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    23/09/2018

Laceno d’Oro, in attesa dell’Eliseo il festival di Camillo Marino e Giacomo d’Onofrio

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Cultura2_donofrio-marino.jpgAVELLINO – Si è chiusa nell’extra-time la 42° edizione del Festival cinematografico “Laceno d’Oro”. Il regista italo americano, Carpignano, non era, infatti, presente il 10 dicembre per ricevere il premio “Giacomo D’Onofrio”, quale miglior regista giovane. A motivare l’assenza il tour promozionale che il cineasta italo-americano stava compiendo negli Stati Uniti. Il suo “A ciambra”, infatti, è l'unico film italiano candidato all'Oscar come miglior film straniero. Carpignano ci teneva a ricevere personalmente questo premio e quindi quest’oggi è giunto ad Avellino per un “supplemento” della rassegna lacenese, con la proiezione del suo primo docu-film, “Mediterranea, in programma questa sera alle 20.30 nella sala 4 del cinema Partenio.

Il premio “Camillo Marino” che nelle precedenti edizioni è stato assegnato a registi prestigiosi, come i fratelli Taviani, Ken Loach, i fratelli Dardenne, Olivier Assayas e Abel Ferrara, quest’anno non è stato attribuito. “Per il conferimento del premio Camillo Marino – ha dichiarato l’organizzatore del festival,  Antonio Spagnuolo – attenderemo di poter ospitare la rassegna nella sua sede storica, l’ex cinema Eliseo, intitolato ora proprio a Camillo Marino e Giacomo d’Onofrio, ma ancora indisponibile”.

Il premio per il miglior lungometraggio in concorso è stato assegnato, dalla giuria presieduta da Abel Ferrara, alla brava e simpatica regista Helena Wittman, autrice del film Drift. A due registi brasiliani, infine, il premio per il “corto”, sul tema “gli occhi sulla città”.

Proprio il concorso per corti e lungometraggi è stato, quest’anno, il vero punto di forza della rassegna cinematografica, con la partecipazione di circa 2500 opere, provenienti da oltre cento Paesi del mondo. Un boom forse inaspettato, che ha fatto conoscere il “Laceno d’Oro” praticamente in ogni angolo del mondo e che è stato possibile anche grazie alla sponsorizzazione della Cassa rurale di Battipaglia, che ha messo a disposizione il premio in denaro sia per la categoria dei corti che per i lungometraggi. Nella serata conclusiva del festival il direttore della Cassa rurale si è detto giustamente soddisfatto di aver sponsorizzato l’iniziativa e ha dichiarato di essere ben lieto di sostenerla anche per il prossimo anno.

E qui tocchiamo uno dei punti dolenti del festival: la mancanza di sponsor, fatta eccezione per la citata Cassa rurale. Basarsi esclusivamente sui contributi pubblici significa, infatti, sottostare a lungaggini burocratiche e non avere mai la certezza, in tempi ragionevoli, di poter disporre delle stesse risorse finanziarie anche per l’anno successivo. Senza il contributo di sponsor privati resta così un sogno quello degli organizzatore della Lacenese, che vorrebbero predisporre un calendario di iniziative che duri per l’intero anno, con un forte coinvolgimento delle scuole cittadine.

Naturalmente ne risente anche la comunicazione che, per i motivi sopra accennati, parte sempre con enorme ritardo. Il pubblico, quest’anno, ha forse superato quello della precedente edizione, ma è comunque rimasto su livelli bassi. Colpa della comunicazione, ma anche di una certa disabitudine degli avellinesi (fatta eccezione per una minoranza sempre attenta ai fenomeni culturali) a partecipare e condividere. Nelle serate del festival, fatta eccezione per qualche assessore, primo fra tutti quello alla Cultura, Bruno Gambardella, non ci sembra di aver mai visto in sala un consigliere comunale: eppure è il Comune di Avellino che destina al “Laceno d’Oro” i contributi ottenuti dalla Regione Campania.

Al positivo, invece, non possiamo fare a meno di ascrivere la nascita di una comunità di “amici” del Laceno d’Oro: ci riferiamo ai responsabili della rivista cinematografica “Sentieri selvaggi”, ai cinecircoli avellinesi “Zia Lidia” e “Centro donne”, ai giovani registi che hanno fatto parte della giuria, alla cineteca nazionale e a quella di Bologna, da sempre vicini al festival. Insomma, fra difficoltà e qualche incomprensione, il seme del festival sta attecchendo e comincia a dar luogo ad una realtà ormai consolidata.

 

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