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    12/12/2017

Politica, società e cultura in Irpinia nelle biografie della classe dirigente

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Nella foto: la copertina del volume, Luigi Amabile e Antonio AurigemmaAVELLINO - Circa dieci anni fa il compianto Elio Sellino diede impulso alla pubblicazione di un’opera assolutamente originale nel nostro panorama editoriale, il “Dizionario Biografico degli Irpini”. L’iniziativa, curata dal prof. Francesco Barra, mirava alla ricostruzione della storia dell’Irpinia attraverso le biografie dei suoi figli più illustri e di tutti quelli che, partoriti da quella terra, si affermarono nelle attività e nei settori più diversi. Quell’opera, insomma, di fatto non era solo la summa della classe dirigente irpina (alla quale, peraltro, proprio il prof. Barra dedicò un ampio ed interessante saggio di apertura), ma anche la rievocazione e la riscoperta di personalità, spesso sconosciute ai più, che furono protagoniste delle vicende del nostro territorio o, partendo dall’Irpinia, delle storie di altre terre. Gli sforzi dell’editore e del curatore dell’opera, che si avvaleva della collaborazione di molti ed autorevoli studiosi, furono premiati da un indubbio successo di critica. Ma la prematura scomparsa di Sellino decretò la repentina interruzione del percorso intrapreso con la pubblicazione dei primi due volumi, lasciandolo purtroppo incompiuto.

A distanza di undici anni il testimone è ora passato alla Casa Editrice “Il Terebinto”, che, pur essendo nata di recente, ha già mostrato adeguata attenzione e sensibilità rispetto ad opere che valorizzano il panorama culturale irpino. Ad essa si deve la pubblicazione di un nuovo “Dizionario Biografico degli Irpini – Volume I (lettera A)”, giovandosi del preziosissimo ausilio di un curatore d’eccezione, il prof. Francesco Barra. Sono tanti (più di cento, completi di bibliografia) ed interessanti i profili dei personaggi contenuti nel primo volume, che comprende la lettera A. Gli intenti e gli obiettivi dichiarati nell’introduzione sono ambiziosi. L’opera è stata “concepita come il tentativo di ricostruire i quadri delle classi dirigenti, ad ogni livello, con l’approfondimento monografico delle singole figure”. E, ancora, altro obiettivo è quello “di ripercorrere la trama complessa e tormentata della formazione delle élite del loro vario contributo alla vita politica, culturale e sociale dell’Irpinia e fuori dell’Irpinia”. Nell’elenco delle biografie si incrociano nomi associabili alla toponomastica di Avellino e di altri paesi, che, grazie al lavoro dei vari e prestigiosi redattori delle singole voci, acquisiscono una dignità propria che prescinde da quella che è stata loro nominalmente riconosciuta mediante l’intitolazione di una strada o di una piazza. Il lettore, ad esempio, scopre l’eclettica figura di Luigi Amabile (al quale è intitolata una delle strade del centro cittadino), medico e politico di notevole spessore del secolo XIX. Ma si incrociano anche nomi di irpini “insospettabili”, di personalità, cioè, che, pur essendo origini irpine e benché note, non sono radicate nel nostro contesto socio-culturale.

Da questo punto di vista, il “Dizionario” rivela una sua indiscutibile originalità, in quanto il criterio di selezione dei personaggi non è stato “soltanto quello della rilevanza del personaggio, quanto quello della sua rappresentatività di un ceto, di un’epoca, di unta temperie politico-sociale, di qui la scelta d’inserire personaggi non propriamente “illustri” o benemeriti secondo i parametri convenzionali”. È il caso, ad esempio, di un personaggio scomodo, che certamente non ha dato lustro all’Irpinia, né a qualunque altro territorio possa essere associato. Si tratta di Joe Adonis (“nome d’arte” di Giuseppe Antonio Doto), nato a Montemarano, che faceva parte dei vertici della mafia americana nella prima metà del Novecento. Emigrato illegalmente negli Stati Uniti all’età di tredici anni, nel 1915, egli non conservò alcun legame con il paese d’origine, neanche dopo il suo ritorno in Italia nel 1953.

