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    21/06/2018

Partiti e crisi della democrazia, al Centro Dorso la lezione di Funiciello

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Da sx: Antonio Funiciello e Luigi FiorentinoAVELLINO – Ottavo appuntamento con il corso avanzato per l’avvio all’istruzione superiore, alla ricerca e alle professioni organizzato dal Centro di ricerca Guido Dorso e dedicato, quest’anno, al tema delle “Istituzioni e crisi della democrazia”. Nel pomeriggio, presso l’Oratorio della SS. Annunziata in piazza Duomo, è intervenuto, dopo i saluti del presidente del Centro di ricerca Guido Dorso Luigi Fiorentino, Antonio Funiciello, responsabile dell’ufficio del presidente del Consiglio dei ministri, sul tema Partiti e crisi della democrazia.

Un tema affascinante e quanto mai attuale, dovuto al «nesso complesso esistente tra democrazia e partiti politici»; un nesso che, come afferma Funiciello, nasce con l’inizio stesso della storia democratica. Infatti «se è vero che i partiti politici come li conosciamo noi sono abbastanza recenti, cioè nascono, in Inghilterra e negli Stati Uniti d’America, tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, l’idea di raggrupparsi in “parti” politiche che interagiscono dialetticamente è un’idea molto lontana» che Funiciello fa risalire all’assemblea greca: «Già nell’assemblea greca – ha infatti affermato – vi erano parti politiche che esprimevano su uno stesso problema posizioni diverse. Del resto – ha proseguito Funiciello – è questa un’idea centrale del pensiero democratico: l’idea, cioè, della necessità di organizzare il discorso politico in modo dialettico. È questo il gioco centrale della democrazia. E le istituzioni democratiche per poter funzionare necessitano di chi organizza questo gioco».

Di qui la necessità delle parti politiche di strutturarsi in forze contrapposte. Tale esigenza, ha illustrato Funiciello in un affascinante affresco storico, non viene mai meno in tutta la storia dell’umanità: tali esigenze vengono riscontrate, infatti, oltre che nell’assemblea greca, anche nel Senato romano, nella stagione dei Comuni medievali, fino a giungere alla moderna democrazia rappresentativa che si sviluppa in Inghilterra. Proprio in Inghilterra si è avuto uno dei primi cambiamenti che il regime democratico ha incontrato nel corso della sua storia e che hanno permesso ad esso di affermarsi come il principale regime politico: l’introduzione del suffragio, «cioè dell’idea che la scelta risieda nelle mani del popolo. Inizialmente tale scelta era ristretta ad una piccola parte della popolazione, ma con il tempo esso andava ad allargarsi anche ad altre parti sociali e «più aumentava il suffragio, più aumentava il peso dei partiti politici. Tale processo – questa la convinzione di Funiciello – ha rafforzato il ruolo dei partiti politici».

In questo modo i partiti politici hanno attraversato le fasi dell’industrializzazione, dei conflitti sociali e nazionali del XIX secolo, le guerre mondiali e la repressione dei regimi totalitari. Ma quale la situazione dei partiti politici oggi? «Oggi – ha affermato ancora Funiciello – i partiti politici sono in crisi per l’affermazione dei nuovi mezzi di comunicazione, in primo luogo i social network. Il rapporto tra partiti politici e mezzi di comunicazione non è, tuttavia, un fatto nuovo: basti pensare – ha ricordato Funiciello – alle trasformazioni che ha subito il sistema partitico e, più in generale, quello politico con l’affermazione dei giornali a stampa prima, della radio poi e, infine, in tempi a noi più recenti, della televisione. Grazie a questi mezzi di comunicazione, e ancor di più oggi grazie ad Internet, si è avuto un allargamento dello spazio del dibattito pubblico». Tuttavia tale allargamento presenta delle insidie che il sistema democratico si trova ad affrontare. In particolare sono due, secondo Funiciello, le sfide che esso deve affrontare: «La prima sfida è quella che viene dall’esterno, ovvero l’attrazione e la fascinazione verso Paesi che, come la Cina o la Russia, sono capaci, anche per la debolezza o assenza delle loro strutture democratiche, di arrivare velocemente a decisioni utili per la comunità; la seconda sfida è quella che viene all’interno dai Paesi e che viene definito, molto semplicisticamente, con il termine di “populismo”». Come affrontare queste due sfide? Soltanto attraverso un suo cambiamento: «se si sapranno coniugare velocità di decisione e trasparenza nella decisione politica, la democrazia conoscerà una nuova fase di cambiamento e di sviluppo». Perché, come più volte ha affermato Funiciello nel suo intervento, «la democrazia è l’unico regime politico che non hai mai conosciuto la staticità in forme fissi, ma ha conosciuto nel corso della sua storia un costante sviluppo e cambiamento».

 

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