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    17/11/2018

Teatro, Preziosi-Don Giovanni in scena al Gesualdo

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Alessandro Preziosi e Nando PaoneAVELLINO – «In una società, che oramai, sembra implorare la finzione per raggiungere la felicità, convivendo nella costante messa in scena di sentimenti, emozioni, anche famigliari, il Don Giovanni di Molière smaschera questo paradigma di ipocriti comportamenti, di attitudini sociali figlie di una borghesia stantia e decadente, divenendo il maestro inimitabile della mimesi. Don Giovanni, accumula su di sé, come una cavia, l'ipocrisia del mondo, e diviene consapevolmente la vittima sacrificale e contemporanea della società in cui vive».

È quanto spiega l’attore avellinese Alessandro Preziosi che sabato e domenica prossimi porterà in scena al Teatro Carlo Gesualdo, insieme con Alessandro Paone, il “Don Giovanni” di Molière, decimo appuntamento del cartellone “Grande Teatro” organizzato in collaborazione con il Tpc -Teatro Pubblico Campano.

Il “Don Giovanni”, prodotto da Khora.teatro, per la regia di Alessandro Preziosi, chiude idealmente la particolarissima trilogia di ambientazione seicentesca, iniziata con l’Amleto di Shakespeare e il Cyrano di Rostand, con una pièce che attraverso la compresenza di toni drammatici e comici, esalta il senso tragico del personaggio archetipico, mito dell’individualismo moderno.

Don Giovanni – si legge in una nota – non è un banale donnaiolo, collezionista di femmine per sfogo fisiologico o edonistico svago. A dominare è una volontà di potenza, di affermazione di sé che nasce da un vuoto esistenziale, da una sorta di noia metafisica, e insieme da un timore di fallimento. Nel testo, riadattato da Tommaso Mattei, Don Giovanni, ormai prossimo al termine della sua carriera, sembra quasi svelare la maschera ipocrita della cinica empietà, per mettere alla berlina i cattivi pensieri e le ipocrisie della società in cui viviamo.

La scelta artistica prende le mosse non solo dalla straordinaria contemporaneità del classico, la cui rilettura si rende necessaria in considerazione del dilagante relativismo dell’attuale società in cui impera l’immagine fine a se stessa e si continua a riscontrare il totale sgretolamento dei valori, ma soprattutto nell’ottica della messa in scena come un omaggio sentito e coraggioso alla scrittura, al fascino dell’immaginazione e soprattutto al teatro, in tutte le sue forme.

 

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