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    21/11/2017

Il rapporto/Picone: «No alle pianificazioni». Fiorentino: «Creare un sistema Irpinia»

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Cultura4_fiorenti_no.jpgAVELLINO – «Questo volume è un lavoro importante, completo, una fotografia dettagliata della nostra provincia, analizzata in tutti gli aspetti economici e sociali»: con queste parole il giornalista Marco Grasso ha aperto il dibattito svoltosi presso la sala Ripa dell’ex carcere borbonico di Avellino. L’occasione per parlare di Irpinia – del presente e del futuro della nostra terra – è stato dato dalla presentazione del volume Idee per lo sviluppo dell’Irpinia, pubblicato lo scorso anno dalla Editoriale Scientifica Italiana, e curato da Luigi Fiorentino, presidente del Centro di ricerca Guido Dorso.

Il dibattito, molto intenso e ricco di riflessioni, si è concentrato su alcuni dei problemi principali della nostra provincia e nel tentativo di delineare alcune linee di sviluppo che, intraprese fin da oggi, possano dare qualche risultato tangibile nel prossimo futuro. Per comprendere quali siano le opportunità del nostro territorio occorre riprendere coscienza del nostro luogo.

«Oggi una delle necessità da affrontare con maggiore decisione – ha spiegato Gianpaolo Basile, docente di Marketing territoriale presso l’Università di Salerno – è quella di creare relazioni con diversi stakeholder, portatori di interessi. Vanno prese insieme delle decisioni che siano di stimolo per la governance centrale». Basile, in uno dei passaggi del suo discorso, si è poi concentrato su uno dei temi caldi del momento: «Mi auguro – ha affermato – che le aggregazioni territoriali degli enti locali non siano soltanto una moda passeggera. Noi oggi abbiamo il dovere, così come ci spiega anche l’Europa, di aggregazioni di varie entità».

A tratti molto duro è stato l’intervento di Generoso Picone, responsabile della redazione locale del quotidiano Il Mattino. Partendo dalle osservazioni condotte all’interno del rapporto da Ornella Alboino e Alfredo Cavalieri, autori del capitolo su Il territorio tra pratiche e rappresentazioni, Picone ha ricordato come «da qualche anno a questa parte l’Irpinia tenta di diventare altro da sé. Per capire come debba essere questo altro da sé è necessario, tuttavia, interrogarsi su quello che si è stato». Da questa nota si è sviluppato un duro intervento contro la filosofia delle pianificazioni, che hanno spinto il direttore del quotidiano a chiosare che «in Irpinia si muore di pianificazioni. La pianificazione – ha aggiunto – cerca sempre di ricorrere alla nostra identità: l’identità, in realtà, dobbiamo crearla noi. Questo ricorso al mito dell’identità storica irpina è dovuto ad un ricordo di una memoria collettiva: ci inventiamo un passato, una tradizione che non esiste, diventando il luogo dell’invenzione della memoria. È la marginalità del nostro territorio che ci ha costretto ad accontentarci di essere marginali. L’Irpinia può diventare il laboratorio per un diverso sviluppo del Mezzogiorno solo se ha questa ambizione» ha concluso Picone.

Ambizione che Giuseppe Bruno, presidente di Confiundustria, vede soprattutto negli attori dell’economia locale: «Gli imprenditori irpini – ha affermato – oggi guardano al mondo e vogliono essere guardati dal mondo. Per farlo occorre essere messi in condizione di competere. Solo così potremmo recuperare il ritardo accumulato». Ritardo che può essere recuperato, secondo Bruno, anche attraverso la riorganizzazione di alcuni servizi fondamentali, come i rifiuti e la digitalizzazione. Proprio la digitalizzazione può servire per svecchiare la pubblica amministrazione: «Non trovo giusto – ha detto il presidente di Confindustria – accusare sempre i politici. Credo che le responsabilità maggiori siano da attribuire al sistema burocratico».

È toccato poi a Luigi Fiorentino, presidente del Centro Dorso, tirare le fila del discorso, evidenziando alcuni dei temi emersi nel corso del dibattito e lanciando delle nuove proposte.

«L’obiettivo di questo lavoro – ha esordito Fiorentino – non  era quello di creare un programma politico, perché il nostro è un centro di ricerca. Dal dibattito emergono una serie di spunti e stimoli molto interessanti. Prendo atto di quello che è stato detto partendo da quanto detto da Generoso Picone: cosa fare per uscire dalla marginalità? Io credo che noi dobbiamo avere una ambizione: creare un sistema Irpinia. Un sistema in cui l’Irpinia deve essere leader in quei settori in cui può essere leader. Cosa serve per costruire questo sistema? Una governance plurale: della politica, delle istituzioni, della politica, della gente».

L’intervento di Fiorentino si è poi spostato sui temi più generali della governance politica e del sistema burocratico, richiamati da ultimo nell’intervento del presidente Bruno: «La politica – ha affermato Fiorentino – deve riappropriarsi di un proprio luogo, quello della costruzione delle idee. Il problema della burocrazia è un problema di politica nazionale: serve un piano di ammodernamento. L’età media dei dipendenti della pubblica amministrazione è di 55 anni: occorre svecchiare questo sistema, immettendo al suo interno i giovani». Infine, le note conclusive: «Come si prepara l’Irpinia a questo? L’attività del Centro Dorso è quello di essere uno stimolo costante per indicare la strada verso questi modelli di sviluppo. Ma tocca alla politica e alle istituzioni dare delle risposte concrete a partire da oggi, altrimenti sarà troppo tardi».

Al dibattito hanno assistito, oltre Elisa Dorso, figlia del grande meridionalista, e Nunzio Cignarella, vicepresidente del Centro, molti esponenti del mondo delle istituzioni locali: il sindaco di Avellino, Paolo Foti, il presidente della Provincia, Domenico Gambacorta, il presidente dell’Alto Calore, Lello De Stefano, l’onorevole Valentina Paris, il sindaco di Sant’Angelo dei Lombardi, Rosanna Repole.

 

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