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    23/06/2018

La scomparsa di Benevento/Una vita per la scuola

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Il liceo Pietro CollettaAVELLINO – Si svolgeranno questo pomeriggio alle 14:00, nella chiesa del Rosario di Corso Vittorio Emanuele,  i funerali del preside Aurelio Benevento spentosi ieri all’età di 91 anni. Dopo il ricordo di Nunzio Cignarella, che di Benevento è stato allievo tra i banchi del Colletta, ospitiamo l’intervento di Pino Bartoli.

*  *  *

La notizia della morte del preside Benevento ha attraversato una città distratta,  bagnata da una pioggia fredda. Quelli che, immediatamente, si sono fermati a ricordarlo sono stati i suoi vecchi alunni e chi, da docente, lo ha avuto preside prima al “Mancini” e poi al “Colletta”, scuola che lo ha visto alunno, docente di Italiano e  Latino e poi preside per ben 19 anni.  I locali giornali on-line, quelli che danno le notizie in tempo reale, non  hanno  “bucato la notizia” ma hanno accomunato i servizi sui comizi e sulle dichiarazioni rilasciate in giro per l’Irpinia dai candidati alle prossime elezioni alla new della scomparsa di un signore che ha messo la cultura e la scuola davanti a tutto. Bisogna, purtroppo, soddisfare  la legge di mercato che, a quanto pare, non rinuncia alla cronaca del bagno di folla del candidato tal dei tali fatto, udite udite,  in un ristorante  o  le risibili dichiarazioni di Lotito (uno tra i tanti) sul recupero e rilancio delle nostre terre.

Ricordando il contenuto dell’intervista (se non erro l’unica) rilasciata quattro anni  fa a  Lara Tomasetta di Orticalab questo episodio ha il sapore della rivincita della pochezza su ciò che dovrebbe contare. In quell’occasione, infatti, il preside Benevento, da buon profeta,  lamentò, indicando come primo responsabile la classe politica, “mali come il mancato riconoscimento del merito, il nepotismo e il familismo che hanno creato falle incolmabili e che ora ricadono sui nostri figli e sui nostri nipoti”.

La valutazione del merito, a prescindere dall’appartenenza ad una famiglia o alla parentela che ti lega a qualcuno, è stato quello che ha caratterizzato la vita professionale di Aurelio Benevento. Il Colletta è stato il luogo dove ha esercitato, con impegno, questo magistero. Non è stato un mio professore e nemmeno mio preside e non ho aneddoti da raccontare ma, quando l’ho conosciuto, era ospite d’onore e presenziava ai certamen organizzati dal Colletta, stringendomi la mano e sorridendomi mi disse: “Storia dell’arte”. Mi conosceva e mi seguiva per quello che insegnavo,  ed il sorriso, mi fu assicurato dai colleghi più anziani, era la certificazione che approvava come la insegnavo in quello che era ancora il suo liceo, quello dove andava a spegnere le luci inutilmente accese, dove era il primo ad arrivare e l’ultimo ad andare via, dove - bisogna dire anche questo - in nome della  meritocrazia, che non consentiva di giudicare in prospettiva ma valutava i risultati al momento conseguiti,  si sacrificavano spesso elementi di valore. La responsabilità, in questi casi che non sono stati pochi, pur partendo dallo specifico insegnante, comunque investiva anche il preside.

Benevento apparteneva ad una generazione di presidi che come Biondi, come la Convenevole, come Papa, per il buon nome della scuola che dirigevano, non si sarebbero mai messi pubblicamente contro un loro docente. Libero dall’ufficialità del ruolo non esitò ad esternare il suo pensiero. Oltre che nell’intervista alla Tomasetta “Da quando i sindacati hanno permesso l’eliminazione dei concorsi, si è persa la possibilità di un rinnovo del corpo insegnanti e si è assistito ad un accesso per certi versi facilitato a chi aveva poca attitudine all’insegnamento” lo anticipò quando rifiutò, lasciandola alla biblioteca del liceo,  una preziosa edizione cinquecentesca dell’Eneide di Annibal Caro offertagli dai docenti del Colletta per la sua pensione dicendo che avrebbe preferito come  regalo, per il passato, un maggiore attaccamento al dovere.

 

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