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    26/05/2019

I mille volti della Napoli di Ianniello in scena al teatro 99 Posti

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Enrico IannielloTORELLI DI MERCOGLIANO – È il primo degli appuntamenti speciali fuori abbonamento quello di sabato 5 e domenica 6 dicembre con l’attesissima “Eternapoli”, piéce tratta dal romanzo “Di questa vita menzognera” di Giuseppe Montesano che ne ha curato la drammaturgia insieme a Enrico Ianniello, regista e interprete unico.

Lo spettacolo, prodotto da Teatro Franco Parenti/Teatri Uniti, ha già fatto parlare molto di sé, entusiasmando la critica e il pubblico grazie all’originalità della trama, al surrealismo delle situazioni rappresentate e al talento straordinario di Ianniello, che mette in scena da solo tutti e undici i personaggi della vicenda.

Un vero Hellzapoppin, una vertiginosa giostra che – si legge in una nota – vede Enrico Ianniello condurre il pubblico nel bel mezzo del pranzo di Natale della famiglia Negromonte, a metà strada tra la lobby imprenditoriale e il clan camorristico, che sogna di trasformare Napoli in “Eternapoli”, un enorme parco tematico che garantirà loro immensi guadagni. Gli spregiudicati Negroponte sono disposti a piegare la cultura ai loro desideri di profitto, non tutti però, c’è Roberto, il figlio laureato in lettere, che dissente, sbeffeggiato dal fratello economista Roberto, dallo pseudo-dandy intellettuale Cardano e dalla madre. Tutti, tranne il soccombente Andrea, sono ipnotizzati dall’idea della ricchezza e, per nulla scandalizzati dalla prospettiva di schiavizzare tutti gli abitanti per trasformare Napoli in Eternapoli, continuano ad allucinare il loro folle progetto.

Per Ianniello lo spettacolo è la geniale rappresentazione dell’Italia di oggi, malata di un patinato delirio di modernità, che mette in scena aiutato solo da un microfono, da uno schermo illuminato e dal suo talento nel passare da un personaggio all’altro, da un registro all’altro, da un tono all’altro, con ciò mettendo in luce, oltre alla sua bravura d’attore, l’ambiguità di fondo che ci coinvolge tutti nel momento in cui, consapevoli delle derive autoritarie insite nell’oppressione della cultura, non protestiamo preferendo il lamento e il godimento dei vantaggi secondari che derivano dal denaro o dalle sue (false) promesse.

 

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