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    21/10/2018

FABRIZIO/Il caso editoriale di uno scrittore irpino

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Cultura5_fabrizio_cre.jpgPRATOLA SERRA - In Irpinia c’è un vero e proprio caso editoriale, poco conosciuto e, tuttavia, estremamente interessante relativamente alle future prospettive dell’editoria. È il caso di uno scrittore di Pratola Serra, Crescenzo Fabrizio, che dal 2010 ha dato alle stampe cinque romanzi che hanno avuto una diffusione non solo su scala nazionale, ma anche a livello internazionale. Completato il primo romanzo (“Ombre, penombre e luci nascoste”, successivamente modificato e ripubblicato con altro titolo, “Il Codice Tiziano”), assecondando una vena creativa che – affiorata già in gioventù – si è definitivamente affermata in età adulta, Fabrizio si affidò ai canali editoriali tradizionali, che ovviamente assicurano una distribuzione limitata per lo più al territorio regionale. Senonché, in coincidenza con l’ultimazione del terzo romanzo (“Le divergenze perpendicolari”), Fabrizio “scoprì” (probabilmente primo in Irpinia) il mercato editoriale on line, affidando ai colossi del settore la pubblicazione e la distribuzione di tutti i suoi romanzi, che oggi sono acquistati e letti non solo in Europa, ma anche negli Stati Uniti, e persino in Giappone ed India.

Potenza dell’editoria elettronica, si dirà. E potenza di quel mercato che consente a lettori di tutto il mondo di attingere ad un’enorme libreria globale nei cui scaffali virtuali autori poco conosciuti possono proporre opere interessanti che, spesso, proposte alle principali case editrici italiane, vengono rifiutate in nome di logiche di mercato spesso incomprensibili. Sono queste le logiche che propongono (e di fatto impongono) sempre più spesso al mercato una produzione concentrata sui gialli (non si contano più le opere seriali su commissari ed investigatori vari) e su romanzi storici (o pseudo-tali) che, nel tentativo di imitare alcuni autori stranieri (a partire da Dan Brown), paradossalmente contribuiscono a diffondere (e in alcuni casi a creare dal nulla) miti e leggende che con la storia poco o nulla hanno a che fare. E, in un’epoca in cui ben difficilmente alcune pietre miliari della letteratura italiana del secondo Novecento troverebbero spazio nei cataloghi delle case editrici tradizionali (dove, ad esempio, “Il nome della rosa” finirebbe col confondersi con le varie saghe sui templari, sulle abbazie maledette e su altre consimili amenità), la diffusione su larga scala di opere di autori come Crescenzo Fabrizio sarà agevolata dall’editoria on line.

È pur vero, in ogni caso, che anche il passa-parola, che alimenta e decreta il successo dei libri pubblicati in formato elettronico, non può prescindere dalla qualità delle opere. Ed è altrettanto vero che i libri di Fabrizio meritano certamente il successo che stanno conseguendo. Il filo che li accomuna si identifica con la capacità dell’autore di inserire negli eventi della grande Storia le storie di gente comune che si trova catapultata in vicende spesso estranee (ma solo apparentemente) alla propria vita quotidiana. È il caso, ad esempio, del giornalista Fabio Marsi, il protagonista di “Le divergenze perpendicolari”. Il romanzo, ambientato totalmente in Irpinia (salve alcune brevi incursioni a Napoli), vede il protagonista coinvolto, suo malgrado, in dinamiche criminose che investono vari profili patologici della nostra società: mala politica, camorra, servizi segreti deviati. Sullo sfondo la gestione di risorse economiche e servizi pubblici di rilevanza essenziale ai fini dello sviluppo (e, per certi versi, della sopravvivenza stessa) di piccole comunità, come quelle che compongono il territorio irpino.  Ed è anche il caso dei protagonisti del primo romanzo (“Ombre, penombre e luci nascoste”, oggi pubblicato con il titolo di “Codice Tiziano”), anch’esso ambientato in buona parte in Irpinia. Qui la trama vede due giovani trovarsi al centro di complotti che, pur manifestandosi – alla fine – a livello locale, partono da lontano, affondando le radici in vicende (talvolta poco conosciute) della storia italiana del secolo scorso.

