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    20/11/2017

La giornata/Cassese, cittadinanza onoraria e lezione ai giovani sulla democrazia

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Sabino Cassese riceve la cittadinanza onoraria di AvellinoAVELLINO – «È con grande e sincera gioia che stamani conferiamo, con il consenso unanime della giunta prima e del Consiglio comunale poi, la cittadinanza onoraria al professor Sabino Cassese»: così il sindaco di Avellino Paolo Foti, in apertura di intervento della cerimonia per la consegna della cittadinanza onoraria all’insigne giudice emerito della Corte costituzionale, nato in Atripalda il 20 ottobre di 82 anni fa. Figlio del grande archivista Leopoldo, direttore dell’Archivio di Stato di Salerno che diede un contributo fondamentale nella salvaguardia del patrimonio documentario della scuola medica salernitana, Sabino Cassese, dopo gli studi classici compiuti presso il liceo classico “Torquato Tasso” di Salerno, si laureò in Giurisprudenza presso il collegio medico-giuridico annesso alla Normale di Pisa, avviando la sua carriera professionale all’indomani della laurea dapprima presso l’Eni di Enrico Mattei e, successivamente, all’interno del mondo accademico italiano ed internazionale, giungendo, negli anni ’90, anche al ruolo di ministro per la Funzione pubblica nel governo Ciampi e, a partire dal 2005, a quello di giudice della Corte costituzionale. Dopo averne ricordato la carriera professionale – qui solo brevemente tracciata – il sindaco di Avellino ha voluto ricordarne l’opera come presidente del Centro di ricerca “Guido Dorso”, sottolineandone i meriti «grazie ai quali oggi il Centro vive di una comunità virtuale fatta di intelligenze, dottorandi, studenti e ricercatori».

Nel prendere la parola il professore Cassese ha voluto ricordare alcune personalità di spicco della storia della provincia e del capoluogo, a partire dal prof. Vincenzo Cannaviello, cui sono legati i suoi primi ricordi di infanzia, Carlo Muscetta, Ciriaco De Mita e Nicola Mancino. Poi Cassese si è voluto soffermare sulla sua attività di presidente del Centro Dorso: «Il centro Dorso doveva essere qualcosa di più del semplice ricordo di lari e penati», ha affermato, ricordando la volontà di farne un centro di ricerca attivo, impegnato nella soluzione concreta di problemi, e nel proporre seminari di studio.

Parliamo del vostro futuro Il seminario alla Camera di Commercio

Seminari come quelli di “Parliamo del vostro futuro”, giunto ormai alla settima edizione, ed apertosi stamani presso l’Osservatorio della SS. Annunziata in Piazza Duomo con una lezione introduttiva proprio del professore Cassese. Un progetto, quello del seminario “Parliamo del vostro futuro”, «certamente ambizioso – ha ricordato, in apertura dei lavori il provveditore agli studi, Rosa Grano – ma riuscito»; un’iniziativa, ha ricordato poi il presidente della Camera di Commercio di Avellino Oreste La Stella, «pensata nell’interesse dei giovani e dello sviluppo del nostro territorio per tentare i costruire, nella maniera più costruttiva, il rapporto scuola-lavoro, nel tentativo di dare un’inversione di tendenza all’emorragia dei cervelli, che da anni attanaglia, purtroppo, la nostra provincia». Un’iniziativa fortemente voluta, durante il suo triennio presidenziale, da Sabino Cassese; «un’iniziativa che – ha ricordato Luigi Fiorentino, succeduto a Cassese nella guida del Centro di ricerca “Guido Dorso” – permette di fare sinergia: sinergia tra un ente privato ed un ente pubblico. Ma perché – si è poi chiesto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri – questa iniziativa è rivolta ai giovani? Perché si mettono a disposizione degli studenti del penultimo anno delle scuole di Avellino e provincia i maggiori esponenti, sia di ambito accademico che professionale, che saranno chiamati ad intervenire su alcune questioni che avranno un ruolo importante nel momento in cui gli studenti saranno chiamati a scegliere la facoltà universitaria in cui proseguire i propri studi. Una scelta questa – ha poi concluso Fiorentino, rivolgendosi agli studenti – che avrà certo importanza per la vostra individualità perché vi indirizzerà verso un lavoro che vi permetterà di costruire una famiglia, ma che è ancora più importante per la società in cui vivete e vivrete. Studiate, dunque: con lo studio andrete avanti e riuscirete ad avere un vostro ruolo nella società».

