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    26/09/2017

Le 2 culture/Wüthrich: «La ricerca e la scienza devono favorire la pace tra i popoli»

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Ortensio Zecchino e Kurt Wuthrich ARIANO IRPINO – Prima giornata di incontri e di confronti del premio Nobel per la Chimica del 2002, Kurt Wüthrich (nato ad Aarberg  in Svizzera nel 1938), con la comunità scientifica di Biogem, di cui è ospite in questi giorni, in occasione del meeting de «Le Due Culture».

Prima di affrontare domani il grande pubblico, il Nobel ha concentrato la sua attenzione sull'attività di Biogem, visitando i laboratori e intrattenendosi con i ricercatori. Particolarmente interessante il confronto con gli ospiti della struttura:  «Il messaggio che spero di aver lanciato a questa nuova generazione di ricercatori - ha sostenuto - è molto semplice: per fare veramente ricerca e per raggiungere il successo è necessario sottoporsi ad un lavoro duro e impegnativo. Il successo non è mai immediato, come chi riesce a fare gol  in una partita con la Juventus o il Milan».

Partendo da questa metafora sportiva,  il premio Nobel per la Chimica del 2002, ha subito fatto capire alla comunità scientifica locale quanto sia irta di difficoltà la strada della ricerca. D'altra parte basta fare riferimento alla sua lunga carriera. Ha studiato chimica, fisica e matematica all'università di Berna, prima di iniziare il dottorato con Silvio Fallab presso l'università di Basilea, titolo che ha conseguito nel 1964. Dopo il dottorato - si legge in una nota - ha lavorato ancora con Silvio Fallab, trasferendosi poi all'Università della California, a Berkeley, dove collaborò con Robert E. Connick. In seguito lavorò con Robert G. Shulman presso i Bell Telephone Laboratories a Murray Hill, New Jersey dal 1967 al 1969. Wüthrich tornò in Svizzera, a Zurigo, nel 1969 cominciando la sua carriera all'Eth, diventando professore di biofisica nel 1980. Il contributo dato agli studi  della nascente risonanza magnetica nucleare gli valse, nel 2002, il premio Nobel  "per lo sviluppo della spettroscopia tramite risonanza magnetica nucleare per lo studio di macromolecole tridimensionali di interesse biologico in soluzione".

«Da allora - ha sostenuto il Nobel - mi sono impegnato ancora di più per estendere le attività che già svolgevo, sia attraverso l'insegnamento che la ricerca: in Corea, in Cina e adesso anche in Brasile. Qui ci sono laboratori che continuano ad andare avanti tra risultati abbastanza positivi. Da parte mia c'è l'intento di non fermarmi ancora». Per Wuthrich anche Biogem può assurgere al ruolo di  grande struttura di ricerca. Per una ragione molto semplice: il suo spettro di azione è vasto; può aspirare a trasformarsi in punto di riferimento per una più vasta comunità scientifica. «Per me - ha precisato - la visita ad Ariano Irpino si è già trasformata in occasione di grande importanza. Anche per mia moglie che mi accompagna in questo meeting. Non ero mai stato qui, neanche in questa parte dell'Italia. Avevo una conoscenza superficiale di ciò che si poteva fare. Adesso la mia impressione è cambiata. Sono molto interessato a ciò che si fa e a come si fa. Tutto bene, ben organizzato. Spero di poter dare buoni consigli».

Ma la ricerca nel mondo ha bisogno di nuove frontiere? «Tutto dipende - prosegue il Nobel - dalle discipline che si intende studiare e approfondire; certo l'evoluzione delle cose è così rapida da determinare necessariamente  intese tra scienziati; c'è sempre una massa di dati e scoperte che andrebbero esaminate in sinergia. I premi Nobel hanno, però, anche un altro compito: raccordarsi per operare a ricercare la pace tra i popoli, anche se non sempre l'evoluzione della scienza è a favore della pace. In particolare i premi Nobel per la Pace sono chiamati a relazionarsi con il mondo proprio per favorire i rapporti tra i popoli».

Aggiornamento del 7 settembre 2017, ore 17.56 - Come bisogna alimentare il bambino? Quali suggerimenti proporre alle giovani coppie? Su questi interrogativi è andata avanti, nel secondo giorno del meeting delle «Due Culture» a Biogem di Ariano Irpino, la relazione  di Salvatore Auricchio, docente dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, sulle modalità di crescita del bambino. «È  importante  - ha spiegato Auricchio - recuperare le nostre tradizioni  alimentari, già dal momento dello svezzamento del bambino. In epoca precoce, per fare in modo che il bambino possa sviluppare il gusto di questi alimenti e possa ricavare  dei benefici per il resto della sua vita. È un messaggio diretto ai giovani , un messaggio che parte da dati statistici e rilevazioni che confermano questa esigenza».

Per Gabriele Archetti dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano «il pane rappresenta nel mondo mediterraneo e per il continente che si affaccia sul Mediterraneo l'esperienza  più lunga che la storia ha potuto  coniugare, mettendo insieme diversi popoli. Questo è talmente vero che nell'Expo di Milano del 2015 questo progetto di civiltà del pane è  diventato un progetto dell'Unione europea. Raccontare la storia del pane significa raccontare la storia dell'uomo in un contesto straordinario,  dell'intera civiltà».

