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    18/08/2018

Dorso/Com’era mio padre? Io lo ricordo così

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Guido DorsoAVELLINO – Riproponiamo ai nostri lettori l’articolo di Elisa Dorso, figlia di Guido, pubblicato sul nostro giornale il 13 dicembre 1986  nell’ambito del dibattito da noi aperto in occasione del quarantennale della morte del grande pensatore e meridionalista avellinese (30 maggio 1892 - 5 gennaio 1947). Altri contributi vennero da Giuseppe Pisano, Federico Biondi, Manlio Rossi-Doria, Antonio Maccanico.

*  *  *

Ho il sospetto che, accettando il cortese invito del direttore de L’Irpinia a scrivere un pezzo su Dorso, io abbia compiuto un gesto decisamente temerario. Ero stata infatti sedotta dall’idea di parlare di Dorso in quanto figlia, da un punto di vista – come dire – privato, ed avevo in mente (nientemeno!) lo splendido bozzetto che di lui traccia Muscetta in quel piccolo capolavoro che è il Machiavelli in provincia. Sennonché, a parte il fatto che ovviamente non sono brava quanta lui, Muscetta aveva con Dorso rapporti intensi ma non intimi, il che gli permetteva un distacco sentimentale ed intellettuale che a me è fatalmente negato.

Questa scelta sconsiderata era nata da un duplice rifiuto: non volevo scrivere il solito pistolotto agiografico esortativo che ci aspetta normalmente da me in occasione di ricorrenze rituali (anniversari e consimili); non volevo scrivere di Dorso meridionalista e studioso di cui altri possono dire con maggiore competenza di me. mi è però difficile parlare del Dorso padre, e questo non solo per le ovvie implicazioni psicologiche.

Di mio padre so poco: è morto quando io ero ancora bambina e i ricordi che ho di lui sono confusi e mitici. Ricordo quando era costretto a letto dalla malattia che poi l’avrebbe ucciso, e io mi mettevo al suo fianco e lui mi leggeva il Corriere dei piccoli. Ricordo quando tornai a casa, dopo un improvviso soggiorno presso una zia, e trovai il letto inesorabilmente vuoto. Ho cercato di ricostruirla questa figura nel corso degli anni, raccogliendo con cura maniacale testimonianze sparse da parte di chi aveva avuto il privilegio di conoscerlo. Ne è venuto fuori il ritratto di un uomo arguto ed ironico, che partecipava alla vita della sua cittadina con sorridente distacco, senza lasciarsene invischiare, ma insieme apprezzandone qualità e dimensioni umane che sembrano irrimediabilmente perdute.

Mi ha sempre colpito, in questa mia privata recerche, il fato che il ricordo di mio padre fosse ancora vivissimo a distanza di anni in tante persone, anche fuori del suo ambiente che era quello della piccola borghesia illuminata delle professioni liberali. Il tabaccaio «sopra i platani» mi diceva sempre, alzando gli occhi al cielo per dare maggior peso alle sue parole, che «l’avvocato era un gran signore» sottintendendo in modo palese il suo sprezzante giudizio sui pretesi «signori» a lui contemporanei. Il mio parrucchiere mi rivelò una volta che quando era bambino era solito seguire Dorso quando si recava nel suo studio di via Partenio per sentirlo parlare: «come parlava bene». Quando ho fatto la campagna elettorale del 1979 in Irpinia mi è capitato più di una volta di essere avvicinata da persone che venivano a raccontarmi con grande commozione che in anni lontani mio padre li aveva assistiti professionalmente («mi ha salvato»), e spesso anche senza onorario.

Mi rendo conto, alla fine di questa mia frammentaria testimonianza, che in fondo il mio scopo era quello di far rivivere Dorso non tanto come intellettuale, ma come persona che incarnava valori e modi d’essere che sono stati la ricchezza e la forza della nostra gente e che mi pare vadano scomparendo di fronte alla modernità cinica e strumentale dei rampanti privi di scrupoli.

E, in conclusione, mi viene da chiedermi cosa direbbe Dorso della classe politica meridionale di oggi e se riconoscerebbe in essa i «cento uomini di ferro» di cui parlò con tanto generoso fervore in tempi in cui era ancora lecito sperare che i secolari mali della nostra terra sarebbero stati sconfitti dalla passione civile e morale di una classe dirigente finalmente degna di questo nome.

 

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