasciare l’insegnamento per lottare per la libertà. Una volta raggiunta, con l’unificazione, quella libertà, De Sanctis ritornò all’insegnamento e alla politica educativa. Nuovamente, dunque, la scuola tornava ad essere centrale nella sua riflessione: il compito della scuola, per De Sanctis, è quello di creare lo spirito italiano». Dunque la scuola come luogo di creazione di unità intellettuale e morale degli italiani.

Su questo rapporto tra l’educazione e la società, quindi sugli scopi e gli obiettivi dell’educazione scolastica, si inserisce, secondo la professoressa Quadrio, il principale contributo desanctisiano in ambito pedagogico, ovvero la prolusione all’anno accademico 1872-1873, pronunciata da De Sanctis presso l’Università di Napoli, e dal significativo titolo La scienza e la vita.

«La cultura deve decidere sulla vita – ricorda la prof.ssa Quadrio illustrando il pensiero del critico di Morra – e non può essere soltanto una massa informe di informazioni. La cultura deve avere un suo risvolto nella società italiana, deve contribuire a creare la coscienza nazionale. Di qui il rapporto che De Sanctis, un laico, instaura con il cattolicesimo. De Sanctis, infatti, riconosce alla Chiesa cattolica la capacità di aver creato una coscienza religiosa nell’animo umano. Guardando a quell’esempio, in definitiva, anche la scuola deve riuscire a creare una coscienza nell’animo italiano. Così scrive De Sanctis che “la scienza deve organizzare l’educazione nazionale, ma per farlo deve imitare il cattolicesimo”».

Ma come si inserisce in questo contesto, in quest’opera di educatore, il grande progetto della Storia della letteratura italiana? Anche la grande opera letteraria di De Sanctis, secondo la professoressa Quadrio, «ha un suo intento di educazione nazionale. Di questa grande opera desanctisiana mi piace sottolineare due aspetti. Il primo è stato ricordato anche da uno dei più grandi interpreti di De Sanctis, ovvero Carlo Muscetta, che ha ricordato come “la storia delle letteratura italiana è un vasto esame della coscienza italiana”. Il secondo aspetto sul quale vorrei fermarmi è invece la forma con la quale questa Storia è scritta: non un insieme di saggi critici, ma un vero e proprio romanzo della letteratura italiana. Sono questi due aspetti – ha concluso Quadrio – che hanno portato Benedetto Croce a dire che “i grandi scrittori italiani ci rimangono scolpiti nell’anima così come ce li ha consegnati il grande storico”».

È emerso, dunque, dalla ricca relazione della professoressa Quadrio un aspetto non molto conosciuto dell’opera desanctisiana, quella di educatore della coscienza italiana. Che questo aspetto non sia totalmente staccato o contrapposto da quello politico, lo ha ricordato Giuseppe Gargani: «De Sanctis è un antesignano della politica novecentesca. Centrale era, nel suo pensiero politico, l’idea del partito politico come luogo di formazione dell’idea nazionale. Compito del partito politico era, dunque, quello di porre gli interessi nazionali sopra quelli “particulari” – ha affermato l’ex europarlamentare nato nello stesso paese di De Sanctis, ricordando esplicitamente un famoso studio del grande letterato irpino su L’uomo del Guicciardini, mosso dal proprio “particulare”. È questo un insegnamento che – ha concluso Gargani – è stato seguito dai partiti novecenteschi, come la Democrazia cristiana. Un insegnamento che è stato fissato anche nella Costituzione, che riconosce al partito politico il ruolo principale per “concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”».

Il dibattito, moderato da Sergio De Piane, che ha visto la partecipazione di molti studenti del triennio del liceo Imbriani, era stato aperto dai saluti del dirigente scolastico Tullio Faia e dall’assessore Teresa Mele, intervenuta come rappresentante del Comune di Avellino.

 

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