Dei disturbi derivanti  dall'alimentazione e dal cibo che diventa nemico per la salute, ha discusso Palmiero Monteleone dell'Università degli Studi di Salerno. Solo una corretta alimentazione aiuta a superare disturbi anche di natura psichiatrica. Infine, il maestro Paolo Isotta attraverso un  lungo itinerario storico e letterario, partendo dall'Odissea e finendo alla versione teatrale di Miseria e nobiltà,  ha dimostrato come la fame diventa  spesso un'ossessione e da questa si può generare anche l'arte.

La terza giornata del meeting comincia  alle ore 16,00  con Paolo Gasparini dell'Università degli Studi di Trieste che si soffermerà sulla «Genetica del gusto». Subito dopo Errore Novellino dell'Università degli Studi di Napoli Federico II affronterà il tema  «I nutraceutici: i farmaci per persone sane». Infine Kurt Wüthrich, Premio Nobel per la Chimica 2002 parlerà per il grande pubblico.

Questi infine i profili dei relatori:

Paolo Gasparini è nato a Padova nel 1960. Si è laureato in Medicina e chirurgia presso l'Università di Torino, specializzandosi poi in Ematologia generale e genetica medica all'Università di Verona. Ha iniziato la sua attività di medico presso la clinica medica dell'Università di Torino, proseguendo all'Università di Verona, poi presso il servizio di Genetica medica dell'Irccs "Casa sollievo della sofferenza" di San Giovanni Rotondo (FG), e successivamente si è trasferito a Napoli come professore associato di Genetica medica presso l’Università Federico II, collaborando anche con l'Istituto Telethon di genetica e medicina (Tigem). Attualmente è professore di Genetica medica presso l'Università di Trieste e primario dell'omonimo servizio dell'Irccs Burlo Garofolo.

Ettore Novellino è nato a Montemarano (AV) nel 1950. Professore ordinario di Chimica farmaceutica e tossicologica presso la facoltà di Farmacia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II; professore di Chimica farmaceutica presso la Scuola Normale Superiore – Pisa; direttore del laboratorio di “Molecular Discovery”; preside della facoltà di Farmacia dell'Università Federico II di Napoli dal 2000 al 2006; presidente della conferenza dei presidi delle facoltà di farmacia italiane dal 2003 al 2006; direttore del dipartimento di Chimica farmaceutica e tossicologica dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” dal 2007 al 2012; direttore del Cirff (Centro interdipartimentale di ricerca in farmacoeconomia e farmacoutilizzazione) dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”; direttore del dipartimento di Farmacia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II (dipartimento istituito in applicazione della legge n. 240/2010 in cui è confluita l’intera facoltà di Farmacia) dal 1° gennaio 2013 a tutt’oggi; componente del Consiglio direttivo della Sinut (Società italiana di nutraceutica); presidente della conferenza nazionale dei direttori di farmacia e farmacia industriale dal marzo 2013. Componente del comitato tecnico scientifico del ministero della Salute dal 2015 a tutt’oggi. Nel 2009, è stato insignito della medaglia Pietro Pratesi a riconoscimento della sua competenza nell’ambito della chimica computazionale e della posizione di notevole rilevanza scientifica, nazionale ed internazionale, raggiunta. È autore di più di 600 lavori su riviste internazionali; secondo autore al mondo per numero di lavori pubblicati nel campo della chimica farmaceutica.

Kurt Wüthrich è nato ad Aarberg nel 1938. Chimico e biofisico svizzero, premio Nobel per la chimica nel 2002. Ha studiato chimica, fisica e matematica all'università di Berna, prima di iniziare il dottorato con Silvio Fallab presso l'università di Basilea, titolo che ha conseguito nel 1964. Dopo il dottorato ha lavorato ancora con Silvio Fallab, trasferendosi poi all'Università della California, a Berkeley, dove collaborò con Robert E. Connick. In seguito lavorò con Robert G. Shulman presso i Bell Telephone Laboratories a Murray Hill, New Jersey dal 1967 al 1969. Wüthrich tornò in Svizzera, a Zurigo, nel 1969 cominciando la sua carriera all'Eth, diventando professore di biofisica nel 1980. Dirige un laboratorio sia all'Eth sia all'istituto di ricerca Scripps presso La Jolla. Ha ricevuto una laurea honoris causa in Farmacia dalla Seconda Università degli Studi di Napoli. La cerimonia ha avuto luogo nel palazzo della Reggia il 6 dicembre 2012.

Dopo il dottorato Wüthrich si occupò a Berkeley della nascente risonanza magnetica nucleare; il contributo in questo campo gli valse il premio Nobel ("for his development of nuclear magnetic resonance spectroscopy for determining the three-dimensional structure of biological macromolecules in solution" – "per lo sviluppo della spettroscopia tramite risonanza magnetica nucleare per lo studio di macromolecole tridimensionali di interesse biologico in soluzione").

 

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