È toccato poi a Cassese prendere la parola per la sua lectio magistralis, dal titolo Lo Stato e lo sviluppo del Mezzogiorno: una lezione incentrata non sulla storia della questione meridionale, ma sull’azione svolta dallo Stato italiano per superare il dualismo Nord/Sud. «Cosa fa – si è chiesto in apertura di intervento Cassese – un paese dualistico per superare questo dualismo? Come, in particolare, lo Stato italiano ha affrontato e continua ad affrontare questo problema?». Il giudice emerito della Corte costituzionale ha ricordato, nella storia dei rapporti dello Stato con il problema del Mezzogiorno, quattro fasi. «La prima fase risale al periodo iniziale della storia italiana, quando, nel 1861, la classe dirigente italiana si rese conto dell’esistenza del dualismo Nord/Sud. L’idea degli esponenti del liberalismo italiano fu quello di estendere le istituzioni moderne e civili, che all’epoca erano quelle del Regno di Sardegna, a tutta la penisola, in favore di un criterio di uniformità. Occorre sottolineare – ha ricordato Cassese – che all’epoca il Sud non era l’unica area depressa italiana, ma anche delle zone del Veneto e del delta del Po erano arretrate. Quando ci si accorse che queste zone, grazie all’introduzione di quelle moderne istituzioni sopra richiamate, riuscirono a svilupparsi, mentre il Mezzogiorno continuava a restare indietro, prese piede l’idea di dotare il Mezzogiorno di una legislazione speciale. Proprio questo carattere di specialità contraddistingue la seconda fase della nostra storia, che inizia nei primi anni del secolo scorso. Con l’avvento del fascismo la questione meridionale venne ignorata. A partire dagli anni ’50 del ‘900, all’interno di uno scenario politico-istituzionale profondamente modificato, ci fu una ripresa della legislazione speciale, attraverso l’istituzione della Cassa per il Mezzogiorno. Questo ente aveva due caratteristiche principali: in primo luogo era un ente che era diretto a tutta la realtà meridionale e non solo, come nella fase precedente il fascismo, a determinate aree del Mezzogiorno; in secondo luogo aveva un bilancio e, quindi, una programmazione pluriennale. Quando i successi conseguiti dalla Cassa spinsero ad allargare la sua sfera di azione, essa perse il suo carattere straordinario e il suo intervento iniziò a diventare ordinario. A partire dal 1970, inoltre, con la nascita delle Regioni, queste iniziarono a richiedere sempre più poteri e possibilità di azione: si apriva così la terza fase dell’intervento dello Stato per favorire lo sviluppo meridionale. Fase – ha proseguito l’ex ministro della Funzione pubblica – che è culminata nel 2001, con la revisione del titolo V della Costituzione. Oggi – si è avviato a concludere il professore – viviamo in una quarta fase: l’intervento per lo sviluppo è diventato sviluppo per le politiche di coesione. Cosa significa coesione? Coesione significa soprattutto dovere di solidarietà nei confronti di chi non riesce a stare ai passi con gli altri. L’attore fondamentale di questa politica di coesione è l’Unione Europea: l’Unione si è infatti accorta che molti paesi europei, oltre l’Italia, soffrono di un dualismo economico al proprio interno. Le politiche di coesione servono proprio a superare, in ottica europea, e attraverso l’azione operativa degli Stati membri e degli enti territoriali, questi dualismi. La norma base della politica di coesione è un articolo del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea che propone uno sviluppo armonioso attraverso politiche di coesione economica, sociale e territoriale. Tutto questo come ha cambiato l’impostazione del problema Nord/Sud?».

Una domanda che ha portato Cassese ad un’amara riflessione, soprattutto alla luce degli eventi degli ultimi giorni e, in particolare, dei referendum sull’autonomia promossi da Lombardia e Veneto. «Nei giorni scorsi c’è stato un referendum in Lombardia e Veneto. Dietro questa consultazione popolare c’era una domanda più importante: è possibile che alcune regioni danno allo Stato più di quanto ricevono? Se ci si pone questa domanda – è la riflessione del professore – si sconfessa la politica di coesione. E, così facendo, si riapre la questione meridionale».

