Laceno d’Oro, è il giorno dell’omaggio a Naderi e Loach

Giovedì 01 Dicembre 2016 17:54 Red.
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b_300_220_15593462_0___images_stories_Spettacoli4_loach.jpgAVELLINO – Il Festival Internazionale del Cinema “Laceno d’Oro” è tra le più storiche e importanti manifestazioni dedicate al cinema del reale in Italia. Nata più di mezzo secolo fa, è giunta alla sua 41ˆ edizione, che continuerà fino al 13 dicembre. Una rassegna che si è sempre distinta per la sua vocazione internazionale e l’attenzione alle problematiche sociali, per voler essere stimolo di dibattito e approfondimento, alla continua scoperta del cinema “che riflette”, quello che raccoglie premi e consensi in tutto il mondo ma spesso è fuori dai circuiti della grande distribuzione.

Questa edizione tiene fede in pieno alla missione originaria del Festival con un programma che vede presenti alcuni tra i più importanti e premiati autori italiani e internazionali, la proiezione delle opere più significative del cinema indipendente e di ricerca, partnership prestigiose, contaminazioni e sperimentazioni. Oltre a concerti, incontri, dibattiti e una ricca serie di iniziative collaterali che rendono il cartellone davvero speciale.

Questo è il Laceno d’Oro 2016: un’esperienza intensa, da vivere visione dopo visione. Si comincia alle 16, al cinema Partenio con la retrospettiva dedicata al regista Amir Naderi, che domenica sera sarà premiato con il Premio Camilo Marino, presso il Movieplex. Marathon è il film che sarà proiettato. Alle 18, presso la stessa location, è prevista la proiezione di  “Oggi Insieme Domani Anche”, film partecipato a cura di Antonietta De Lillo. A seguire incontro con Maria Di Razza. Alle 20,15 toccherà alla pellicola “Fiore” di Claudio Giovannesi. A seguire incontro con l’attrice Daphne Scoccia.

Si chiude alle 22,30 con un altro maestro del cinema mondiale, già in passato protagonista del Laceno d’Oro: “Io, Daniel Blake”di Ken Loach, Palma d’Oro a Cannes nel 2016.

LE SCHEDE DEI FILM - MARATHON - Regia: Amir Naderi
Durata: 75′
Origine: USA, 2002
Soggetto e sceneggiatura: Amir Naderi
Interpreti: Sara Paul, Trevor Moore, Rebecca Nelson
Fotografia: (b/n) Michael Simmonds
Produzione: Amir Naderi

Gretchen sta cercando di battere il suo record personale: risolvere settantasette cruciverba in ventiquattr’ore. All’inizio la ragazza prende la metropolitana e attraversa tutta New York convinta che il forte rumore dei treni la aiuterà nella concentrazione. Alla fine torna a casa e continua senza sosta a risolvere i gioielli enigmistici. Registra i suoi progressi con un sistema che può piacere solo a una persona ossessiva-compulsiva come lei. La madre, intanto, la cerca e le lascia ripetuti messaggi sulla segreteria telefonica.

Per molto tempo ho pensato a un film così. Vedevo la gente nella metropolitana che leggeva, che faceva le parole crociate e ho individuato immediatamente la relazione che esisteva tra il rumore e la confusione, e la concentrazione di queste persone. Così ho scritto questa sinfonia di suoni e di rumori, che si interrompe nel momento di maggiore follia del film, quando la ragazza entra in casa e sente tutto quel silenzio. Cerca di portare lo stesso rumore anche in casa con il nastro registrato, ma è come se il suo sistema fosse andato in overdose, per sentirlo, il rumore dovrebbe essere molto più forte. A questo punto subentra il silenzio, e non si tratta di un silenzio “regolare” ma del silenzio che “ascoltano” i sordi, una sorta di rumore trattenuto, come nella profondità dell’oceano. Il film è composto da tre cose fondamentali, dal suono, dalla città e da un’ossessione. Questo triangolo è già folle di per sé. La città potrebbe essere impazzita, il suono è assolutamente folle, e ogni ossessione, in ogni caso nasce dalla follia. Dall’unione di queste tre cose si ricava un contesto ancora più folle, e la follia porta sempre verso il lato oscuro dell’essere umano.

