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    16/02/2019

Acone: «Mezzogiorno e diritto al lavoro le battaglie di Acocella»

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Cultura6_acocella.jpgAVELLINO – “Un uomo di scienze al servizio delle istituzioni”: questo il tema del convegno, promosso dall’Arec Campania (Associazione ex consiglieri regionali) per ricordare la figura e l’opera Giovanni Acocella, il fisico ed uomo politico scomparso il 18 dicembre dello scorso anno. Tra i relatori Modestino Acone, già senatore della Repubblica per il Psi e professore emerito di procedura civile presso l’Università di Napoli, di cui pubblichiamo l’intervento.

*  *  *

Giovanni Acocella ha avuto sempre presenti, sulla scia dei grandi intellettuali meridionalisti, i cui nomi sono entrati nella storia della nostra Repubblica, due grandi questioni sociali e politiche: a) la questione del Mezzogiorno, vista nella sua più genuina prospettazione della mancata realizzazione delle condizioni economiche indispensabili per l'emancipazione delle popolazioni del Sud; b) la questione, più generale, della conquista da parte della classe operaia del diritto al lavoro, che aveva segnato un'epoca di lotta - anche cruenta, nel territorio in cui era nato - lotta che con  il costante impegno dei socialisti (in primo luogo) ha potuto realizzare negli anni '60 -'80 conquiste non più contestabili, nonostante il sopraggiungere dell'uragano della globalizzazione e della prospettiva politica di relegare l'economia al servizio della finanza.

Battaglie vinte o perdute ancora una volta? Mi sembra questo l'interrogativo che oggi si presenta alle nuove generazioni che, a mio avviso, hanno il compito immenso di arginare i tentativi che vorrebbero, ancora una volta, stravolgere nei fatti le conquiste di chi si è battuto per i diritti dei lavoratori. Giovanni, sono certo, ci avrebbe ammonito, spiegandoci che mai come nel tempo presente è importante scegliere bene a chi conferire la delega per governare il Paese.

Giovanni, in tutto il corso della sua vita, è rimasto fedele, da vero socialista, agli insegnamenti dei patres (del socialismo), pur consapevole della necessità di una certa duttilità, all'evidenza, indispensabile per le evoluzioni politiche ed economiche. Fu duttile, senza, però, venire meno ai

principi fondanti il suo essere socialista e senza comportamenti unicamente tattici.

Con Giovanni ho avuto un rapporto che, da un'iniziale comprensibile diffidenza, provenendo io da una famiglia orientata (apparentemente) in una diversa direzione, si è progressivamente stemperato in una forte amicizia ed in una condivisione di idee e di posizioni; merito più suo che mio, in quanto ha avuto la capacità di far prevalere la comunanza ideale sulle questioni di bassa cucina politica. Del resto è noto che in Irpinia, alla fine, si ebbe un partito socialista coeso e determinato unicamente al raggiungimento degli obiettivi comuni. Merito non poco di Giovanni.

Giovanni Acocella, al di fuori della mischia politica, è stato un intellettuale di grande livello, sia nel campo specifico delle sue competenze scientifiche, che ha sempre coltivato sin dagli anni della giovinezza - ricordo che spesso ci incontravamo all'Università Federico II di Napoli, lui assiduo frequentatore della facoltà di Fisica, io quella di Giurisprudenza - sia nel dibattito politico, che tenne sempre ad un livello assai alto, cosa che gli consentì di conseguire cariche di grande responsabilità, quali la presidenza del Consiglio della Regione Campania, che rivestì con l'autorevolezza che tutti gli hanno riconosciuto.

Mi piace concludere questo breve ritratto del compagno ed amico con una notazione tutta personale.

Negli anni successivi a Tangentopoli - che, come è a tutti noto, non colpì minimamente il partito socialista irpino (e non è merito questo per niente esiguo) - la nostra consuetudine era divenuta quella di incontrarci, per strada, nelle occasioni più varie e nelle manifestazioni politico-culturali, per scambiarci le nostre opinioni e le valutazioni sulle evoluzioni della politica.

Nell'occasione della pubblicazione del suo ultimo libro, vero e proprio testamento - ossia, nella sua accezione etimologica "Testimonianza dell'uomo" - mi manifestava, con tutto l'entusiasmo ancora giovanile di cui era capace, la sua non sconfitta speranza di una società migliore. Erano quasi sempre incontri di strada, fortuiti, ma non per questo meno significativi, e devo riconoscere che ci eravamo veramente e definitivamente incontrati sui principi e sulle cose che contano.

Voglio, infine, ricordare che Giovanni ha insegnato, negli ultimi anni, nello stesso glorioso liceo "Pietro Colletta" che è stato una vera e propria fucina di sviluppo culturale dell'Irpinia, dove insegnava anche mia moglie. Questa coincidenza ha contribuito a cementare ulteriormente la no-stra amicizia e quella con i suoi familiari, amicizia che tuttora continua, nel ricordo di un'epoca gloriosa ormai tramontata, perché sostituita - giustamente - dalle nuove generazioni, portatrici di idee che abbiamo il dovere di sforzarci di comprendere se vogliamo essere cittadini del nostro tempo.

 

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