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    27/05/2018

L’affaire Isochimica/«Facciamo rete, mai più amianto»

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Da sx: Aldo D'Andrea. Brigida Cesta, Giuseppe Micciraelli e Maurizio LandiniNAPOLI – Presentato questa sera, presso la sede dell’Istituto italiano per gli studi filosofici di Napoli, il libro di Aldo D’Andrea L’affaire Isochimica. L’incontro ha visto la partecipazione non solo di singoli cittadini ma anche di associazioni ed attivisti che anche sul territorio partenopeo condividono le stesse battaglie in nome della sicurezza sul lavoro, del diritto alla salute, del diritto alle tutele contro danni i provocati da agenti nocivi come l’amianto.

“Facciamo rete tra territori”, è stato rilevato un po’ da tutti, perché quello che ciascuno vive nei propri luoghi non è che il segmento di un’unica difesa, che nasce dal basso e si fonda sulla rivendicazione di diritti fondamentali garantiti anche dalla Costituzione, violata, come ha sottolineato nel suo intervento Paolo Maddalena, da leggi ordinarie che deresponsabilizzano i proprietari dei siti inquinanti e le stesse istituzioni, scaricando sulle comunità gli effetti della devastazione di interi quartieri e non procedendo alla bonifica delle aree. Questo scempio deve essere fermato, anche attraverso ricorsi ad adiuvandum che portino le leggi all’attenzione della Corte costituzionale, possibilità sulla quale il vicepresidente emerito della stessa Corte si è reso disponibile a collaborare.

“Facciamo rete”, ha detto nella sua introduzione Giuseppe Micciarelli (ricercatore presso l’Università di Salerno) anche tra le professioni perché il rischio è che questo genere di processi, che trattano materie altamente specialistiche, siano compresi e seguiti da pochi, riducendosi ad una lotta tra perizie, interrompendo la connessione un sentire comune che è invece fondamentale. In questo senso anche lo spostamento del processo a Napoli è stato oggetto di discussione perché, come ribadito da Maurizio Landini, occorre ricominciare ad intercettare le istanze dei territori, anche da parte dei sindacati, ribadendo che quella tra diritto alla salute e diritto al lavoro non è una scelta possibile. Un ragionamento anche autocritico, quello del segretario nazionale della Cgil, rafforzato dall’intervento dell’ex segretario della Camera del lavoro di Avellino Raffaele Lieto, nella parte conclusiva dell’incontro, che ha ribadito il rischio che anche su queste vicende vi siano interessi di parte coperti da connivenze politiche, ipotesi che può riguardare ad esempio proprio la bonifica dei territori, come sottolineato da Fabio Policino, ricercatore di medicina legale presso l’Università Federico II di Napoli.

La storia del territorio irpino, del resto, è una storia di povertà, ed è più facile, purtroppo, che i diritti vengano scambiati per graziosa concessione. «Terremotati, che se non morivano di amianto li avrebbe uccisi la fame». Queste terribili parole di scherno, oramai note a tutti, le ha volute pronunciare Brigida Cesta, legale di 135 delle parti civili costituite nel processo, come sintesi che meglio di qualunque discorso può spiegare la storia della fabbrica che Elio Graziano volle portare su uno dei territori più poveri d’Italia, sfruttando la forza dei più giovani, di operai come Carlo Sessa che, coraggiosamente, insieme ad altri ex compagni di lavoro, non si è mai arreso nel chiedere giustizia, ribadendo la follia di scoibentare amianto pure “all’aria aperta” e senza alcuna protezione. Tutto questo, sebbene fossero già noti, all’inizio degli anni Sessanta, i guasti prodotti dalle fibre di questa sostanza sui corpi delle persone. Talmente chiaro che altri territori, da Genova a Firenze a Castellammare, si erano rifiutati di accogliere la “fabbrica dei veleni”. Veleni, come ha sottolineato Filomeno Caruso, medico Isde dell’ordine di Avellino, che possono arrivare a provocare una mutazione epigenetica sull’ambiente.

In conclusione, importanti i contributi provenienti da chi su diversi fronti mette in connessione le lotte e le istanze dei vari lavoratori e sui diversi territori, come Paolo Giuliano, presidente dell’associazione “Mai più amianto”. Gli attivisti presenti della Camera popolare del lavoro dell’ex Opg di Napoli hanno voluto in questo senso sottolineare proprio come il problema del diritto alla salute in fabbrica sia tutt’altro che una storia passata, ma nonostante questo la maggior parte dei lavoratori resta all’oscuro di ciò che accade su altri territori ed in altre fabbriche.

Il senso di solitudine generato da contratti precari e dalle mancanze dei sindacati rende infatti i lavoratori più ricattabili e quindi meno in grado di rivendicare i propri diritti. Per questo è importante, hanno concluso, veicolare la conoscenza di vicende come quella dell’Isochimica, andando però anche oltre, ponendo le fondamenta di nuove forme di organizzazione sindacale di base.

Infine, l’autore Aldo D’Andrea ha ricordato che ciò che non bisogna mai dimenticare è che dietro battaglie processuali ci sono le persone, che hanno scolpito nei corpi e sui volti il dramma di una vicenda le cui responsabilità devono essere accertate, per loro, per le famiglie di quanti hanno perso i propri cari e per un intero quartiere, che ha il diritto a vivere in un ambiente salubre.

L’intero incontro è visibile presso il canale youtube dell’Istituto Italiano degli Studi Filosofici di Napoli, dal titolo Isochimica e danno da amianto: presentazione del libro di Aldo D’Andrea

 

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