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    18/02/2019

Arte e fede/Del pittore milanese Nuvolone il San Carlo Borromeo di Avellino

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Cultura5_chiesa_sfs.jpgAVELLINO – Sta riscuotendo vivo interesse ed ampio successo presso gli ambienti culturali ufficiali più accreditati in Italia, soprattutto in quelli universitari, l'ultimo libro di Riccardo Sica, "Arte e fede nella chiesa di San Francesco Saverio ad Avellino", Stamperia del Principe, Gesualdo, 2018.

Pubblicato recentemente con un ricco repertorio di immagini di opere d'arte, prima inedite, il volume analizza i dipinti, le statue e i pastori che costituiscono il prezioso patrimonio artistico di cui è dotata la chiesa di San Francesco Saverio ad Avellino, nota anche come chiesa di Santa Rita. Il libro apre pagine sinora inedite della storia della chiesa, della fede e dell'arte in Irpinia dalla Controriforma all'Ottocento,  e si avvale anche della collaborazione di noti ed apprezzati studiosi di storia locale come Francesco Barra, Armando Montefusco, Antonio Polidoro e Alberto Iandoli.

Il maggior pregio del volume è che contiene autentiche "scoperte": l'attribuzione, per esempio, al legittimo autore della statua di Santa Rita, o del "Ritratto di San Carlo Borromeo", una volta sull'altare massimo della chiesa di San Carlo in piazza Libertà ad Avellino, oggi distrutta, a Giuseppe Nuvolone (pittore milanese della cerchia borromaica), commissionato da Antonia Spinola Colonna, moglie del Principe Marino Caracciolo, tra il 1686 e il 1695, particolarmente devota a San Carlo.

Il libro, che gode di una elegante veste tipografica, è stato salutato, fin dalla sua prima apparizione al pubblico, da giudizi particolarmente lusinghieri di illustri specialisti della materia di chiara fama. Il prof. Mario Alberto Pavone, dell'Università di Salerno, ha apprezzato "l'ulteriore contributo del prof. Sica alla conoscenza del territorio" evidenziando che, per quanto concerne il patrimonio pittorico, "sono molti i riferimenti che suggeriscono le opere pubblicate e che quindi "è stato un lodevole sforzo introdurre un così ampio numero di dipinti dei quali fruiranno gli studiosi da ora in poi".

Il Prof. Mauro Pavesi, docente di Storia dell'arte presso l'Università Cattolica a Milano, il massimo esperto della pittura borromaica, ha condiviso l’attribuzione a Giuseppe Nuvolone ed ha apprezzato soprattutto “l’affondo sulla personalità di Carlo Gesualdo" e "le aperture a Federico Borromeo”, valutando nel suo complesso molto positivamente il lavoro che “contiene molte e molto complesse questioni”. Il Prof. Gianluca Forgione, dell'Università degli studi d Napoli, ha evoluto esprimere  le sue personali "congratulazioni per la esemplare e immutata passione per la ricerca" che ha sempre caratterizzato l'attività di studi del prof. Sica.

*  *  *

Si riporta qui di seguito la recente recensione critica del prof. Mauro Pavesi.

"Il volume Arte e Fede nella Chiesa di San Francesco Saverio ad Avellino porta all’attenzione degli studi un complesso artistico di un certo interesse di cui si segnala, oltre a un nucleo di prevedibili opere di ambito napoletano del XVII e soprattutto del XVIII secolo (fra cui un pregevole dipinto di Fedele Fischetti), anche un dato artistico di una certa singolarità, e cioè la presenza - curiosa in un edificio religioso dell’Irpinia - di un’opera pittorica del Seicento lombardo. Si tratta della tela raffigurante San Carlo Borromeo a mezzobusto, assegnabile con un buon margine di certezza al pittore milanese Giuseppe Nuvolone (1619-1703).

L’attribuzione può essere dimostrata con alcuni stringenti confronti, fra cui quello con alcune raffigurazioni in profilo del viso di San Domenico, disegnato con il medesimo taglio di profilo, con un’identica costruzione arcuata della posa delle braccia e con le medesime ombre sulla fronte e nell’incavo degli occhi, nella pala con la Sacra Famiglia con i Santi Domenico e Rosa da Lima di Greenville (Bob Jones University Collection) o in un dipinto raffigurante la sua Tentazione (conservato in una collezione privata milanese e segnalato nella monografia nuvoloniana di Filippo Maria Ferro). Oltre a queste immagini, quasi sovrapponibili al Carlo Borromeo di Avellino, vanno segnalati anche i possibili paragoni con figura di San Francesco, nella parte inferiore della pala con l’Immacolata della Pinacoteca Civica di Alessandria, e di Sant’Antonio da Padova, nella tela con il Miracolo del piede risanato della collegiata di San Lorenzo a Chiavenna.

Il riconoscimento della mano del Nuvolone porta a preferire, fra le numerose ipotesi alternative valutate nel libro (che hanno comunque il merito di portare all’attenzione degli studi i contatti della città irpina con il contesto culturale lombardo del XVII secolo), quelle che ne implicano una cronologia collocabile nell’ultimo quarto del Seicento.

Considerando che la prima opera sicura del minore dei fratelli Nuvolone è la pala d’altare della parrocchiale di Bregnano, nel comasco (datata con certezza al 1646), è quindi difficile, come si concorda anche nel volume, legare l’arrivo del dipinto alla corrispondenza (databile al primo decennio del XVII secolo) tra il Principe Carlo Gesualdo e lo zio Federico Borromeo, arcivescovo di Milano e a sua volta cugino del neocanonizzato San Carlo, di un’immagine ritrattistica «naturale il più che possibile» di quest'ultimo.

Altre ipotesi possibili, valutate e scrupolosamente argomentate nel volume, potrebbero legare il dipinto alla committenza della principessa Antonia Spinola Colonna o della famiglia, di origine lombarda, degli Amoretti; anche se non va esclusa la possibilità di un arrivo dell’opera per altre vie.

Il testo discute poi altre opere pittoriche, in cui emerge una sorta di oggettivo “turbamento” di fronte al nome di un pittore emerso dai documenti ma ancora da ricostruire, come Saverio Persico,  una interessante sezione di scultura sei-settecentesca e scheda e cataloga i pezzi di un pregevole presepe napoletano del XVIII secolo".

 

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