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    21/10/2018

Centro Dorso/Lo stato attuale della democrazia nella lezione di Mastropaolo

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Alfio Mastropaolo e Luigi FiorentinoAVELLINO – Si è tenuta oggi pomeriggio, presso l’oratorio della SS Annunziata, la seconda lezione del corso avanzato per l’avvio all’istruzione superiore, alla ricerca e alle professioni organizzata dal Centro di ricerca Guido Dorso. La seconda lezione del corso, introdotta dal presidente del Centro di ricerca Guido Dorso, Luigi Fiorentino, ha visto la partecipazione del professor Alfio Mastropaolo, dell’Università di Torino, intervenuto sul tema della Crisi della democrazia. Tuttavia, come ha sottolineato fin dall’inizio del suo intervento l’esimio studioso, «io non credo che la democrazia oggi sia in crisi. Dipende da che cosa intendiamo per democrazia oggi: ad esempio – ha precisato – la democrazia oggi è diversa da quella che gli italiani hanno conosciuto negli anni successivi alla seconda guerra mondiale».

Dunque per comprendere lo stato attuale della democrazia occorre, secondo Mastropaolo, comprendere cosa sia la democrazia. «La democrazia è, prima di tutto, una forma di governo. Non è certamente la forma di governo più perfetta. Ma – si è poi chiesto rivolto agli studenti – esiste qualche forma di governo che sia perfetta? Il nome di “democrazia” suggerisce, secondo la radice etimologica della parola, l’idea di una forma di governo in cui il potere spetta al popolo. Del resto, la famosa definizione della democrazia data da uno dei grandi protagonisti della storia democratica, Abraham Lincoln, è che la democrazia “è il governo del popolo, dal popolo, per il popolo”». Mastropaolo è poi passato ad elencare, sul modello di Norberto Bobbio, quali sono le caratteristiche di un governo di democrazia liberale: «La libertà personale, la libertà di stampa e di opinione, la libertà di riunione, la libertà di associazione». Ed un’altra caratteristica della democrazia ricordata dal professore, sempre sulla scorta del grande modello di Bobbio, è quella della «possibilità dell’avvicendamento pacifico dei governi». Tuttavia su questo punto, lo ha subito ribadito Mastropaolo, «la pratica democratica non è così facile come sembra all’apparenza».

Parlando delle origini della moderna democrazia liberale, Mastropaolo ha evidenziato come essa non nasca da una richiesta di movimento dal basso, anzi. «Se consideriamo la rivoluzione inglese come data di inizio della moderna democrazia liberale, notiamo che essa nasce quando si pone il vuoto di potere seguito alla morte del re. A quel punto le classi dirigenti che avevano promosso la rivoluzione decidono di dare vita ad un nuova forma di governo in cui il potere è detenuto da diversi membri: e questa è appunto la democrazia. La democrazia è dunque una forma di gestione consortile del potere da parte di forze che sono abbastanza eterogenee tra di loro. Si tratta, in definitiva, di un governo pluralista. Ma – su questo punto ha insistito molto il professore – un governo pluralista circoscritto, contingentato, che esclude dal gioco politico alcune forze sociali». Proseguendo nella storia della democrazia liberale Mastropaolo ha poi ricordato la vicenda della rivoluzione francese «non molto diversa da quella inglese: anche in questo caso le classi popolari, le masse, rimangono escluse dalla detenzione del potere, che tocca, invece, alla classe borghese, che si insedia al posto di quella aristocratica. Ma neanche nel corso del 1848 – ha continuato il professore – la democrazia liberale si sviluppa per le richieste che vengono dal popolo». A cosa porta questa ricostruzione storica di Mastropaolo? Ad affermare che «la democrazia viene quasi inventata e strumentalizzata dalle classi dirigenti per escludere il popolo dal governo effettivo della cosa pubblica. Dunque la democrazia è un’invenzione ambivalente».

La democrazia non è fatta solo di regole e di forme. Essa ha anche delle restrizioni. La grande restrizione di cui è vittima la democrazia, secondo Mastropaolo, è il mercato: «Il mercato è un grumo di potere nel quale le regole democratiche non si possono applicare. A volte, nel corso della storia, la democrazia è riuscita a mettere alle strette il mercato. L’esempio più noto, in questo senso, è dato dal New Deal rooseveltiano. Ma oggi le cose sono cambiate. Oggi la democrazia non riesce più a mettere delle regole al mercato. Questo ci dimostra, in definitiva, che la democrazia non è un progressivo sviluppo, ma che essa avanza e regredisce».

Qual è, allora, lo stato della democrazia oggi? Mastropaolo ha notato come, dopo la grande stagione novecentesca caratterizzata dai partiti di massa, oggi la democrazia sia caratterizzata da due elementi tra di loro legati: la dispersione e la spettacolarizzazione: «Per quanto riguarda la dispersione sono tre le principali dispersioni democratiche dei nostri tempi: la prima, di carattere economico, è quella che ha portato alla fine del fordismo e alla nascita di una nuova produzione di massa; la seconda dispersione, di carattere culturale, è quella che secondo la quale ognuno è imprenditore di se stesso; la terza, di carattere sociale, è quella secondo la quale i bisogni che un tempo venivano considerati primari e, quindi, anche sociali, come l’istruzione e la sanità, vengono visti, oggi, come problemi individuali e privati. Questa dispersione democratica si è accompagnata, poi, alla spettacolarizzazione della politica, per cui in politica oggi basta semplicemente vincere le elezioni e, cosa ancora più grave, per farlo non servono più i programmi».

La democrazia, dunque, si trova ad affrontare numerosi problemi nel mondo attuale. Il problema ecologico, quello dell’emergenza migratoria, il problema economico. E quando essa non riesce a dare soluzioni, lì dove la sua offerta non arriva, nasce il populismo.

 

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