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    23/11/2017

Le vedute di Avellino, Ariano e Sant’Angelo nel Ventaglio di Achille Vianelli

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Achille Vianelli (1803-1894)AVELLINO – Con inizio alle ore 16:30 è in programma domani nella sala Ripa del carcere borbonico di via Dalmazia la presentazione del volume Francesco Barra e Gaetano Matteo Il ventaglio di Achille Vianelli. Vedute inedite di Avellino, Ariano Irpino, Sant’Angelo dei Lombardi e Benevento, edito da Terebinto. Dopo i saluti di Maria Cristina Lenzi, Gaetano Matteo ed Ettore Barra sono previsti gli interventi di Armando Montefusco, studioso di storia locale, e Francesco Barra, ordinario di Storia moderna presso l’Università di Salerno. A moderare i lavori sarà Raffaele la Sala. L'esposizione del Ventaglio, con le  vedute inedite di Avellino, Ariano, Sant'Angelo e Benevento, proseguirà fino alle 19:00.

Sul Ventaglio di Vianelli ospitiamo un intervento di Riccardo Sica.

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È una gouache, ovvero un guazzo, ossia una pittura a tempera resa più densa – come dice bene Francesco Barra nel suo saggio nel libro – dall’impasto di biacca o gesso con la gomma arabica, sì da raggiungere effetti coloristici meno trasparenti ma più vivaci e lucidi, con densità pittoriche quasi al limite dei colori ad olio, pur nell’effetto di un sicuro esprit de nes-s. Per un’analisi valutativa è punto di riferimento preciso quella litografia del 1839 – Veduta di Ariano – (pubblicata anche altrove con il titolo di Panorama di Ariano) disegnata da Francesco Wenzel (dis.) e dipinta da Achille Vianelly  (dip.), come si legge nella scritta sul foglio di Cina  sotto la stampa. Vianelly e non Vianelli è scritto, perché  il padre Giovan Battista Vianelli, veneto di origine, sposando una parigina, aveva mutato il nome in Vianelly o Viennelly e assunto la nazionalità francese. Il disegnatore Francesco Wenzel fu, oltre che disegnatore, litografo e editore  insieme a Vianelli per alcune opere a stampa, specialmente per la pubblicazione delle Vedute di Taranto. Wenzel e Vianelli disegnano insieme, per esempio, il monumento di Sergianni Caracciolo in San Giovanni a Carbonara edito da Cuciniello e Bianchi dopo il 1830.

Questa tavola della Veduta di Ariano è riprodotta nel Poliorama pittoresco nel Regno delle due Sicilie “dai ss. ri Cuciniello e Bianchi dedicato a sua maestà Francesco Primo”. Una copia, cm. 23 X 38, stampata dagli editori (con sede a S. Anna di Palazzo), nel 1839, 3 v., fa parte  delle 180 litografie su carta di Cina (è in vendita per 330 euro presso libreria Carlo Regina, via S. M. Costantinopoli, n.51, Napoli). Gli spicchi “vedutistici” di Ariano che appaiono nel Ventaglio riproducono parte della stessa veduta del paese ripreso dalla stessa angolazione in questa litografia. Quasi una replica riappare, poi,  in una stampa tinta, Veduta di Ariano nel Principato Ulteriore, del 1853-60, litografata dal grande Filippo Cirelli e disegnata da Leale (attualmente in vendita alla  Libreria Galleria Trippini Sergio, per  15° euro!). C’è persino un’incisione su rame di una Veduta di Ariano, 28x20 cm., (in vendita per 120 euro): ne è  autore  Attilio Zuccagnini Orlandini, ma, a mio avviso, su disegno di Achille Vianelli. Attualmente ci sono in commercio, sul mercato, almeno cinque-sei Vedute di Ariano, tra incisioni, xilografie e litografie.