Peraltro, uno dei pregi più evidenti dei libri di Fabrizio risiede proprio nelle minuziose ricostruzioni dei macrocontesti politici e sociali che, però, non scivolano mai nelle sabbie mobili di una saggistica storica dilettantesca. Al contrario, l’autore si limita a stimolare l’attenzione e la curiosità dei lettori, riportando alla luce vicende di cronaca poco conosciute o frettolosamente dimenticate, scegliendole – magari – tra quelle che, considerate alla luce dei nostri tempi, svelano profili (talvolta inquietanti) di stretta attualità. Ed è estremamente singolare come l’autore riesca a legare la grande Storia al nostro territorio. In “Fatima, Medjugorje, il Conclave” l’Irpinia compare occasionalmente e, laddove si svela, mostra uno dei suoi luoghi più belli dal punto di vista paesaggistico, l’altopiano del Laceno. Ma in altri romanzi, e, soprattutto ne “Le divergenze perpendicolari”, ne “Il Codice Tiziano” e in “Quando dico tre” il nostro territorio assurge a vero e proprio protagonista del racconto.

Nel primo caso, come già detto, se ne mostrano i profili più oscuri ed inquietanti che finiscono col pregiudicare ogni prospettiva di sviluppo, non solo economico, ma anche sociale ed etico. Identici profili caratterizzano il territorio irpino ne “Il Codice Tiziano”, romanzo in cui, però, le vicende dei protagonisti si snodano anche in contesti più ampi e variegati. In “Quando dico tre”, invece, l’intera trama è ambientata in un paesino irpino, dove muovono i primi passi dell’adolescenza i quattro giovani protagonisti, tra cui lo stesso Fabrizio. Si tratta, infatti, di un romanzo dichiaratamente autobiografico. Tuttavia, pur avendo una struttura narrativa profondamente diversa da quella degli altri romanzi, anche in questo caso Fabrizio richiama gli echi di cronache dell’Italia a cavallo degli anni Settanta ed Ottanta di cui i protagonisti sono testimoni sostanzialmente inconsapevoli.

Ma la cifra più interessante delle opere di Fabrizio è quella che coinvolge la sua capacità quasi “profetica” di prefigurare scenari futuri sulla base dell’interpretazione delle cronache del presente. Nel suo secondo romanzo (“Fatima, Medjugorje: il Conclave”), scritto pochi mesi prima delle dimissioni di Benedetto XVI, l’autore ipotizza scenari che coinvolgono in primis il Pontefice e che sarebbero diventati di stretta attualità di lì a poco. E nell’ultimo libro (“Un’altra apocalisse”), pubblicato su Amazon il mese scorso, lo sguardo di Fabrizio è inequivocabilmente rivolto ad un futuro inquietante, figlio dei travagli del presente.

Rispetto alla restante produzione, è un romanzo anomalo, ambientato interamente in un futuro non tanto remoto (2050), in cui le scelte scellerate dell’establishment politico attuale sembrano trovare definitivo compimento in una catastrofe finale (l’apocalisse, appunto). L’umanità, dopo aver rinunciato ad ogni speranza, corre consapevolmente verso l’orlo del precipizio, quasi compiacendosi della prossima ed ineluttabile fine, che è in procinto di sopraggiungere all’esito di una guerra nucleare di tutti contro tutti. Più che in ogni altra sua precedente opera, Fabrizio disegna protagonisti enigmatici e sfuggenti, appartenenti a dimensioni diverse e sconosciute. Ancora più enigmatico, se possibile, il finale, che lascia ampio spazio ad interrogativi sulla sorte dell’umanità e sui grandi misteri che ne hanno attraversato la Storia, e che ben si presta ad un possibile ed atteso sequel.

 

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