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    26/09/2017

Il secolo lungo nelle carte personali di Carlo Muscetta

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Da sx: Ordine, Frustaci, De Prospo, CignarellaAVELLINO – Carlo Muscetta (1912-2004), critico letterario, editore, accademico, partigiano e politico, è stato uno straordinario testimone del XX secolo, che ha attraversato quasi nella sua interezza. Con la pubblicazione del volume curato da Vincenzo Frustaci, Il secolo lungo di Carlo Muscetta. Le carte, le lettere e i libri, si vuole dare notizia delle sue carte personali che egli ha voluto donare, all’inizio di questo millennio, alla città capitale e al suo archivio storico. Il riordino delle carte personali del grande critico letterario, frutto di un lavoro sapientemente portato avanti da Frustaci, rappresenta certamente l’occasione di «far emergere dall’oblio – sono parole dello stesso Frustaci – la figura di Muscetta», auspicando una ripresa degli studi su una figura così importante della storia recente del nostro Paese. Le carte del vasto archivio personale di Muscetta riguardano, ha ricordato Frustaci, «tutta l’attività di Muscetta». Particolarmente interessante è il carteggio personale, di cui Frustaci ha già pubblicato diversi stralci (i carteggi con Alfonso Gatto, Leone Ginziburg e Rocco Scotellaro) e la bibliografia degli scritti muscettiani, «una bibliografia certamente non esaustiva – ha ricordato l’autore del volume – e che nei prossimi anni continuerà ad arricchirsi attraverso nuove scoperte».

La presentazione del volume, svoltasi nel pomeriggio presso il circolo della stampa nel corso di un incontro promosso dal Centro Guido Dorso, ha rappresentato l’occasione per parlare di questo straordinario personaggio della cultura avellinese. Sono intervenuti nell’occasione, oltre al curatore del volume, anche Nuccio Ordine, professore dell’Università della Calabria, e Mario De Prospo, ricercatore presso il Centro Dorso di Avellino.

Sulla straordinaria figura del Muscetta intellettuale si è basato l’intervento del professor Ordine, che più volte ha ricordato la fortuna di aver conosciuto personalmente il grande intellettuale avellinese. «Muscetta – ha esordito Ordine – rappresentava quello che dovrebbe essere l’ideale del professore: una personalità capace di cambiare la vita dei suoi studenti». Ordine ha poi sviluppato il suo intervento lungo quattro assi tematici che hanno costituito l’interesse di una vita per Muscetta: l’attività editoriale, la critica militante, l’attività politica e quella più strettamente accademica. Campi attraversati da Muscetta come “ospite ingrato”: «Muscetta – ha ricordato il professore calabrese – era un eretico nel vero senso della parola: ovvero colui che sceglie controcorrente, contro il luogo comune del momento». Questa inattualità di Muscetta emergerà in tutti i campi di interesse della sua interdisciplinare attività.

«Nel campo dell’editoria – ha proseguito Ordine – Muscetta ebbe un ruolo fondamentale nella riscoperta dei classici la cui importanza era fondamentale nella formazione delle giovani generazioni. Da questa prospettiva nacquero gli incontri con Leone Ginzburg e con la casa editrice Einaudi prima e con la casa editrice Feltrinelli successivamente. Nell’ambito della critica militante Muscetta cercava di leggere gli eventi del quotidiano sotto la luce dei grandi classici italiani: passione civile e passione intellettuale in lui si intrecciavano. Anche nel campo della politica egli fu sempre un “ospite ingrato” del Pci, con il quale intrattenne un lungo dialogo. Nel 1956, infatti, fu tra i principali promotori del Manifesto dei 101, il manifesto che criticava la scelta del gruppo dirigente comunista di appoggiare la repressione sovietica in Ungheria. Avvenimento questo che fu alla base della sua decisione di lasciare il partito nel 1957.

Ma l’impegno politico di Muscetta non escluse il meridionalismo: anche nell’ambito dell’impegno meridionalistico Muscetta era mosso dall’idea dell’abbattimento dell’ignoranza come leva di sviluppo della società del Mezzogiorno. “Ospite ingrato” Muscetta lo fu certamente nell’ambito accademico: egli rifiutava il ruolo del professore burocrate, convinto che la funzione del professore fosse quella di prepararsi e fare una buona lezione. Del resto egli fece sua la massima bruniana di essere “accademico di nulla accademia”».

L’intervento di Mario De Prospo si è mosso in una direzione diversa da quello che lo ha proceduto, centrando l’attenzione sul rapporto tra Muscetta e il grande meridionalista Guido Dorso. De Prospo ha infatti ricordato gli sforzi compiuti da Muscetta presso l’editore Einaudi per pubblicare le opere di Dorso e dunque per rendere il meridionalista avellinese «una delle figure principali del pantheon intellettuale della Repubblica italiana». Poi De Prospo si è concentrato sull’utilità del lavoro condotto da Frustaci, «strumento indispensabile per avvicinarsi alla figura di Muscetta. 65 faldoni costituiscono l’archivio personale di Muscetta e testimoniano la cifra dell’interesse intellettuale di Muscetta. A questi – ha concluso il giovane ricercatore – vanno aggiunti i carteggi: 1200 sono i corrispondenti di Muscetta, tutti rappresentanti del fior fiore dell’intellighenzia intellettuale dell’epoca».

Il dibattito, moderato da Paolo Speranza, ha visto anche la partecipazione del vicepresidente del Centro Dorso, Nunzio Cignarella, e della segretaria del Centro, Giuliana Freda che ha ricordato come presso la sede del Centro, sita nei locali di Palazzo De Conciliis, si trovi la biblioteca personale di Muscetta, costituita da 6500 volumi e utilizzabile dagli studenti e dai ricercatori.

 

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