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    22/05/2019

Il cielo di Palestina in scena al Teatro 99 Posti

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Spettacoli3_palest_99pos.jpgTORELLI DI MERCOGLIANO – In scena, sabato e domenica prossimi, al Teatro 99Posti di Torelli di Mercogliano, lo spettacolo "Il cielo di Palestina" con la regia di Carlo Cerciello.

Oltre alla nutrita schiera dei giovani allievi del Teatro Elicantropo di Napoli e agli attori Omar Suleiman, Raffaele Imparato, Imma Villa, Paolo Aguzzi, Gian Marco Ancona, Luciano Dell'Aglio, Fabio Faliero, Vincenzo Liguori, Fiore Tinessa, sul palcoscenico ci saranno anche 8 allieve dei due Laboratori Teatrali di Avellino, Vernicefresca: Nataliia Boichuk, Jessica Festa, Rossella Massari, Francesca Niespolo; 99posti: Ramona Barbieri, Anna Di Nardo, Maria Irpino, Samantha Rossi.

Il regista Carlo Cerciello – si legge in un comunicato – ha inteso con questa duplice collaborazione ribadire il senso profondamente sociale, civile e morale di questa operazione teatrale.  Il teatro non è mai fine a se stesso, ma è piuttosto testimone e megafono del dolore umano. Gli allievi napoletani e avellinesi insieme hanno deciso di condividere solidali e convinti il progetto che evidenzia quanto la tragedia del popolo palestinese sia stata quasi del tutto cancellata dalla memoria occidentale. Lo spettacolo vuole essere un disperato omaggio a un popolo che "non conta niente" sullo scacchiere economico mondiale, e che, pur tuttavia, continua l’impari lotta per sopravvivere a chi l’ha privato di tutto, eccetto la dignità.

Dall’anno 2000, prima messa in scena dello spettacolo, a oggi, nulla è cambiato nella questione palestinese. Al contrario, la tragedia del popolo palestinese è stata quasi del tutto cancellata dalla memoria occidentale. La decisiva affermazione nel nostro Paese di un cinico liberismo e la sconfitta, forse definitiva, delle sinistre, ridotte ormai a una riserva indiana, ha deformato il nostro sguardo alla questione palestinese, sbilanciandolo, univocamente, a favore di Israele. Assistiamo, dunque, inerti e impotenti ad una sorta di “shoah” palestinese, un contrappasso ossimorico della storia.

Lo spettacolo – si legge in una nota – vuole essere un disperato omaggio a un popolo che “non conta niente” sullo scacchiere economico mondiale, e che, pur tuttavia, continua l’impari lotta per sopravvivere a chi l’ha privato di tutto, eccetto la dignità. Lo spettacolo, prima dell’ingresso in sala, inizia con un documentario sull’uccisione di Rachel Corrie, la ragazza americana travolta da una ruspa mentre cercava di far scudo col corpo all’abbattimento di un edificio, e sulla guerriglia negli insediamenti palestinesi. Lo spettatore acquisisce, così, la consapevolezza degli eventi che, di lì a poco, saranno rievocati in scena, attraverso le memorie di un maestro di scuola.

Il “racconto” scenico ripercorre, in maniera visionaria, le quotidiane e drammatiche vicende del popolo palestinese, e non teme di mostrare un punto di vista schierato in difesa dei più deboli.

Affidando il suo dolore al silenzio della scrittura, il poeta palestinese urla al mondo la tragedia delle sue radici spezzate. La speranza che, un giorno, sia il cuore a prevalere sugli interessi economici è affidata alla poesia, all’unica forma di rivolta non violenta possibile per uomini prevaricati, umiliati e dimenticati. Le scene sono a cura di Massimo Avolio e Roberto Crea, le musiche originali Paolo Coletta.

 

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