AVELLINO – In questo nostro tempo, in cui la rapidità travolge anche quanto sembrava inalterabile, perfino certe parole rischiano di andare fuori corso, come monete di vecchio conio. E i concetti a cui esse danno valore semantico d’improvviso sembrano sbandare, per assumere inediti significati.
Se prendiamo il termine “giustizia”, ci accorgiamo, ad esempio, che sia in quanto dispensatrice di sicurezza collettiva, sia in quanto virtù suprema, il principio in essa rappresentato risulta sempre più irrisorio, esercitato da pochi e venerato da pochissimi. Molto più spesso la troviamo deviata verso una sorta di fast commerce, in cui chiunque si reputi colpito da un affronto o da un torto si ritiene in diritto di vendicarsi con pari, o più spesso maggiore, violenza.
Ecco perché trovare dei giusti, addirittura una stirpe intera, nel titolo di questo breve ma denso romanzo di Luigi Borriello, noto come videomaker, fumettista e vignettista, ci incuriosisce molto, anche per verificare a quale modello di giustizia l’autore si sia ispirato.
È evidente la cultura contemporanea che sta dietro alla sua scrittura: rimandi alla civiltà dell’immagine, alla mescolanza delle arti, alla passione per i film d’azione e a tutta una produzione distopica, letteraria e visuale, di mondi sconvolti da terrori terrestri ed extraterrestri. Né mancano omaggi a stupefacenti eroi di ascendenza americana, i cui super-poteri di tipo fumettistico sono qui sostituiti, in maniera davvero originale, da un’inconsueta combinazione di racconto contemporaneo e storia tardo- medievale, in cui spicca una figura di rara importanza quale la santa guerriera Jeanne d’Arc.
Ne scopriamo un inedito attributo, lo stato di grazia, che le permette di combattere ad occhi chiusi, guidata da un potere sovrannaturale che si trasmette lungo i secoli a una stirpe di eletti, i cosiddetti Giusti, sul cui ideale di equità siamo appunto spinti ad interrogarci, vista la loro assoluta fede nelle ragioni del proprio agire. Sono essi in contrapposizione all’antagonista stirpe dei Reprobi, epigoni di un cavaliere inglese sopravvissuto al massacro della battaglia di Orléans.
Molto attuali nelle scelte di campo nette e indiscutibili, i personaggi che animano gli episodi del libro ci rinviano, attraverso gustosi dialoghi e insolite ambientazioni (Nord d’Europa, scrupolosamente descritto nei suoi spazi urbani e naturali), ai moderni conflitti in corso, in cui la cesura fra bene e male è affidata all’insindacabile giudizio delle parti. Il tutto in un esatto bilanciamento fra narratività e suspense, vicende concluse e altre lasciate con un finale aperto, il che ci spinge ad aspettare con interesse un sequel di questa nuova saga.
