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    23/11/2017

Il bicentenario/Studiosi a confronto sulla via Appia e il futuro dell’Irpinia

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Al tavolo dei relatori, Domenico Gambacorta e Celestino GrassiMORRA DE SANCTIS – Una delle grandi ambizioni, anzi la principale ambizione del Parco letterario Francesco De Sanctis, che opera da quasi venti anni in Alta Irpinia ma con lo sguardo rivolto alla Campania, all’Italia e all’Europa, è stato da sempre quello di coniugare un progetto culturale rilevante - tenere viva la memoria del grande intellettuale di Morra e mostrare la validità del suo pensiero ancora oggi - e di contribuire al progresso delle aree interne della provincia di Avellino, valorizzando le risorse materiali e immateriali del territorio. In questa ottica si inserisce la pubblicazione degli atti del convegno “La via delle aquile nella terra dei lupi”, tenutosi il 28 agosto 2012 a Conza della Campania, dedicato al tracciato della Via Appia nell’Irpinia ad Oriente. Il volume, a cura di Celestino Grassi, fu edito l’anno successivo, ricco delle introduzioni di chi scrive e di Gerardo Bianco, con saggi di Nicola Di Guglielmo, Gerardo Troncone, Celestino Grassi, Michele Carluccio, Nicola Giovanni Di Meo, Giuliana Tocco e Marianna Franco. In quella occasione, facendo tesoro dei consigli del latinista Antonio La Penna, ricordavamo come il Parco letterario dovesse uscire dalle “accademie” e rifiutare le vuote “arcadie” per valorizzare anche le vestigia archeologiche del territorio: “La ricerca archeologica - scriveva La Penna - ha trovato [in Irpinia] difficoltà e limiti nella scarsezza di mezzi finanziari: sarebbe bello se il Parco letterario divenisse abbastanza ricco per aiutare validamente la ricerca archeologica. Mi chiedo, tuttavia, quanto del materiale scoperto sia visibile in Alta Irpinia e quanto possa attirare i turisti” (“Agli amici dell’Alta Irpinia per l’inaugurazione del Parco Letterario Francesco De Sanctis”, in “Francesco De Sanctis, il critico, l’uomo, il politico”, Cresm Campania, Lioni, 2011, p. 113).

A distanza di quattro anni, oggi 2 settembre 2017, un convegno dedicato alla Via Appia si è svolto presso il castello Biondi-Morra, a pochi passi dalla casa natale del De Sanctis, organizzato dal Parco, insieme alle amministrazioni comunali di Morra e di Conza della Campania e alla Provincia di Avellino. Titolo della “Giornata di studio” è stato “Riflessi ed influenze della Via Appia antica in Irpinia. Un contributo allo sviluppo dell’Irpinia in occasione del bicentenario desanctisiano”, cui hanno preso parte in qualità di relatori il sindaco di Morra De Sanctis, Pietro Mariani, il presidente della Provincia Domenico Gambacorta, Mario Salzarulo, coordinatore del Parco, chi scrive, Celestino Grassi, che ha svolto la funzione di moderatore, e i professori Ugo Chiocchini, Francesco Barra, Fabrizio Vistoli e Paolo Peduto, con interventi relativi alla Via Appia e all’importanza della stessa nella storia sociale dell’Irpinia.

Accurati gli interventi dei relatori, che hanno messo anche in evidenza lo stretto legame tra gli studi geologici e quelli archeologici, utile “alleanza” anche per ricostruire i percorsi delle strade di epoca romana. Brillante l’intervento del professore Barra, che ha illustrato lo stato delle vie e delle strade in Irpinia dall’età romana sino al primo Novecento. Raffaele Valagara, ad esempio, nella sua relazione del 1879 sulla condizione socio-economica dell’Irpinia, così descriveva le vie di questa parte dell’Appennino meridionale: “In generale, poverissima si è la rete stradale nella seconda zona agraria [Alta Irpinia], in paragone della prima [Bassa Irpinia]; ed in parecchi di quei comuni si veggono tuttora le lettighe, dove fino ad ieri, come nella infanzia del veicolo, qualche agiato proprietario si faceva trasportare da un paese all’altro, a guisa di un Mahoragia, o di un Sahib nel suo palaquin”. E De Sanctis analogamente aveva descritto lo stato pietoso di quei sentieri, che con la pioggia divenivano “fangaie” impraticabili.

Ma la “Giornata di studio” non aveva soltanto lo scopo di riprendere la discussione sul tracciato della Via Appia in Irpinia. Riallacciandosi a questo voleva anche promuovere il riconoscimento della Via Appia come patrimonio mondiale dell’umanità (Unesco). Per ottenere ciò, ovviamente, occorre creare una sinergia tra studiosi e istituzioni, fondamentali non solo per valorizzare un capolavoro dell’ingegneria romana, ma anche per dare un contributo decisivo allo sviluppo turistico dell’Alta Irpinia, quella che De Sanctis amava descrivere come la “terra dell’infinito”.

* Responsabile culturale del Parco letterario Francesco De Sanctis

 

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