OGGI INSIEME DOMANI ANCHE - Regia: film partecipato, ideato e curato da Antonietta De Lillo
Durata: 85′
Origine: Italia, 2016
Soggetto e sceneggiatura: Antonietta De Lillo, Fabio Natale
Montaggio: Pietro D’Onofrio con la partecipazione di Giogiò Franchini
Produzione: Marechiaro Film; in collaborazione con Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, Bronx film

Dopo Il pranzo di Natale, Antonietta De Lillo, coordina un altro “film partecipato”, un altro documentario che è frutto degli apporti di numerosi registi. Numerosi anche i linguaggi, le tecniche, le angolazioni dei materiali che ruotano intorno al tema dell’amore, delle sue forme e dei discorsi che veicola. Cosa è cambiato in Italia dall’introduzione della legge sul divorzio più di quarant’anni dei Comizi d’amore realizzati da Pasolini? Come è cambiato il modo di documentare, di narrare la realtà negli anni della moltiplicazione delle possibilità tecniche e linguistiche delle riprese dal “vero”, nell’epoca delle narrazioni liquide come l’amore oggetto d’indagine? Tra immagini d’archivio private e pubbliche (materiale dell’Archivio del Movimento Operaio e Democratico risalente al referendum sul divorzio), testimonianze di coppie anziane e giovani, queste storie d’amore ai nostri tempi sono preziose dichiarazioni di mutazioni sociali ed estetiche. Presentato a Torino Film Festival del 2015.

FIORE - Regia: Claudio Giovannesi
Durata: 109′
Origine: Italia, 2016
Soggetto e sceneggiatura: Claudio Giovannesi, Filippo Gravino, Antonella Lattanzi
Interpreti: Daphne Scoccia, Joshua Algeri, Valerio Mastandrea, Laura Vasiliu, Aniello Arena, Gessica Giulianielli, Klea Marku, Francesca Riso. Fotografia: Daniele Ciprì
Produzione: Pupkin Production, IBC Movie; in collaborazione con Rai Cinema.

Carcere minorile. Daphne, detenuta per rapina, si innamora di Josh, anche lui giovane rapinatore. In carcere i maschi e le femmine non si possono incontrare e l’amore è vietato: la relazione di Daphne e Josh vive solo di sguardi da una cella all’altra, brevi conversazioni attraverso le sbarre e lettere clandestine. Il carcere non è più solo privazione della libertà ma diventa anche mancanza d’amore. Portentosa conferma del talento dietro la mdp di Claudio Giovannesi, Fiore è un’opera esemplare per il cinema italiano, modello di equilibrio tra i diversi piani del racconto che dovrebbe essere studiato e tenuto bene a mente dai troppi nostri cineasti dell’eccesso iperrealista e dello stile urlato e scomposto. Giovannesi conferma la sua sensibilità nel lavoro con gli attori non professionisti già vista in Alì ha gli occhi azzurri e aggiunge qui una notevole capacità di girare in spazi angusti e strettissimi reinventando continuamente movimenti e punti di vista della mdp, grazie ai funzionali piano sequenza di Daniele Ciprì, che esplicitano una certa ambizione dal punto di vista cinematografico che il regista non nasconde neanche negli aperti riferimenti cinefili intrecciai tra le sue inquadrature.

Designato Film della Critica da parte del SNCCI (Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani) alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes 2016.

IO, DANIEL BLAKE - Regia: Ken Loach
Durata: 100′
Origine: Regno Unito/Francia, 2016
Soggetto e sceneggiatura: Paul Laverty
Interpreti: Hayley Squires, Micky McGregor, Natalie Ann Jamieson, Dave Johnson, Colin Coombs
Fotografia: Sébastien Goepfert
Produzione: BBC, BFI, Sixteen Films

In seguito a una grave crisi cardiaca, per la prima volta nella sua vita, Daniel Blake, un falegname di Newcastle di 59 anni, è costretto a chiedere un sussidio statale. Il suo medico gli ha proibito di lavorare, ma a causa di incredibili incongruenze burocratiche si trova nell’assurda condizione di dover comunque cercare lavoro – pena una severa sanzione – mentre aspetta che venga approvata la sua richiesta di indennità per malattia. Durante una delle sue visite regolari al centro per l’impiego, Daniel incontra Katie, giovane madre single di due figli piccoli che non riesce a trovare lavoro. Entrambi stretti nella morsa delle aberrazioni amministrative della Gran Bretagna di oggi, Daniel e Katie stringono un legame di amicizia speciale, cercando di darsi sostegno e aiutarsi come possono in questa situazione molto complicata. Un altro atto politico del cineasta inglese, che si scaglia contro le aberrazioni burocratiche della Gran Bretagna di oggi. L’opera di Loach mostra lo sguardo del cineasta depurato fino all’essenzialità, un procedimento vicino al neorealismo o a certo cinema cecoslovacco degli anni ’60, come il regista ha dichiarato in alcune interviste.

Palma d’Oro al Festival di Cannes 2016.