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    20/09/2017

Politica ed istituzioni nel rapporto UrBes 2015

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b_300_220_15593462_0___images_stories_urbes.jpgAVELLINO – L’Istat ha pubblicato nei giorni scorsi il secondo rapporto sul benessere equo e sostenibile nelle città italiane. Il report offre una panoramica dello stato e delle tendenze del benessere nelle realtà urbane applicando la metodologia del “Bes”. Si tratta di un progetto elaborato da Istat e Cnel, i quali –ritenendo superato il solo parametro economico del Pil per misurare il benessere di una società –  hanno individuato per la stima del progresso del Paese 12 “dimensioni” sociali e ambientali: salute, istruzione e formazione, lavoro e conciliazione tempi di vita, benessere economico, relazioni sociali, politica e istituzioni, sicurezza, benessere soggettivo, paesaggio e patrimonio culturale, ambiente, ricerca e innovazione, qualità dei servizi.

Al rapporto UrBes 2015 hanno partecipato 29 Comuni, contro i 16 del rapporto precedente. I Comuni coinvolti sono stati le dieci città metropolitane già costituite, le quattro in via di costituzione, insieme ad altri 15 centri, di cui soltanto due ubicati nel meridione: Potenza e Catanzaro. Nel rapporto dunque non c’è Avellino.

Però, le numerose tabelle (ben 64) a corredo del report contengono i dati statistici di tutti i capoluoghi (e alcune volte anche delle province) sebbene non coinvolti nell’indagine, così che è possibile ricavare anche per l’Irpinia e per la città di Avellino elementi di grande significatività e confrontarli con quelli di altre entità territoriali. Tralasciando, per il momento, le altre “dimensioni” socio-economiche (ci torneremo in un prossimo numero di questo periodico), ci sembra interessante spulciare, in vista della prossima competizione elettorale, le statistiche – elaborati su dati del ministero degli Interni – riguardanti la politica e le istituzioni.

La prima tavola relativa a questo aspetto della vita sociale riporta le percentuali delle persone di 18 anni e più, distinte per sesso, che hanno votato al primo turno delle elezioni comunali svolte nei capoluoghi di provincia nell’ultimo decennio. Ad Avellino, alle votazioni del 2004 la percentuale di votanti raggiunse l’82,2% e fu tra le più alte registrate nei capoluoghi in cui si votò in quell’anno. Alle elezioni successive del 2009 tale aliquota fu eguagliata. Nel 2013, invece, scivolò al 77%, ma il capoluogo irpino si collocò, nonostante il calo, in vetta alla graduatoria nazionale dei capoluoghi chiamati a votare. La partecipazione alle elezioni ha visto, in tutte e tre le tornate elettorali, una maggiore affluenza alle urne dei maschi rispetto alle donne. Lo scarto tra i due sessi è stato, in media, di 2,7 punti percentuali.

Una seconda tabella calcola la percentuale di donne presenti nei Consigli comunali sul totale degli eletti. Questa volta la tavola contiene dati riferiti al capoluogo, all’intera provincia e alla regione. Nella città di Avellino l’aliquota di donne che si sono sedute sugli scanni del massimo consesso cittadino in qualità di consigliere era pari  nel 2004 ad appena il 2,5%, contro la media provinciale del 10,4%, regionale dell’8,3 e nazionale del 16,9. Nel 2009 salì al 5% nel capoluogo, mentre il dato medio provinciale fu del 13,1, il regionale del 9,2 e in tutto il Paese del 19,3%. Nel 2013 ad Avellino l’aliquota di donne consigliere sul totale schizzò al 34,4, superando le altre ripartizioni territoriali: in provincia fu del 15,5, a livello regionale del 12,3 e nazionale del 22%.

La terza tabella riporta le percentuali di donne assessori comunali. Ebbene nel capoluogo la quota rosa di assessori ha toccato il 10% nel triennio 2006-2008 e il 50% nel 2014; in tutti i comuni irpini, tale percentuale ha oscillato dal 2004 al 2008 intorno al 10%; negli anni successivi è andata progressivamente crescendo fino a sfiorare il 20% nel 2014. In tutta la regione, i valori raggiunti sono stati costantemente inferiori alle medie irpine.

A livello nazionale, invece, le aliquote in questione hanno avuto un range compreso tra il 17 e il 24%. Interessante anche la tabella che calcola l’età media dei consiglieri comunali. Nel 2004 in città era di 45 anni; in tutta la provincia di 44,4 anni, nella regione Campania di 44,9 e in tutt’Italia di 45,3. Dieci anni dopo i consiglieri comunali sono più attempati. Età media: Avellino 48,6, Irpinia 46,9, Campania 46,9, Italia 47,7. L’età media degli assessori comunali, che nel capoluogo era di 42,3anni nel 2004, è salita a 50,8 nel 2013; in tutta la provincia si è passati da 45,0 a 46,8. Nell’intera regione da 45,3 a 47,1. In tutto lo stivale da 46,2 a 48,5.  Tutto ciò a dispetto dell’auspicato ringiovanimento della classe politica.

 

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