Una bella Veduta di Ariano pubblicata nel 1839, cm.14x22,7, con in primo piano l’obelisco ripreso dal piano di Croce, figura anche nel ventaglio, ma nella litografia è disegnato da Henrio (in vendita per 80 euro). Addirittura una splendida, suggestiva e tecnicamente perfetta incisione che ritrae il Molino presso Ariano del 1876 è in vendita per 80 euro presso la Libreria Galleria Garisenda! Per la Veduta di Avellino che appare in uno dei due piatti del Ventaglio si fa riferimento alla veduta già realizzata precedentemente, nel 1832, dallo stesso Vianelli e stampata ancora da Francesco Wenzel per il Viaggio pittorico nel Regno delle Due Sicilie di Cuciniello e Bianchi. Gli scorci pittorici delle tre città rappresentate sui piatti del Ventaglio in questione riproducono scorci ripresi dal vivo dal pittore Vianelli.

Giacinto Gigante, che sposò la sorella Loisa di Achille Vianelli, per attestare la ripresa dal vivo dei personaggi e delle vedute nelle sue opere amava far seguire la sua firma dall’aggiunta di ”dess. d'après nature". È da avvertire che la ripresa dal vero, dal vivo, fu una caratteristica comune agli esponenti della “Scuola di Posillipo” ai quali, ancora giovani, Bianchi e  Cuciniello solevano rivolgersi per incisioni, litografie, xilografie, disegni etc che poi avrebbero pubblicato a stampa. Ciò che più conta è che le pitture sul Ventaglio rivelano quel  “gusto pittoresco”  tanto ricercato  e sollecitato nei giovani pittori della  “Scuola di Posillipo” dalla stamperia Cuciniello e Bianchi a Napoli. Quegli scorci sul ventaglio costituiscono, infatti, una indiretta testimonianza, esaltandola, dell’opera di rinnovamento ed arricchimento prodotto dalla stamperia citata, specialmente tramite la sua opera maggiore, che  diede maggior fama alla casa litografica, pubblicata tra il 1829 e il 1832, in tre volumi, con il titolo Viaggio pittorico nel Regno delle Due Siciliededicato a Sua Maestà il Re Francesco Primopubblicato dai SS.ri Cuciniello e Bianchi (In Napoli presso gli Editori, vico S. Spirito di Palazzo n. 49).

La prima parte era dedicata a Napoli e divisa in due volumi riguardanti rispettivamente la città di Napoli e la sua provincia; la seconda la Sicilia. Seguendo la fortunata, secolare tradizione tracciata dal Saint-Non con il Voyage pittoresque ..., grande rilievo viene dato in quest'opera alle tavole, con vedute litografiche da R. Müller, F. Hörner, F. Wenzel, C. W. Goetzloff, L. jely, P. de Léopold, G. Forino e G. Dura. Le vedute, ben 178, furono dipinte, come s’è detto,  dai paesaggisti della cosiddetta Scuola di Posillipo, allora quasi agli esordi, in particolare da Giacinto Gigante, Achille Vianelli, Raffaele Carelli, e poi ancora da A. Marinoni, dal Belloni, da S. Fergola, da A. Falcon e da S. Cavallari.

L'essersi rivolti a così giovani e poco conosciuti artisti è già segno della frequentazione dei miglior ambiente romantico napoletano: ma ciò che soprattutto dà un segno di novità all'opera è il testo, affidato a Raffaele Liberatore, letterato che, tentando di reagire al purismo di Basilio Puoti, descrive i luoghi con un atteggiamento di evocazione nostalgica che contribuisce a determinarne il mito romantico. Così pure le vedute, benché riferite a quelle del Saint-Non, sono già inclini ad un concetto del "pittoresco", che poi resterà tipico delle vedute meridionali. In questo, la qualità della traduzione litografica tocca vertici fino ad allora non riscontrabili, riuscendo a rendere, nell'immagine bianca e nera, tutte le possibili sfumature pittoriche degli acquerelli originali (Veduta di parte della spiaggia di Sorrento e della casa di Tasso, II, tav. 120, opera di G. Gigante e di F. Wenzel, ne costituisce un esempio ammirevole).

 

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