L’impresa dei Mille e la nascita della nazione nel libro di Mascilli Migliorini

Martedì 20 Maggio 2025 19:26 Ermanno Battista
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b_300_220_15593462_0___images_stories_Cultura_mascilli.jpgAVELLINO – Gli storici hanno un rapporto ambiguo con le date, nonostante queste – ce lo hanno inculcato a scuola, fin dai banchi delle elementari, ed è forse questo il principale motivo per cui resta una disciplina poco amata dagli studenti – rappresentino il nucleo fondante della disciplina. In realtà, lo sanno bene gli storici di professione, la data rappresenta, il più delle volte, solo il simbolo più evidente – evenemenziale diremmo con una terminologia cara alla scuola delle Annales –  di un processo che ha radici ben più profonde. Però ci aiutano, soprattutto nei confronti del grande pubblico, ad inquadrare un preciso evento. Così ci sono date destinate a rimanere nella storia: il 12 ottobre 1492, ad esempio, con la scoperta delle Americhe; o il 476 d.C., data della caduta dell’Impero romano d’Occidente; o, caso forse ancora più emblematico, il 14 luglio 1789, data convenzionale di inizio della rivoluzione francese.

Intorno alle date molto spesso vengono costruite narrazioni politiche, cosicché alcune date vengono prese in considerazione come date-simbolo del discorso pubblico nazionale: emblematico, ancora una volta, il caso del 14 luglio, che rappresenta la data della festa nazionale francese. Ma laddove il discorso pubblico è ancora vittima di fallaci ricostruzioni, se non di ricostruzioni fantasiose che nulla hanno di storico – e veniamo al caso italiano – è più complicato individuare una data-simbolo che valga per tutti. In Italia, infatti, non è un caso che non ci sia una festa nazionale – e quindi una data – che abbia la stessa importanza che per la Francia ha il 14 luglio; e non è un caso che intorno alle date simbolo della nostra storia nazionale – 17 marzo, 25 aprile, 2 giugno – non manchino, annualmente, polemiche.

Deve essere stata questa presa di coscienza a spingere l’editore Laterza ad immaginare una collana di libri di storia dedicata ai “10 giorni che hanno fatto l’Italia”, all’interno della quale è stato pubblicato 11 maggio 1860 del professore Luigi Mascilli Migliorini, presentato oggi presso la sala blu dell’ex carcere borbonico nell’ambito di una congiunta iniziativa del Museo Irpino – sezione Risorgimento e del Comitato di Avellino dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano.

Il volume non vuole raccontare una nuova vicenda dell’impresa dei Mille, quell’impresa che avrebbe portato a compimento il processo risorgimentale, ma ne offre una visione generalista, divulgativa, a volte utilizzando anche artifici narrativi e letterari, pur mantenendo quel rigore scientifico di un’opera scritta da uno storico di professione. A proposito di date: in realtà, come ha affermato anche lo stesso autore, il volume, parlando dell’impresa dei Mille, avrebbe dovuto intitolarsi 5 maggio, giorno in cui Garibaldi, alla testa dei suoi mille volontari, partì da Quarto.

La decisione di posticipare la data-simbolo a quella dello sbarco di Marsala è dovuta dalla decisione dell’autore di raccontare il momento esatto in cui il Mezzogiorno iniziò ad entrare a far parte del discorso pubblico nazionale italiano: con Garibaldi era tutta la nazione italiana, quella stessa che si stava formando in quegli anni, a sbarcare nel Mezzogiorno; e dal quel momento il Mezzogiorno cessò di essere una storia diversa – una nazione spagnola, o meglio, borbonica – e diventò parte della nuova nazione italiana. La vicenda dei Mille diventa così elemento fondativo della nazione italiana.

Il volume, dunque, al di là della vicenda che racconta – interessanti sono anche le osservazioni dell’autore che smonta uno dei miti neoborbonici, quello del “complotto internazionale”, sui rapporti tra Regno delle Due Sicilie e potenze estere, in particolare Francia ed Inghilterra, che spiegano anche i motivi per cui le potenze straniere, ad un certo punto, preferirono l’opzione italiana a quella duo-siciliana – rappresenta un’occasione per parlare del passato. Il rapporto con il passato è sempre difficile, ma resta fondamentale per comprendere chi siamo nel presente e chi vorremo essere nel prossimo futuro. E per una nazione come quella italiana, che stenta a fare i conti con il proprio passato – che si chiamino Risorgimento, fascismo o Resistenza – diventa sempre più necessario. Ed oggi, grazie allo sviluppo dei media, il nostro rapporto con il passato può essere ricostruito anche attraverso linguaggi diversi da quello accademico: si può utilizzare il linguaggio narrativo-letterario, come cerca di fare il volume di Mascilli Migliorini, o quello cinematografico, come tenta di fare il film L’abbaglio di Roberto Andò, o quello visivo, come la mostra allestita all’interno della sezione risorgimentale del Museo Irpino ed aperta al pubblico lo scorso 17 maggio. Ed è in quest’ottica che si muovono le attività del comitato di Avellino dell’Isri, impegnato, attraverso le sue iniziative – che siano presentazioni di libri o attività di divulgazione nelle scuole – in un recupero e in un valorizzazione di un rapporto più stretto e più vero con il nostro passato.

Oltre all’autore sono intervenuti alla presentazione il prof. Mariano Nigro, direttore del comitato di Avellino, il prof. Claudio Spagnuolo, membro del consiglio direttivo del comitato, e la professoressa Viviana Mellone, docente presso l’Università di Napoli L’Orientale.