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    29/10/2020

Le donne, la famiglia e la musica nella vita di Carlo Gesualdo

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Carlo Gesualdo con il liuto e i suoi madrigaliNell’ultimo decennio il panorama culturale irpino è stato caratterizzato, tra l’altro, dalla fioritura di volumi (saggi, opere teatrali, ecc.) sulla figura di Carlo Gesualdo. Strano destino quello del principe di Venosa, che per secoli era stato ignorato dagli studiosi locali, che pure si erano dedicati a biografie meno illustri e significative. E paradossalmente la riscoperta di Gesualdo parte da altri Paesi europei (Francia e Germania, ad esempio), laddove l’attenzione degli addetti ai lavori si sofferma specificamente, più che sulla sua travagliata vita, sulle sue composizioni musicali.

E, tuttavia, col passar degli anni l’interesse si sposta nuovamente sul profilo tragico dell’esistenza del principe e – più segnatamente – sul duplice omicidio della sua prima moglie (Maria d’Avalos) e del suo amante (Fabrizio Carafa). Se ne interessa anche la cinematografia di élite: il regista tedesco Werner Herzog su Gesualdo gira un film, che, però, non gode di una buona distribuzione nelle sale italiane. Sennonché, ritornando all’attualità, il tempo perso dagli studiosi locali è stato ampiamente recuperato negli ultimi anni grazie alla pubblicazione di molti volumi dedicati a Gesualdo.

Non poche sono state le ricostruzioni approssimative e contraddittorie della sua biografia e, soprattutto, della vicenda tragica che segnò la sua intera esistenza. E, tuttavia, non sono mancate altre pubblicazioni di pregevole fattura, che, grazie ad un lavoro certosino sulle fonti, hanno consentito di fare luce anche sulle vicende e sugli aspetti meno conosciuti della vita e delle attività del principe. Resta da chiedersi, quindi, se un nuovo contributo alla saggistica su Gesualdo possa essere effettivamente utile per l’approfondimento della sua figura, o, piuttosto, se non si risolva semplicemente nella riproposizione di contenuti già scritti (e letti) altrove. Ebbene, alla prima categoria, quella delle opere effettivamente utili, appartiene certamente la recente pubblicazione di Orsola Tarantino Fraternali Carlo Gesualdo – L’uomo, il suo tempo, la musica, edita per i tipi della casa editrice avellinese “Il Terebinto”.

Si tratta, infatti, di un’opera certamente originale, che, benché derivante dalla collazione di saggi brevi già pubblicati su vari periodici, conserva un’omogeneità di fondo e, in definitiva, la caratteristica di una summa non solo (e non tanto) su Gesualdo, ma, piuttosto, sul suo mondo (famiglia, amici, ecc.) e sul contesto socio-culturale in cui visse. Mancavano nella pubblicistica gesualdina (pur abbondante di descrizioni truculente e luoghi comuni triti e ritriti) i richiami alle donne del principe, spesso solo menzionate o liquidate in poche righe di circostanza.

Per chi abbia letto altre opere su Gesualdo le pagine che l’autrice dedica a sua madre (Geronima Borromeo) costituiscono una piacevole novità che consente di percepire chiaramente le caratteristiche del profilo psicologico di Carlo e l’origine remota di alcune sue scelte di vita. Altrettanta importanza riveste il capitolo dedicato a Leonora d’Este (seconda moglie del principe), che in altre opere viene sommariamente descritta come la principessa triste. Ben diverso, invece, è il ritratto che di lei emerge dalle pagine del libro della Fraternali. Leonora, benché provata dalla prematura morte del figlio Alfonsino e dai tradimenti del marito, condivide con lui, spirito quanto mai inquieto, gli ultimi anni della sua vita, rassegnandosi a riversare il suo affetto sul figliastro Emanuele, che, grazie alla estense, riesce persino a recuperare il rapporto con il padre, già gravemente minato dalla tragedia familiare che ne aveva segnato l’adolescenza.

Ed è significativo che nella galleria dei personaggi femminili che circondarono Carlo, in cui trova posto anche la nuora (Polissena Furstenberg), lo spazio riservato a Maria d’Avalos sia proporzionalmente più ridotto rispetto a quello dedicato alle altre. Si tratta – evidentemente – di una scelta dell’autrice che è pienamente coerente all’intento di distaccarsi dai tradizionali contenuti della saggistica gesualdina, che, viceversa, al profilo dell’adultera concede ampio risalto.