Pagine estremamente interessanti sono quelle dedicate a figure che, pur avendo ricoperto ruoli importantissimi non solo a livello locale ma anche a livello nazionale nel Novecento, non appaiono adeguatamente rievocate alle giovani generazioni. Il riferimento più immediato è a Biagio Agnes, direttore generale della Rai negli anni Ottanta ed ideatore di fortunatissime trasmissioni televisive di successo (tra tutte, “Check up”). La voce del Dizionario dedicata al brillante giornalista di Serino è state redatta proprio dal suo biografo, Salvatore Biazzo, autore di “Biagio Agnes. Un giornalista al potere” edito da Rai-Eri. E, ancora, altra figura di rilievo nazionale presente nel Dizionario è Alfredo Amatucci, deputato e vicepresidente del Csm, al quale è dedicato un profilo redatto da Francesco Barra. Non mancano i personaggi che, loro malgrado, furono coinvolti nelle vicende dei durissimi anni di piombo che il nostro Paese visse tra la fine degli anni Sessanta e la metà degli anni Ottanta del Novecento. È il caso di Antonio Ammaturo (a cui è dedicata una voce redatta da Andrea Massaro), capo della Squadra Mobile di Napoli, che, dopo aver condotto indagini complesse ed approfondite sui rapporti tra criminalità organizzata e Brigate Rosse, fu trucidato in un agguato terroristico nel luglio 1982. E, ancora, Antonio Annarumma (anche in questo caso la voce è stata redatta da Andrea Massaro), poliziotto vittima di scontri scatenati da esponenti di movimenti extraparlamentari nel corso di una manifestazione tenutasi a Milano nel novembre 1969.

Ma il curatore del Dizionario mostra anche particolare sensibilità per altri settori di attività in cui le intelligenze irpine hanno brillato. Il riferimento è al mondo dell’arte e della letteratura, che ha visto personaggi irpini recitare importanti ruoli. Basti considerare, ad esempio, Rinaldo D’Aquino, uno dei più importanti esponenti della “Scuola poetica siciliana”, risalente al XIII secolo, e, quindi, agli albori della storia della letteratura italiana. Al poeta sono dedicati una voce biografica, redatta dal compianto Gennaro Passaro, ed un interessantissimo saggio di approfondimento, curata da Mario Garofalo. E, ancora, una voce particolarmente articolata (curata da Raffaele Della Fera) è dedicata a Carlo Alleva, pittore e scultore appartenente alla corrente del neofigurativismo, che conobbe un notevole successo non solo a livello nazionale, ma anche a livello internazionale.

Non meno importanti ed interessanti, infine, sonio le voci biografiche dedicate a figure che, pur avendo doti e capacità tali da potersi affermare anche a livello nazionale, operarono prevalentemente, se non addirittura esclusivamente, a livello locale. Alla prima categoria appartiene certamente Antonio Aurigemma (la voce è stata redatta da Gianni Festa), il popolare giornalista del quotidiano “Il Mattino” (nonché Sindaco di Avellino dal 1970 al 1975). Pur essendo uno delle menti più brillanti tra quelle presenti nel gruppo di “Cronache irpine” (che comprendeva, tra gli altri, personaggi del calibro di Ciriaco De Mita, Nicola Mancino, Gerardo Bianco e lo stesso Biagio Agnes), preferì ritagliarsi un ruolo (professionale e politico) a livello locale.

E, tuttavia, la selezione dei personaggi da inserire nel Dizionario è stata ispirata anche da un “criterio di rappresentatività”, che “ha indirizzato la scelta di indagare tutta una folla di personaggi mai studiati e oggi completamente dimenticati, anche nei loro paesi di origine”. Nell’opera, pertanto, si rinvengono i profili di figure, che, sia pure per periodi limitati, hanno inciso sulle vicende delle piccole comunità irpine, condizionandone lo sviluppo e le prospettive. Paradossalmente sono proprio questi i profili più significativi per le giovani generazioni, che dalle pagine del Dizionario possono attingere preziose informazioni sulle vite di personaggi che non troveranno descritte altrove.

 

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