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    11/12/2018

Centro Dorso/Quale futuro per la scuola irpina?

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Cultura5_conve_dors_scuola.jpgAVELLINO – Giornata densa di impegni quella organizzata per oggi dal Centro di ricerca Guido Dorso. Dopo il convegno della mattinata dedicato alla figura di Guido Dorso, in occasione del settantennale dalla sua morte (di cui riferiamo in altro articolo), nel pomeriggio è stato organizzato il convegno su La scuola irpina nel contesto generale. Analisi e discussioni, organizzato dal prof. Nunzio Cignarella, vicepresidente del Centro di ricerca Guido Dorso, presso la sala Grasso di Palazzo Caracciolo e che ha visto la partecipazione di Andrea Gavosto, direttore della “Fondazione Agnelli”.

«Dove va la scuola italiana?»: questa la domanda posta in apertura da Cignarella che ha offerto anche, in occasione dell’introduzione ai lavori, spunti di riflessione sulla situazione scolastica italiana ed irpina. «Manca – ha spiegato – un’idea delle competenze che possono avere gli studenti che usciranno dalla scuola da qui a 15 anni. La scuola del futuro, inoltre, presuppone una concezione diversa delle aule scolastiche. Ma queste innovazioni contribuiranno a superare o alimenteranno il divario Nord-Sud?».

Con questa polemica domanda la parola è passata ad Andrea Gavosto che, nel suo lungo e dettagliato intervento, ha mostrato la situazione scolastica italiana ed irpina. «Perché conviene investire in istruzione? – si è chiesto in apertura di intervento –. Il rendimento dell’istruzione in Italia oggi è intorno all’8% per ogni anno di scuola in più, nettamente superiore agli investimenti in titoli di Stato o in azioni. Investire nell’istruzione conviene allo sviluppo economico di un Paese e favorisce anche un maggior impegno civile e politico».

Dopo questa introduzione generale, Gavosto è entrato più nei particolari illustrando la situazione italiana. «Negli ultimi 150 anni l’Italia ha ridotto il divario con i paesi più avanzati come anni di scolarità. Il divario rimane, però, elevato come competenze: gli studenti italiani sono al 26° posto nelle capacità di lettura a 15 anni tra i paesi Ocse. Secondo le graduatorie internazionali, dopo le medie, si assiste ad una ripresa del livello di apprendimento nei licei, mentre nell’istruzione professionale il ritardo si accentua. Per superare questo divario occorre investire. Ma l’Italia spende meno della media Ocse per scuola e università».

In questo quadro, quale è la situazione ad Avellino e provincia? «Gli alunni irpini rappresentano lo 0.72% della popolazione scolastica nazionale. Vi sono 502 sedi scolastiche (l’1.22% del dato nazionale). Per quanto riguarda l’indirizzo di studio assistiamo, ad Avellino e provincia, ad una maggiore presenza nei licei: 10720 sono gli studenti iscritti nei licei; 4716 negli istituti tecnici; 3845 in quelli professionali. Rispetto alla media nazionale il corpo docente delle scuole di Avellino presenta una quota modesta di giovani (solo il 3%), una quota molto elevata di docenti oltre i 55 anni (il 46.3%), pochi insegnanti di sostegno (12%), un minor tasso di precarietà rispetto al dato nazionale (8% contro il 15% nazionale), livelli inferiori di femminilizzazione (79% rispetto all’82% nazionale). Per quanto riguarda gli esiti di apprendimento la provincia di Avellino è sotto la media nazionale, ma sopra quella meridionale».

Gavosto si è poi interessato al problema dell’edilizia scolastica: «Gli edifici scolastici sono relativamente recenti (41 anni di vita, mediamente); del resto la provincia di Avellino è la terza provincia italiana con edifici più recenti in tutta Italia, dopo Benevento e Crotone. Tuttavia, questi hanno un indice più basso di conservazione». Altro tema centrale, quando si parla di scuola, è quello del futuro degli studenti: «Ogni anno – ha illustrato Gavosto – 1850 studenti scelgono l’Università; di questi il 72% in Campania (dove il 44% sceglie l’università di Salerno, il 24% l’Università di Napoli “Federico II” e il 19% l’Università degli studi del Sannio) e il 28% fuori regione. Il 21% delle matricole sceglie l’indirizzo scientifico, mentre il 17% quello umanistico. Per quanto riguarda i diplomati tecnici e professionali il 19% è occupato, cioè ha lavorato per almeno 6 mesi nei due anni successivi al diploma; il 16% è sotto-occupato; il 21% è iscritto all’università; il 4% è iscritto all’università e contemporaneamente lavora; il 41%, invece, non è né in cerca di lavoro né studia». Un dato preoccupante, quest’ultimo, che si accompagna ad un altro: «La popolazione scolastica sta scendendo: la provincia di Avellino rischia di vedere dimezzata nell’arco di un decennio la popolazione scolastica rispetto al 2002».

A partire da questi dati illustrati dal presidente della “Fondazione Agnelli” è scaturito un interessante dibattito che ha visto, come protagonisti, Paola Anna Gianfelice, dirigente scolastica del liceo classico “Pietro Colletta” di Avellino, Roberta Gimigliano, docente del liceo scientifico “Pasquale Stanislao Mancini” e Nicolas Cavaliere, studente del liceo “Paolo Emilio Imbriani”, che hanno commentato questi dati alla luce della loro posizione.

Il convegno, ricco di stimoli, ha visto la partecipazione, oltre che di Luigi Fiorentino, presidente del Centro di ricerca Guido Dorso di Avellino, anche di Domenico Gambacorta, presidente della Provincia di Avellino, che ha illustrato alcune iniziative provinciali in materia di edilizia scolastica.

 

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