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    12/12/2017

Centro Dorso/Vent’anni di solitudine, il Sud alla ricerca di una sua identità

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Da sx: Festa, Bianco, Fiorentino, Soriero e LeporeAVELLINO – «L’Italia lo scorso anno è cresciuta del +0.8%; il Sud del +1%. Certo, questi sono solo dati aridi. Eppure vogliono dire qualcosa: vogliono dire che il Mezzogiorno non è il deserto abbandonato a se stesso. Non è un territorio che ha perso le aspettative di sviluppo»: con queste parole Giuseppe Soriero ha concluso il dibattito che si è tenuto nel pomeriggio presso il circolo della stampa di Avellino, dove si è discusso del suo volume Sud, vent’anni di solitudine, un «volume che – ha affermato Luigi fiorentino, presidente del Centro di ricerca Guido Dorso, organizzatore dell’evento odierno, nonché coordinatore del dibattito – ci offre una lettura  critica degli ultimi venti anni di abbandono del Sud». Un volume che dal titolo rievoca il fortunato romanzo di Marquez e quel senso di abbandono che ha attanagliato le regioni meridionali fin dal 1992, quando con un voto parlamentare «sciagurato» - così lo ha definito, con un accenno di autocritica, Gerardo Bianco, che pure è stato uno dei protagonisti di quella stagione politica – fu abrogata la Cassa per il Mezzogiorno.

Il libro di Soriero presenta una forte critica delle politiche governative dell’ultimo ventennio, partendo da uno dei punti chiavi della stagione politica appena trascorsa, ovvero il federalismo, così come esso è stato introdotto in Italia. Un falso federalismo che, ha osservato Fiorentino nel suo intervento di apertura, produce delle soluzioni politiche grottesche, come quelle paventate dal “referendum” che si terrà il 22 ottobre prossimo in Lombardia e Veneto: «Un referendum inutile – ha chiosato il presidente del Centro Dorso – perché i suoi propositi, quelli di una più forte autonomia, sono previsti nel contesto costituzionale». Ma la solitudine del Sud non è certo solo colpa delle politiche governative. «Anche la società meridionale – ha ricordato Fiorentino – deve fare autocritica. Essa, infatti, non si è più interessata alla cosa pubblica».

Un disinteresse evidente soprattutto nelle giovani generazioni. Ma «se non ci sono i giovani – ha affermato Gianni Festa – è perché manca una classe dirigente capace di invogliare le giovani generazioni a fare politica attiva. Manca una classe dirigente perché la politica è diventata, nel Mezzogiorno, sinonimo di corruttela. I mali veri del Mezzogiorno – ha concluso il direttore del “Quotidiano del Sud” – sono da rintracciarsi nel connubio politica-malaffare. Fino a quando tale connubio non sarà spezzato nessuno avrà intenzione di impegnarsi attivamente in politica».

Intenso e ricco di riflessioni l’intervento dell’assessore delle attività produttive della giunta regionale, Amedeo Lepore, interrogato da Fiorentino sui risultati conseguiti, a livello nazionale e regionale, negli ultimi due anni. «Negli ultimi due anni il Mezzogiorno – ha affermato l’economista – è tornato al centro del dibattito pubblico. Lo è tornato quando è stato deciso di accorpare il ministero della Coesione territoriale con quello per il Mezzogiorno in un’unica struttura amministrativa». Da allora sono stati raggiunti, secondo Lepore, obiettivi concreti, a partire dal cosiddetto “Masterplan” e seguito dai patti per il Sud. «Ma accanto al Masterplan – ha ricordato Lepore – vanno aggiunte altre due iniziative, trasformate in leggi nazionali. La prima ha previsto che il 34% della spesa pubblica dello Stato sia indirizzata alle regioni meridionali. La seconda che ha previsto il raggiungimento di tre obiettivo, fra i quali la creazione delle Zone economiche speciali.  Entro la fine dell’anno saranno aperte – ha aggiunto Lepore – le prime due Zes, una in Campania e una in Calabria». In particolare quella campana può rappresentare l’occasione per il rilancio delle zone interne, come Valle Ufita. Lepore ha poi ricordato anche il ruolo della regione, «la regione che cresce di più in termini di PIL sull’intero territorio nazionale. Ciò è dovuto – ha concluso l’assessore – ad una serie di leggi che hanno favorito la sburocratizzazione e la semplificazione, leggi sull’industria 4.0, norme sulla bioeconomia».

Dati, quelli snocciolati da Lepore, che permettono di guardare con occhi fiduciosi al futuro e che possono permettere di parlare di una rinascita del Sud. «Del resto la domanda che sottintende questi nostri incontri – ha concluso Gerardo Bianco, intervenuto in qualità di presidente dell’Animi (Associazione nazionale per gli interessi del Mezzogiorno) – è questa: “come può risorgere il Sud?”». Un impegno che il Centro Dorso, anche in collaborazione con l’Animi, sta cercando di portare avanti da anni, offrendo, accanto a riflessioni e convegni, anche possibili soluzioni.

 

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