Analogo interesse suscitano le figure maschili che incrociano le loro vicende con la vita di Carlo Gesualdo. Il principe ebbe parenti illustri che condizionarono (e non poco) la sua formazione. Le pagine dedicate a Carlo Borromeo (fratello della madre di Carlo) testimoniano dello stretto legame esistente tra il santo, arcivescovo di Milano, ed il nipote, una sorta di emanazione di quella Geronima, che, sacrificata alle esigenze dettate dalla “politica matrimoniale”, fu costretta a rinunciare alla sua vocazione per condividere una vita grama con il suo sposo, Filippo Gesualdo.

E, ancora, lo zio paterno Alfonso Gesualdo, altra figura di alto prelato, che si prese cura di Carlo forse più (e sicuramente meglio) del suo stesso padre. Fu suo merito l’aver incoraggiato gli studi musicali del principe e l’aver patrocinato le prime pubblicazioni dei suoi madrigali. Apprezzabile, inoltre, è il rilievo concesso a Luigi, il nonno gretto e tracotante di Carlo, e agli altri componenti, spesso ingombranti, della famiglia Gesualdo. Sono proprio questi ritratti a rivelare l’origine della cronica infelicità e della irrisolvibile irrequietezza del principe, cresciuto in un contesto familiare a dir poco travagliato ed agitato.

Intorno al principe ruotano anche altri importanti protagonisti del suo tempo. La famiglia Gesualdo (e Carlo, in particolare) era imparentata con l’aristocrazia italiana di più alto rango. Nella sua vita un ruolo importante giocarono i Borromeo, i d’Avalos, gli Este. Il legame parentale con questi ultimi, derivante dal matrimonio con la seconda moglie, conobbe alti e bassi. Grazie alla frequentazione con la corte ferrarese, egli ebbe modo di valorizzare la sua attività musicale e fu spronato alla produzione e pubblicazione di nuove opere. Conobbe anche musicisti, primo fra tutti Luzzasco Luzzaschi, che arricchirono il suo patrimonio di conoscenze mediante un confronto durevole e proficuo. Ma tra gli estensi non mancarono le inimicizie, a partire da quella maturata nei confronti di Cesare d’Este e di altri esponenti della famiglia che consideravano Carlo una minaccia per la futura prosecuzione della dinastia in chiave di conservazione della potestà sul ducato.

L’interesse dell’autrice si sofferma anche sui figli di Carlo e sui rapporti che egli intrattenne con loro. Particolare spazio è dedicato ovviamente al figlio Emanuele, primogenito avuto da Maria d’Avalos, che a lungo fu sottratto al padre omicida. I due si ritrovarono e si riappacificarono grazie anche all’intervento di Leonora d’Este che probabilmente tentò di recuperare con Emanuele la maternità perduta dopo la morte di Alfonsino. Dal volume emerge una figura sostanzialmente diversa da quella tradizionalmente descritta in altre biografie di Carlo Gesualdo. Il lettore, infatti, scopre che Emanuele, solitamente liquidato come uomo arrogante e distante dagli affetti familiari, riannodò i legami con la sua famiglia di origine e coltivò un rapporto di intenso affetto con la sua matrigna, che egli definì “madre” nel suo testamento.

L’autrice non si occupa solo delle donne e degli uomini che segnarono la vita di Carlo. Il volume contiene un prezioso contributo (Gesualdo musico) del musicologo Dinko Fabris, che offre al lettore utili stimoli per accostarsi alla produzione del principe. E, ancora, la Fraternali, nel tentativo (riuscito) di fornire un quadro completo della vita ai tempi di Carlo Gesualdo, dedica un interessante capitolo alla moda dell’epoca, illustrando minuziosamente i capi di abbigliamento così come riprodotti nei dipinti di quel periodo. Ella, inoltre, contestualizza anche geograficamente la vita di Carlo, delineando le caratteristiche principali dei luoghi in cui egli abitualmente visse (Conza, Calitri, Taurasi, Venosa), descrivendo in modo più particolareggiato il paese di Gesualdo ed il suo castello.

Da ultimo, la Fraternali formula alcune considerazioni sulla fortuna di Carlo Gesualdo nel corso dei secoli, evidenziandone gli alti e i bassi, probabilmente dovuti anche alle differenti condizioni socio-culturali alternatesi dal XVII secolo ad oggi. In definitiva, dunque, un libro che non può mancare nella biblioteca degli appassionati di storie gesualdine, che da esso possono trarre una visione d’insieme dell’intero mondo di Carlo Gesualdo.

 

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