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    15/08/2018

Gregorio contro Federico, all’Orientale la presentazione del libro di Zecchino

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Cultura5_zecchino.jpgNAPOLI – È in programma venerdì prossimo a Napoli, alle 17.00, presso il rettorato dell’Università degli Studi di Napoli “l'Orientale", Palazzo Du Mesnil, la presentazione del libro di Ortensio Zecchino “Gregorio contro Federico. Il conflitto per dettar legge”, Salerno Editrice, 2018. A parlarne con l’autore saranno Giovanni Polara, Amedeo Feniello ed Elda Morlicchio. Qui di seguito proponiamo la lettura di due note critiche dedicate alla pubblicazione.

“Il sempre più spinto laicismo dell'Occidente, specularmente antitetico al radicalismo islamico, affonda le radici in un secolare processo storico riattualizzato in età tardo-medievale dallo scontro tra Papato e poteri secolari. Culmine ne fu il conflitto tra Gregorio IX e Federico II. Pomo della discordia si rivelò la Costituzione che Federico promulgò per il Regno di Sicilia. Il papa reagì duramente, pretendendo, quale suprema autorità spirituale dell'Europa cristianizzata, di essere giudice del rispetto del diritto naturale-divino negli ordinamenti secolari, nonché difensore dei privilegi in essi riconosciuti da tempo alla Chiesa. Il testo della Costituzione e il carteggio tra i due, finora non adeguatamente indagati sotto tale profilo, consentono di penetrare nelle ragioni, anche recondite, del conflitto culminato nella scomunica papale e nella rabbiosa reazione di Federico. Benché sorto in un contesto lontano dal nostro, da quel conflitto emergono due ragioni sempre attuali: l'autonomia del politico e la necessità di porre limiti all'onnipotenza del legislatore”.

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"Dall’anno mille l’Europa uscì dal grigiore dei secoli precedenti, caratterizzati da assenza di poteri politici stabili e dal dominio del diritto consuetudinario e dei diritti personali. Il Regno dell’Italia meridionale, fondato nel 1130 dal normanno Ruggero II, fu tra i primi a produrre una legislazione a validità generale sul suo territorio. Federico II, erede per parte materna di quel Regno, ma anche imperatore del Sacro Romano Impero per eredità paterna, nella prima metà del XIII secolo, decise di emanare una corposa Costituzione per regolare la vita istituzionale, economica, sociale e culturale del Regno. Appresa la notizia, il papa, Gregorio IX, prima ancora di conoscere il contenuto, evocando un possibile "scandalo", scrisse a Federico una dura lettera: "Abbiamo appreso che ti proponi di emanare nuove leggi, donde segue necessariamente che ti si chiami persecutore della Chiesa e sovvertitore della libertà pubblica". Dopo tre settimane inviò una nuova lettera dal tono conciliante. Questo è bastato per far ritenere agli storici, studiosi di quelle vicende, che pace fosse fatta tra i due e che la Costituzione non ebbe alcun peso nel violento conflitto successivamente esploso.

Lo studio di Zecchino, attraverso un approfondimento dei contenuti del testo legislativo e una puntuale lettura del ricchissimo carteggio intercorso tra i due negli anni successivi, documenta invece come proprio la Costituzione fu il vero pomo della discordia perché, minando fondamentali principi d’ordine teologico ed ecclesiologico, introduceva equivoche teorizzazioni sulla legittimazione del potere secolare e, indirettamente sul ruolo del papato, ledendo inoltre vitali interessi della Chiesa del Regno".

 

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