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    23/11/2017

La mitologia che fa riflettere nel libro di Marco Parisi

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Da sx: Vella, Minichiello, Carullo, ParisiAVELLINO – Presentato al circolo della stampa il primo volume della quadrilogia dedicata agli Hiperionidi – L’alba degli dei (edizioni Montecovello) di Marco Parisi. All’incontro con il giovane autore avellinese, moderato da Fiore Carullo, hanno preso parte come relatori Generoso Vella e Giuliano Minichiello.

"La storia di Marco Parisi – ha spiegato Minichiello, docente di pedagogia generale presso il corso di laurea in Scienze dell'educazione della facoltà di Scienze della formazione presso l'Università degli studi di Salerno – è la storia di Elio, Selene e Eos che decidono di liberare il padre dalla prigionia a cui l'ha condannato Astreo. Il romanzo è la storia di quest'impresa. Il libro racconta questa storia con una tale capacità fascinatoria che attrae il lettore, lo avvince e non gli consente di interrompere la lettura del libro, che va letto necessariamente fino in fondo, poiché ogni pagina riserva una sorpresa, una novità. È un libro che denota una grande capacità inventiva dell'autore, un grande senso dell'avventura e una notevole perspicacia psicologica. Elio, Selene, Eos progrediscono nel corso della storia prendendo coscienza e consapevolezza dei loro prodigi, di ciò che è in loro potere e ciò' che non lo è. Inizialmente sono un po' tutti sprovveduti, l'autore li prende in giro: Elio è considerato uno che fa solo gaffe e Selene una bambina che parla un linguaggio infantile e volgare.  È evidente poi una sotterranea vena poetica,  soprattutto nell'episodio in cui la piccola Pandia stabilisce  che la felicità balla tutto intorno al mondo proponendo come immagine una specie di girotondo  costituito da  uomini felici. Un'immagine di pura poesia non trascurabile”.

“Il linguaggio con cui il libro è scritto – ha detto ancora Minichiello – non è univoco, non è monocorde, non è prosastico. Riconosce molti fasti stilistici ed è  un linguaggio che va dal realistico al fantastico, dall'osceno al poetico, dal sensibile all'ultra sensibile. Tutti i possibili stili narrativi sono presenti nel libro e questo è fondamentale per l'opera di Marco. Non da sottovalutare, poi, l'assurda padronanza dalla disciplina. Lo scrittore non perde uno solo dei fili che tesse intorno al mondo che sta costruendo sulla carta. Alla fine si ritrovano tutti e le diverse storie si intrecciano tra loro, si collegano, si schierano, ci sorprendono ma sempre con una grandissima coerenza”.

Minichiello, nel suo dotto e acuto intervento, s'interroga e fa interrogare il pubblico su cos'è il mito e cosa lo fa morire: "Il mito è qualcosa che sta già oltre le vicende raccontate. Le storie diventano mitiche se un autore ne parla come hanno fatto Omero, Esiodo e decade il mito perché muore ciò che lo anima, è quello che i greci chiamano ϑαυμάζειν ovvero il meravigliarsi, lo stupore, da cui appunto nasce un mito. È l'incantato quindi a partorire il mito. Marco Parisi non lo dice esplicitamente  ma per caso lo confessa quando presenta Iride, la dea dell'arcobaleno, dalle cui mani sprigiona i colori che compongono l'arco con il quale l'uomo si congiunge alla divinità.  Un grande studioso della grecità, Giorgio Colli, afferma che gli dei nascono da uno sguardo sul cespuglio che diventa lo spunto sensibile da cui nasce il meraviglioso, l'incantato e quindi il mito. Oggi, il mito muore  perché non siamo più capaci di sorprenderci, di meravigliarci. Per noi tutto è scontato e il massimo della sorpresa la troviamo nel conoscere come funziona l'ultimo modello dello smartphone. Questo spiega perché non abbiamo più miti e nemmeno più storie da raccontare. Marco Parisi ha ridato luce al mito e avverte il pathos di questo originario venire alla luce del mondo ed è in grado di restituircela”.

Al tavolo del circolo della stampa anche il giornalista e presidente dell’associazione ‘’Nel segno dell’arte ‘’ Generoso Vella che ha collaborato alla realizzazione dell’evento e offerto anch’egli una propria analisi critica sul libro: “Marco Parisi – ha sostenuto – racconta una Grecia quasi inedita, diversa, poco conosciuta, un affascinante mondo caratterizzato da mistero, avventura e contraddizioni e lo attualizza attraverso uno studio appassionato e approfondito della mitologia classica e un linguaggio di estrema chiarezza e semplicità. Dà la voce agli dei e agli eroi meno conosciuti della Grecia, li umanizza, ne esalta i loro punti di forza e fa conoscere le loro debolezze. Essi rappresentano lo specchio della collettività odierna e talvolta si offrono come modello da seguire per mezzo di profondi insegnamenti e intelligenti punti di vista”.

Dopo i brevi interventi di Ettore Barra e Gaetana Aufiero ha preso la parola, in chiusura, lo stesso Parisi che ha esortato il pubblico "a non smettere di sognare e fantasticare in un'epoca in cui non riusciamo a percepire la nostra condizione e non diamo spazio alla nostra storia e al nostro passato. Rifiutare la storia vuol dire perdere noi stessi e le proprie origini. Oggi rinunciamo tutti alla capacità di immaginare e in tal modo si giustifica il cyberbullismo e gli insulti sul web dove non c'è più rispetto per nessuno. La scrittura invece può aiutarci a vivere meglio, è una terapia poiché consente di sfogarsi, di ragionare e discutere su diverse tematiche”.

 

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