La democrazia è in crisi? Al liceo De Caprariis la lezione agli studenti

Accompagnato dalla moglie Rita Perez e dalla segretaria del Centro Dorso, Giuliana Freda, il professore Cassese si è recato poi, nel pomeriggio, presso il liceo scientifico di Atripalda “Vittorio de Caprariis”, dove ha tenuto, dopo un'introduzione di Enzo Maria Marenghi, già preside dellla facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Salerno, una lezione dal significativo titolo La democrazia è in crisi?. Cassese ha cercato di rispondere a questa domanda attraverso un «viaggio del mondo», così lo ha definito, per vedere come e se funziona la democrazia nel mondo. Punto di partenza di questo “viaggio” non poteva non essere la patria della moderna democrazia, il Regno Unito. «Ebbene – ha dichiarato Cassese – la democrazia inglese ha dimostrato la presenza di una malattia che mina alle basi il suo stesso funzionamento. In cosa consiste questa malattia? Nel fatto che, quando si svolgono le elezioni, non possono parteciparvi le persone che in quel momento sono rinchiuse in carcere. Chi è in carcere, infatti, è privato, così come gli schiavi nell’antica democrazia ateniese, del diritto di partecipare alla vita democratica. L’esclusione di una parte della cittadinanza ad usufruire del diritto di voto rappresenta una delle malattie che la democrazia deve affrontare». Cassese ha poi rivolto l’attenzione all’altra grande democrazia del mondo anglosassone, gli Stati Uniti d’America, ricordando, ad un anno dalle elezioni presidenziali, il paradosso di quella democrazia: «Alle ultime elezioni ha vinto il candidato che ha preso circa 2 milioni di voti in meno rispetto al candidato avversario. Come è possibile questo paradosso, secondo il quale chi viene eletto da un maggior numero di persone non riesce ad essere eletto presidente? Questo paradosso si basa sul funzionamento del sistema elettorale statunitense che è concepito in modo tale da favorire chi riesce a spalmare più voti nel maggior numero di Stati».

Spostandosi, poi, alla situazione della democrazia nel vecchio continente, Cassese ha esposto i casi della Turchia, dell’Ungheria e della Polonia: «Si tratta di tre Paesi democratici in cui si assiste alla crescita di una “democrazia illiberale”, ovvero di istituzioni democratiche e democraticamente elette che pongono dei limiti alle libertà personali». Venendo alla situazione italiana, Cassese ha posto l’attenzione sul problema dell’affluenza: «Dal 1946 al 1972 gli aventi diritto al voto hanno partecipato alla vita democratica e, quindi, alle elezioni, con percentuali intorno al 92%. A partire da questa data la partecipazione è crollata, di circa venti punti e alle recenti elezioni regionali della Sicilia si è fermata al 47%. Ormai la democrazia – ha constatato il professore – è diventata il sistema di governo della più forte delle minoranze».

Cassese si è poi concentrato sui temi caldi della politica nazionale, a partire dalla legge sulla cittadinanza: «Il diritto di avere diritti – ha affermato – è il diritto alla cittadinanza». Dopo aver elencato i problemi che oggigiorno affronta la democrazia, che hanno portato anche Kotler a parlare di Democrazia in declino, il giudice emerito della Corte costituzionale ha concluso la sua lezione con un’osservazione ricca di speranza e di ottimismo: «La democrazia, nel corso della sua storia, ha conosciuto diverse crisi. Ma queste crisi, offrendole dei necessari anticorpi, hanno permesso ad essa di svilupparsi maggiormente».

Si è conclusa così una giornata intensa di eventi per il professore Cassese, una giornata che ha permesso al suo folto uditorio, nelle tre diverse occasioni odierne, di riflettere sui problemi attuali della società e delle istituzioni contemporanee e di farlo attraverso le osservazioni di una delle più eccelse menti italiane e, benché «presto traditore» – queste le parole con cui Cassese, nel discorso di ringraziamento per la concessione della cittadinanza onoraria, ricordava di aver ben presto lasciato Avellino ed Atripalda per seguire il padre a Salerno –, di Irpinia.

 

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